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	<title>La Costa Vesuviana</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
	<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:35:27 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Arrivederci</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Onofrio Piccolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

		<category><![CDATA[editoriale]]></category>

		<category><![CDATA[Fine pubblicazioni]]></category>

		<category><![CDATA[giornale]]></category>

		<category><![CDATA[libertà]]></category>

		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>

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L&#8217;interruzione della pubblicazione di un giornale è sempre un momento triste e drammatico ed una perdita grave, come giustamente ha sottolineato Ottavio Lucarelli.
Innanzitutto lo ringraziamo per la sua disponibilità e per l&#8217;apprezzamento mostrato nei confronti del nostro lavoro. In questo periodo di crisi per la stampa e l&#8217;editoria non è stato facile realizzare un periodico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_1.jpg" alt="" width="660" height="467" /></p>
<p>L&#8217;interruzione della pubblicazione di un giornale è sempre un momento triste e drammatico ed una perdita grave, come giustamente ha sottolineato Ottavio Lucarelli.</p>
<p>Innanzitutto lo ringraziamo per la sua disponibilità e per l&#8217;apprezzamento mostrato nei confronti del nostro lavoro. In questo periodo di crisi per la stampa e l&#8217;editoria non è stato facile realizzare un periodico di comunicazione istituzionale, strutturare un rapporto con il territorio ed attivare una rete di relazioni con il tessuto sociale, culturale, economico e politico- istituzionale, ma soprattutto conquistare un rapporto diretto con i cittadini, come dimostrano i dati raccolti nel corso di questi mesi.</p>
<p>Obiettivo principale del nostro lavoro è stato, infatti, quello di proporre un mix tra comunicazione istituzionale, informazioni di servizio ed approfondimento sui temi dello sviluppo; con l&#8217;intento di costruire un periodico rivolto non solo ad un target di operatori specializzati, ma soprattutto in grado di raggiungere, informare e sensibilizzare l&#8217;intera popolazione sui temi dello sviluppo.</p>
<p>Abbiamo cercato di contribuire così, attraverso la diffusione di una visione del territorio sganciata da logiche sovra-comunali, al superamento di quel campanilismo che troppo spesso, anche nell&#8217;area vesuviana, diventa l&#8217;ostacolo più difficile da superare nella costruzione di un progetto integrato di sviluppo del territorio.</p>
<p>Per queste ragioni, quando abbiamo pensato all&#8217;impostazione di quest&#8217;ultimo numero, non abbiamo avuto dubbi sul taglio da dare: continuare ad offrire ai lettori una visione diversa di questo territorio, cercando di evidenziare le tante cose positive e le tante potenzialità che esso offre e lo sforzo che istituzioni, sindacati, imprese, la rete sociale, culturale e politica stanno producendo per creare le condizioni per il rafforzamento di un territorio già martoriato da crisi cicliche.</p>
<p>Ripartire dalle risorse locali e rafforzare le tipicità ed i settori tradizionali presenti nell&#8217;area vesuviana è la strada da seguire, in un&#8217;ottica di rafforzamento e valorizzazione socioeconomica del territorio.</p>
<p>Per dare un ulteriore contributo a questo processo di costruzione di un vero e proprio sistema territoriale, abbiamo raccolto gli interventi e le riflessioni di alcuni protagonisti ed esperti di politiche dello sviluppo, come Carlo Gasparrini, Carlo Borgomeo, Don Tonino Palmese, il parlamentare europeo Andrea Cozzolino ed il Presidente dell&#8217;Anci Campania Nino Daniele.</p>
<p>Il nostro ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito a dare credibilità a questo giornale grazie al loro lavoro, ai loro interventi, al loro supporto, rendendolo così un piccolo strumento di divulgazione. Un ringraziamento particolare va ai lettori, che però salutiamo con un arrivederci.</p>
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		<title>Se chiude un giornale si perde un pezzo di libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ottavio Lucarelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Sistema Territoriale]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

		<category><![CDATA[chiusura giornale]]></category>

		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>

		<category><![CDATA[libertà]]></category>

		<category><![CDATA[Lucarelli]]></category>

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		<description><![CDATA[ Dopo quasi tre anni e ventidue numeri, la Costa Vesuviana interrompe le pubblicazioni. Senza entrare nel merito della decisione che ha determinato la fine di questa esperienza editoriale, resta il rammarico per una “voce” che si spegne proprio nel pieno della sua missione istituzionale. In tutto questo tempo, la Costa Vesuviana ha dato risalto non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> Dopo quasi tre anni e ventidue numeri, la Costa Vesuviana interrompe le pubblicazioni. Senza entrare nel merito della decisione che ha determinato la fine di questa esperienza editoriale, resta il rammarico per una “voce” che si spegne proprio nel pieno della sua missione istituzionale. In tutto questo tempo, la Costa Vesuviana ha dato risalto non solo a Tess, facendo conoscere alle comunità dell’area l’operato dell’agenzia di sviluppo, ma anche ai sedici comuni che dell’agenzia sono soci, rappresentando un veicolo di comunicazione per tutte le loro attività. La comunicazione pubblica, già carente di iniziative editoriali, subisce un altro colpo. Su questo tema abbiamo raccolto le riflessioni di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Che ringraziamo.</em></p>
<p><img src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_2.jpg" alt="" width="660" height="472" /></p>
<p>Ogni volta che chiude un giornale si perde un pezzo di libertà. E la chiusura del giornale de “la Costa Vesuviana”, assieme alla web tv, la brusca interruzione di un serio programma di comunicazione e informazione, è una perdita particolarmente grave. Per diverse ragioni.</p>
<p>Innanzitutto dal punto di vista della trasparenza. Perché la pubblicazione periodica è un riflettore che accende luci in più direzioni, all’interno ma anche all’esterno. All’interno nel momento in cui rende più facilmente visibile l’attività di un ente, all’esterno nel momento in cui diventa un punto di riferimento per l’informazione e la cultura di un’intera area, di un comprensorio ampio, articolato e decisivo per lo sviluppo della provincia napoletana e della Campania.</p>
<p>Una perdita importante anche dal punto di vista della libertà di informazione. In un momento in cui i giornalisti, praticamente compatti con il sostegno anche dei direttori di grandi quotidiani che non sempre sono stati al nostro fianco, stanno conducendo una battaglia per la libertà di informazione che non è corporativa ma riguarda la libertà dei cittadini del nostro paese, chiudendo un giornale si finisce per “auto-imbavagliarsi”. Si spegne una luce, si perde un pezzo di libertà. Libertà di informazione e non solo.</p>
<p>Una chiusura che, dato non irrilevante, finisce per colpire direttamente i giornalisti.</p>
<p>Giornalisti professionisti e giornalisti pubblicisti che per tre anni si sono impegnati seriamente realizzando un giornale di grande qualità che ha coniugato con notevole efficacia l’informazione e il dibattito culturale. Uno stop che colpisce lo sviluppo, l’informazione e la nostra categoria che in un momento difficile per l’economia sta già subendo danni consistenti. Nel corso degli ultimi dodici mesi lo stato di crisi di numerose testate ha causato la perdita di centinaia di posti di lavoro a livello nazionale e di decine di posti anche a livello regionale. Non solo. In alcune redazioni, per salvare il posto, i colleghi hanno firmato i contratti di solidarietà rinunciando così a una parte significativa del proprio stipendio. Ora, in attesa di una ripresa dell’economia e del mercato pubblicitario, la scure si abbatte anche sulla comunicazione pubblica, un settore particolarmente importante per l’informazione. Un settore in cui l’Ordine dei Giornalisti, assieme al sindacato e a tutte le strutture della nostra professione, crede e investe in modo particolare.</p>
<p>Una legge, la numero 150 del 2000, ha introdotto infatti principi e regole per la comunicazione, l’informazione e la trasparenza. In questi dieci anni in Campania alcuni enti pubblici hanno colto l’opportunità ma non sempre, anzi in pochi casi, hanno applicato integralmente la legge. In sostanza è avvenuto che la 150 è stata applicata parzialmente e male.</p>
<p>Pochissimi i concorsi, molti invece i rapporti a tempo determinato. Scelte che hanno creato una nuova fascia di giornalisti professionisti “precari” che hanno accumulato grande esperienza nel campo della comunicazione, che rappresentano una ricchezza per il rapporto tra enti e pubblica opinione senza però riuscire a tradurre questi sforzi in concreti e stabili posti di lavoro.</p>
<p>In questo ambito non solo le figure del portavoce e degli uffici stampa, ma anche le pubblicazioni (carta stampata, siti Internet, web tv) rappresentano una conquista importante che va difesa, sostenuta, sviluppata e che non rappresenta certo una fonte di spreco di denaro. Ben altri, purtroppo, sono gli sprechi. Bene sta facendo il nuovo governo regionale a lavorare nella direzione della pulizia di bilancio, ma proprio per l’importanza di questa operazione bisogna stare attenti, molto attenti, nella selezione dei settori in cui tagliare le spese. Non è possibile, non è accettabile che l’informazione e la libertà di stampa siano considerate uno spreco. Al contrario, sono settori in cui la pubblica amministrazione, e qui la Regione deve dare un esempio positivo per tutti gli enti della Campania, deve investire di più.</p>
<p>Poco, troppo poco è stato fatto nell’applicazione della legge 150. Ed è in questo senso che le iniziative editoriali de “la Costa Vesuviana” rappresentano una conquista importante, un esempio che va sviluppato e non ucciso. Così facendo si spegnerà una luce. Così facendo si perderà un pezzo di libertà. Non solo per l’area vesuviana ma per tutta la Campania.</p>
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		<title>“La Costa Vesuviana”, la voce di un territorio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Maria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Sistema Territoriale]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

		<category><![CDATA[giornale]]></category>

		<category><![CDATA[La costa vesuviana]]></category>

		<category><![CDATA[sito]]></category>

		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[L’esperienza de La Costa Vesuviana segna una parabola di splendore e brusca interruzione di una brillante idea di comunicazione istituzionale che per molti è stata indicata quale uno dei riferimenti più importanti nel panorama regionale per completezza, spessore ed efficacia dell’investimento nell’editoria pubblica. Dopo oltre due anni di attività editoriali e un periodico a cavallo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’esperienza de La Costa Vesuviana segna una parabola di splendore e brusca interruzione di una brillante idea di comunicazione istituzionale che per molti è stata indicata quale uno dei riferimenti più importanti nel panorama regionale per completezza, spessore ed efficacia dell’investimento nell’editoria pubblica. Dopo oltre due anni di attività editoriali e un periodico a cavallo di tre annualità, l’interruzione del finanziamento pubblico a seguito della grave crisi finanziaria regionale ci spinge a tirare le somme di un momento importante nella storia della nostra società di sviluppo e nel quadro del dibattito sullo sviluppo territoriale locale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_3.jpg" alt="" width="452" height="540" /></p>
<p>Al di là dei numeri, pure significativi, del nostro intervento editoriale, riteniamo doveroso soffermarsi sugli aspetti qualitativi che hanno caratterizzato il percorso che abbiamo intrapreso oltre due anni fa. L’editoriale del numero 0 del mensile rappresenta il punto di riferimento per valutare la cifra del nostro lavoro poiché descriveva ai lettori la visione e gli obiettivi de La Costa Vesuviana che allora cominciava con il periodico per poi arricchirsi della web tv e del sito. Il presidente Spedaliere indicava La Costa Vesuviana quale anima vibrante di una agenzia di sviluppo che investe nelle energie positive e creative delle genti di una terra generosa e operosa. Da qui si dipanavano gli obiettivi preposti: fare della comunicazione uno strumento indispensabile per la messa in rete delle conoscenze e delle esperienze locali, rappresentare il punto di riferimento del dibattito sul sui temi delle strategie di sviluppo, coinvolgere insigni personalità che offrissero il loro contributo culturale, tecnico, scientifico sui temi trattati, parlare e ascoltare tutti i segmenti della società civile, rafforzare la rete territoriale con gli enti e le istituzioni locali, diffondere la cultura della legalità.</p>
<p>Ebbene, sin dalla strutturazione del periodico sono stati individuati quattro strumenti-contenitore che offrissero spazi adeguati alle tematiche affrontate: il sistema territoriale, incentrato sulle politiche e i progetti di sviluppo locale, i rapporti con gli altri attori del territorio a cominciare dalla Regione Campania, la grande questione del Mezzogiorno, la sicurezza e la legalità; la pagina del Focus, con approfondimenti sulle eccellenze produttive, le risorse culturali e ambientali, i talenti del passato e del presente; l’inserto centrale, che ha raccolto le tematiche più rilevanti e scottanti del nostro territorio e, più in generale, regionali e meridionali; le pagine dedicate all’informazione dalle città viste non tanto come somma di territori affiancati ma come parti di un unicum geografico, storico e culturale.</p>
<p>Altra peculiarità è stato il modello organizzativo della redazione, che, ha necessariamente fatto sintesi tra le esigenze aziendali - di cui La Costa Vesuviana ne è la testata istituzionale - e le scelte autonome riguardo il menabò del mensile e il palinsesto della web tv. Per essere una “costola” della struttura di Tess Costa del Vesuvio, la redazione ha coinciso con l’ufficio comunicazione in cui un nucleo ristretto formato dal direttore responsabile, alcuni dipendenti e collaboratori ha coordinato fasi di lavoro e azioni. Ad esso si è affiancato un gruppo esterno che si può considerare una sorta di redazione distribuita, ossia una rete di collaboratori presso i Comuni ed altri enti che hanno costantemente ed egregiamente rappresentato altrettante “antenne” sul territorio. Il terzo livello è quello dei contributi autorevoli ricevuti mensilmente intorno ai temi trattati: oltre che ai sindaci ai rappresentanti sindacali, imprenditori, associazioni antiracket, scuole e associazioni del territrorio, abbiamo raccolto interviste e interventi di oltre sessanta personalità del mondo della politica, delle scienze sociali, del mondo accademico, della ricerca, della cultura e dello spettacolo.</p>
<p>L’inserto mensile del periodico ha accolto grandi temi che hanno costituito un pezzo importante dell’ossatura del periodico e del palinsesto tv: crisi occupazionale e fuga dei cervelli, turismo e beni culturali quale chiave strategica di sviluppo, ambiente e vulcano come risorsa, strategia degli eventi culturali, la costa del Vesuvio come città vesuviana. Per quanto riguarda il tema della legalità, ne abbiamo analizzato i diversi aspetti: sociale, culturale, politico, giudiziario, preventivo e affrontato particolari tematiche quali la confisca e la destinazione d’uso dei beni della camorra e l’impegno delle associazioni antiracket, abbiamo ottenuto una intervista in esclusiva con Roberto Saviano, abbiamo seguito le principali manifestazioni anticamorra e a sostegno della legalità. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, ci siamo addentrati nel dibattito condotto su scala nazionale tra i sostenitori della tesi del Mezzogiorno come freno per lo sviluppo del Paese e della tesi opposta del Mezzogiorno privato delle risorse necessarie per lo sviluppo. Particolare attenzione è stata conferita agli eventi culturali e di richiamo regionale e nazionale sia trattandoli in appositi articoli, sia offrendo gli spazi nella quarta pagina di copertina. Abbiamo informato settimanalmente del palinsesto della tv, raccolto un questionario tra i lettori, accompagnato importanti iniziative editoriali di Tess Costa del Vesuvio come la collana editoriale “Il Meglio Contro il Peggio”, l’Atlante dei Comuni Vesuviani e la guida turistica “Il Vesuvio e la Sua Costa”.</p>
<p>Ma ciò che ci rende orgogliosi, al di là dei nomi autorevoli che hanno impreziosito e arricchito il nostro lavoro, è stata l’impegno costante di fare e rafforzare la rete territoriale attraverso il coinvolgimento più o meno formale e continuo di enti, istituzioni, associazioni che, nell’ambito delle proprie competenze, giocano un ruolo importante per lo sviluppo dell’area: oltre alle Amministrazioni Comunali del nostro territorio di riferimento, abbiamo coinvolto, tra gli altri: gli Assessorati Regionali e Provinciali, i sindacati regionali e locali, l’Unione Industriali, l’Università di Napoli, la Facoltà di Agraria, la Scuola di formazione manageriale STOA’, L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, La Fondazione Ente Ville Vesuviane, La Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei, il MAV, il Museo Herculanense, i centri di ricerca come l’ENEA e l’Osservatorio Vesuviano, il Parco Regionale dei Monti Lattari, la Circumvesuviana, l’EAV, la Napoli City Sightseeing, l’EPT di Napoli, gli Enti di cura soggiorno e turismo, gli uffici informagiovani, gli istituti di istruzione superiore, la Fondazione Mezzogiorno Europa, il teatro San Carlo, Città della Scienza, il CLES, lo SVIMEZ.</p>
<p>Ciò ci ha fatto sentire al centro di un gran fermento territoriale di cui il periodico e gli altri strumenti di comunicazione ne hanno costituito il lievito. Siamo fiduciosi che, una volta risolta l’emergenza finanziaria regionale, la nostra esperienza di comunicazione possa continuare perché La Costa Vesuviana non è solo un pezzo della Tess ma è patrimonio collettivo della comunità della città vesuviana.</p>
<p><strong>LE DATE</strong></p>
<p>Marzo 2008</p>
<p><em>E’ in linea il nuovo sito istituzionale www.tesscostadelvesuvio.it</em></p>
<p>Luglio 2008</p>
<p>Esce il numero 0 del periodico mensile La Costa<br />
Vesuviana</p>
<p>7 Febbraio 2009</p>
<p>Nasce la web tv <em>www.lacostavesuviana.tv</em></p>
<p>Aprile 2009</p>
<p>Nasce il sito <em>www.lacostavesuviana.it<br />
</em><br />
28 Maggio 2009</p>
<p>Presentazione della pubblicazione Il Meglio contro il Peggio della collana editoriale de La Costa Vesuviana</p>
<p>3 Giugno 2009</p>
<p>Intervista in esclusiva a Roberto Saviano</p>
<p>Giugno-Settembre 2009</p>
<p>Mostra fotografica itinerante Il Meglio contro il Peggio (MAV Ercolano, Villa Bruno San Giorgio a Cremano, Reggia di Portici)</p>
<p>Luglio 2010Anno III n. 7 -</p>
<p>ultima uscita de La<br />
Costa Vesuviana</p>
<p> </p>
<p><strong>I NUMERI</strong><br />
<em><br />
ll Mensile e il sito de La Costa Vesuviana</em></p>
<p>22 numeri pubblicati mensilmente</p>
<p>50.000 copie di tiratura mensile</p>
<p>Distribuito presso:</p>
<p>160 uffici di enti, istituzioni, associazioni di categoria, 19 sedi sindacali, 52 imprese del settore turistico ricerca e sviluppo servizi, 178 edicole, 11 stazioni della Circumvesuviana, 33 istituti di istruzione superiore,<br />
700 articoli pubblicati, 34 interviste, 63 contributi esterni, 16 contributi mensili dai Comuni</p>
<p><em>La Costa Vesuviana web TV :</em></p>
<p>23 interviste video , 69 notiziari, 42 eventi, 19 speciali.</p>
<p>A fine maggio 2010 il sito istituzionale <em>www.tesscostadelvesuvio.it</em> ha registrato 145.000 contatti<br />
di cui il 47% nuovi;</p>
<p>il sito<em> www.lacostavesuviana.it </em>ha registrato 37.000 contatti con una frequenza di rinnovo pari al 70%;</p>
<p>la tv web <em>www.lacostavesuviana.tv</em> si è attestata sul dato di circa 17.000 visite con una percentuale di nuove visite pari al 42%.</p>
<p>Si tratta di dati in costante crescita, che ci hanno consentito di raggiungere l’obiettivo di 200.000 contatti<br />
annui per i tre siti.</p>
<p>La newsletter del giovedì raggiunge circa 1.800 contatti</p>
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		<title>Un territorio ricco di risorse per progettare il futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Gasparrini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Sistema Territoriale]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

		<category><![CDATA[futuro]]></category>

		<category><![CDATA[Gasparrini]]></category>

		<category><![CDATA[territorio]]></category>

		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quindici anni di politiche di sviluppo locale applicate in un complesso contesto urbano, produttivo e sociale, come quello della costa del Vesuvio, hanno sicuramente lasciato il segno. Quali sono gli aspetti del territorio dove è maggiormente leggibile l’incidenza delle politiche di sviluppo, e dove invece si sono mostrati i limiti?
Una delle cose più rilevanti credo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_4.jpg" alt="" width="660" height="403" /></strong></p>
<p><strong>Quindici anni di politiche di sviluppo locale applicate in un complesso contesto urbano, produttivo e sociale, come quello della costa del Vesuvio, hanno sicuramente lasciato il segno. Quali sono gli aspetti del territorio dove è maggiormente leggibile l’incidenza delle politiche di sviluppo, e dove invece si sono mostrati i limiti?</strong></p>
<p>Una delle cose più rilevanti credo che sia stata la capacità di individuare quali sono le propensioni più rilevanti e le eccellenze dei singoli Comuni. Ogni Comune esprime una propensione economica, funzionale, specifica, e il lavoro più importante è stato quello di tirar fuori il meglio e di valorizzare. Un dato che, invece, accomuna tutti è quello del recupero del rapporto città-mare. Questo è un dato che si legge in molte esperienze comunali. Da quello di Castellammare che è il caso forse più emblematico e anche più rilevante, fino ad interventi, in corso o programmati, di una certa importanza come ad esempio del waterfront di Portici. Quando parliamo di rapporto città-mare ci riferiamo ad un complesso di interventi che vanno dalla portualità turistica al recupero dei centri storici, dei tessuti e delle emergenze storiche, alla riconversione della linea FS in metropolitana regionale, cioè tutti interventi che ovviamente hanno giocato e giocano un ruolo importante su alcune filiere produttive. In questo ragionamento che coinvolge tutti i comuni, si innestano le propensioni specifiche dei comuni e le eccellenze produttive Per riassumere, a me pare che ci sia un tessuto di iniziative e atteggiamenti comuni che sono legati moltissimo al rapporto città-mare, e un’interessante attività di valorizzazioni delle propensioni di ciascun comune, delle eccellenze. C’è poi il rapporto con la montagna, molti di questi comuni abbiano prestato attenzione alla valorizzazione turistico ambientale del Vesuvio considerandolo non come un vincolo ma come un’occasione di sviluppo, all’interno di una visione che esalti la valorizzazione del turismo, dell’agricoltura sostenibile e delle filiere che sono legate alla valorizzazione ambientale. Se dovessimo vedere i limiti, io credo che ci sia ancora una difficoltà a fare rete, cioè a costruire tra i comuni, fare accordi di partnership, di cooperazione istituzionale. Molto è stato fatto e la Tess in questo ha svolto un prezioso lavoro nel fare rete territoriale e superare i localismi e non deve assolutamente interrompersi né disperdersi. Deve essere chiaro che il successo dello sviluppo locale in questi comuni passi inevitabilmente attraverso la consapevolezza di dover lavorare assieme perché è difficile affermare singolarmente la propria identità anche sul mercato dell’immagine, del turismo, della competitività nazionale e internazionale. A mio parere la competitività tra singoli comuni ancora prevale rispetto ai punti d’intesa, che comunque ci sono, ma sono troppo deboli. Secondo me questo è un freno, perché sul mercato oggi, come dimostrano molte esperienze nazionali ed internazioni, si riescono ad attrarre capitali se c’è questa dimensione cooperativa e di cooperazione istituzionale.</p>
<p><strong>Quali sono gli interventi necessari per garantire la riqualificazione e lo sviluppo del territorio?</strong></p>
<p>Riqualificazione e sviluppo in genere sono sempre stati considerati aspetti separati: uno più legato all’urbanistica, e l’altro più ai programmi di valorizzazione economica e di sviluppo locale. A me sembra che questo sia uno dei punti cruciali: solo con una sinergia tra strumenti urbanistici di nuova generazione e politiche di sviluppo è possibile raggiungere risultati efficaci. Quando abbiamo fatto il piano strategico operativo della zona rossa, che poi è andato in sinergia anche con quello della Tess che si è mossa nella stessa direzione, abbiamo teso a mettere assieme i due aspetti. Al contrario, quando questi due poli se ne stanno ciascuno per proprio conto, alla fine i risulti non si riescono a vedere. Magari gli interventi si fanno pure, ma devono trovare un tessuto connettivo che li accoglie e che faccia da moltiplicatore altrimenti restano operazioni isolate. E’ ovvio che in un’area come questa che presenta moltissimi problemi di disgregazione sociale ma altrettante grandissime potenzialità di forze produttive attive, non c’è dubbio che questi interventi servano anche a ricostituire un tessuto sociale ed economico che sia in grado di mostrare una capacità competitiva.</p>
<p><strong>In questi anni il territorio ha assistito alla crisi dalla grande industria del passato ma sta riscoprendo una vocazione opposta, della piccola industria, leggera e compatibile con l’ambiente.</strong></p>
<p>Sarebbe stato impossibile proseguire sulla strada della grande industria nell’era della globalizzazione. Per fortuna il territorio ha grandi risorse e su quelle deve puntare. Penso al turismo, inteso come turismo intelligente, capace, cioè, di intercettare domande diverse, che vanno dal turismo di qualità e di eccellenza, a cinque stelle, ad un turismo più povero, ma legato a fasce che oggi rivestono un ruolo importante nei flussi nazionali e internazionali, e che sono alla ricerca di nicchie di offerta legate all’ambiente e alle tradizioni del territorio. Ma anche l’agricoltura, ad esempio, ha avuto uno sviluppo notevole, la si sta riscoprendo multifunzionale, quindi non più legata alla terra in senso stretto, ma anche ad un’offerta mista a quella turistica, che intervenga come integrazione del reddito agricolo tradizionale. Poi ci sono i settori tipici, dalla cantieristica al corallo, alla diportistica, alle attività manifatturiere più radicate nel territorio che non hanno mai smesso di esistere, ma anzi si sono sviluppate. Stesso discorso vale per le attività di ricerca e di innovazione anch’esse compatibili con il territorio, come l’Enea, L’Università.</p>
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		<title>Dai Borbone a De Nicola: la politica nell’area vesuviana</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Gargano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Sistema Territoriale]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

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		<category><![CDATA[De Nicola]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[La mattina del primo ottobre 1959 le scuole di Torre del Greco vennero chiuse per lutto: nel suo villino ai piedi del Vesuvio era morto a 82 anni Enrico De Nicola, il primo presidente (sia pure col titolo di provvisorio) della Repubblica italiana nata dalla Resistenza. Il sole invitava alla scampagnata, ma tanti studenti resero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del primo ottobre 1959 le scuole di Torre del Greco vennero chiuse per lutto: nel suo villino ai piedi del Vesuvio era morto a 82 anni Enrico De Nicola, il primo presidente (sia pure col titolo di provvisorio) della Repubblica italiana nata dalla Resistenza. Il sole invitava alla scampagnata, ma tanti studenti resero omaggio a quel giurista prestato alla politica. Altri tempi, il valore si rispettava.</p>
<p>Perché se c’è un uomo da indicare ad esempio, in questi giorni scuri, è proprio lui.</p>
<p>De Nicola fu uno dei pochi italiani a praticare l’istituto delle dimissioni. Nel 1924 lasciò la presidenza della Camera non appena si accorse che il fascismo era una minaccia. Tornò a fare politica nella libertà. Lo scelsero, nel 1946 - ed è un’altra lezione per l’oggi - anche perché si accorsero che tutto il potere era in mano a uomini del Nord, De Gasperi e Togliatti, Romita e Nenni. De Nicola rinunciò al Quirinale - simbolo della monarchia ostaggio del Duce - e abitò nel più modesto Palazzo Giustiniani. Viaggiava su un’auto privata, non blu. D’inverno indossava un cappotto rivoltato. Onesto, austero. Quando capì che volevano condizionarlo, si dimise invocando “motivi di salute”; il giorno dopo lo confermarono. Difese l’unità del Paese. E’ bello che sia stato lui a firmare la Costituzione più bella del mondo, ora sotto minaccia.</p>
<p>Sembra strano a vederne i risultati, eppure la costa vesuviana ha un’illustre tradizione di amministratori, compresi quattro capi del governo borbonico.</p>
<p>Nicola Maresca di Serracapriola (Pietroburgo 1790 - Portici 1870), diplomatico, fu capo del gabinetto formato nel gennaio del 1848 dopo la concessione della nuova Costituzione. Fu il suo orientamento verso moderate aperture a portarlo alla carica.</p>
<p>Quando infuriò la reazione, non condivise la retromarcia del re e dopo quattro mesi fu sostituito. A succedergli fu Carlo Troya (1784- 1858). Avvocato e matematico, era figlio di Michele, il celebre medico della real corte. Già intendente in Basilicata, fu esiliato dalla reazione (1824) e graziato nel 1826. Fondò la Società Storica Napoletana, scrisse opere importanti. Dal 3 aprile al 15 maggio del 1848 fu a capo di un governo ben più radicale di lui. Restò in carica appena un mese e mezzo.</p>
<p>Ben più reazionario il fratello Ferdinando (Portici 1786 - Roma 1861). Magistrato di grande rigore, religioso fino al bigottismo, prono ai voleri del Borbone, già ministro della Pubblica istruzione e degli Affari ecclesiastici, nel gennaio 1852 divenne presidente del Consiglio dei ministri del re al posto di Giustino Fortunato sr, caduto in disgrazia.</p>
<p>Decise molte misure poliziesche o, meglio, non si oppose a quelle volute dal monarca su imposizione di Maria Teresa “la tedesca”, che riassumeva il suo stile nel consiglio al marito: “Casticate, maestà, casticate”. Occupò la poltrona fino al 1859, quando Francesco II appena salito al trono lo sostituì col generale Carlo Filangieri.</p>
<p>Carlo Filangieri (Cava de’ Tirreni 1784 - Portici 1867) fu l’uomo dei momenti perduti. Soldato valoroso e diplomatico saggio, era figlio di Gaetano, autore della Scienza della legislazione, padre della rivoluzione del 1799. In gioventù conobbe volontario esilio a Parigi. Combattè per Napoleone, fu ferito. Rientrò in patria nel 1806, capitano di Giuseppe Bonaparte nuovo re di Napoli. Uccise in duello il generale Franceschi che aveva offeso i napoletani definendoli bougres (triviale termine francese). Conservato nel grado dopo la restaurazione borbonica, non prese parte alla congiura carbonara del 1820, ma fu degradato per aver creduto nella resistenza agli Austriaci. Ferdinando II lo reintegrò e nel 1848 gli chiese di riconquistare la Sicilia in rivolta. Filangieri lo fece, alternando bombe e libertà. Nel 1855 si dimise e si ritirò in un casino di campagna. Sul letto di morte Ferdinando II lo raccomandò all’erede Francesco: “Di Filangieri ti puoi fidare, è liberale ma fedele alla dinastia”. Francesco lo chiamò a dirigere il governo nel 1859, in un momento terribile per i Borbone. Contando sull’appoggio della regina Maria Sofia, Filangieri si mise al lavoro tra mille difficoltà. Tentò di riorganizzare l’esercito e di rompere l’accerchiamento diplomatico.</p>
<p>Il debole re non gli fu di aiuto. E la stessa Maria Sofia non accettò né l’idea di un accordo con i Savoia né la prospettiva di un’ostilità verso l’Austria, di cui la sorella Sissi era imperatrice. Filangieri si dimise nel marzo 1860. Garibaldi sbarcò in Sicilia, la tenaglia si chiudeva. “Manda a chiamare Filangieri, la nostra ultima speranza” disse Maria Sofia al marito. Filangieri, pur riluttante, ci provò ma invano.</p>
<p>Per beffa della storia, la nuova Costituzione fu firmata nella Reggia di Portici, dove egli aveva tentato di difendere la dinastia borbonica.</p>
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		<title>La città vesuviana è ora più di un concetto astratto</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Maria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

		<category><![CDATA[Sistema Territoriale]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

		<category><![CDATA[città vesuviana]]></category>

		<category><![CDATA[questionario]]></category>

		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il grande tema dell’identità della costa vesuviana, intorno al quale abbiamo raccolto il contributo di esperti, sindaci, imprenditori, sindacalisti e uomini della cultura e delle professioni, è stato esplorato attraverso il vaglio delle opinioni dei lettori e di quanti sono stati coinvolti attraverso la somministrazione di un breve questionario che in queste settimane abbiamo pubblicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il grande tema dell’identità della costa vesuviana, intorno al quale abbiamo raccolto il contributo di esperti, sindaci, imprenditori, sindacalisti e uomini della cultura e delle professioni, è stato esplorato attraverso il vaglio delle opinioni dei lettori e di quanti sono stati coinvolti attraverso la somministrazione di un breve questionario che in queste settimane abbiamo pubblicato sul nostro sito www.lacostavesuviana. it. Sono stati raccolti 130 questionari completi provenienti da tutte le città dell’area di riferimento Tess anche se in misura non esattamente proporzionata ai parametri socio-demografici: numero di abitanti, sesso e condizione professionale. Il questionario è idealmente diviso in due parti: le prime quattro domande sono riferite alle singole città della costa vesuviana a partire da quella di origine (domande 1 e 2) a quelle limitrofe e dell’intero territorio di riferimento (domande 3 e 4); il secondo gruppo di domande (5-9) riguarda l’identità comune della costa vesuviana. </em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_5.jpg" alt="" width="623" height="306" /></p>
<p>Di seguito analizziamo i risultati ottenuti per singola domanda.</p>
<p><strong>Domanda 1: Ritiene che la sua città abbia una forte identità?</strong></p>
<p>La risposta affermativa è pressoché scontata e riguarda 81 su 130 questionari. I picchi si raggiungono nelle città medie e grandi: il 100% a Torre del Greco, Portici, Gragnano e Pompei, il 71% a Castellammare di Stabia e “solo” il 61% e il 54% a Ercolano e San Giorgio a Cremano. Nei comuni dei Monti Lattari e del boschese, al contrario, hanno risposto affermativamente solo il 23% degli intervistati.</p>
<p><strong>Domanda 2: Quali sono i fattori che le conferiscono forte identità?</strong></p>
<p>La domanda è rivolta ha chi ha risposto positivamente alla precedente; i fattori più determinanti sono la storia e le tradizioni (63 risposte su 212), il forte senso di appartenenza dei suoi cittadini (40 su 212) e le caratteristiche del territorio e della popolazione (32); sono risultati alla pari (tra 24 e 26) gli altri fattori: attività produttive, funzioni e servizi, manifestazioni ed eventi.</p>
<p><strong>Domanda 3: Ci sono città limitrofe che hanno una identità più forte?</strong></p>
<p>Questa risposta è stata condizionata dalla non omogenea distribuzione dei questionari pervenuti tra le città e dalla dicotomia tra area torrese-stabiese e area del Miglio d’Oro: infatti, Castellammare da un lato e Portici e Torre del Greco dall’altro, raccolgono le risposte dei comuni vicini. Inoltre, molti intervistati di Castellammare di Stabia e dei Lattari segnalano come comune limitrofo con forte identità Sorrento, segno di una vicinanza ideale con il territorio contiguo della costiera sorrentina. Il dato che accomuna tutti è quello relativo alla città di Pompei che è indicata da entrambe le macroaree come città limitrofa a forte identità (26 risposte su 95), giovando della sua vocazione turistica e religiosa e della posizione tra l’area torrese-stabiese e del Miglio d’Oro.</p>
<p><strong>Domanda 4: Quali sono le città dell’ambito Tess che hanno forte identità?</strong></p>
<p>Le risposte a questa domanda riequilibrano in parte quelle della domanda precedente in quanto ciascun intervistato ha scelto tra tutte le sedici città dell’ambito di riferimento della Tess senza il vincolo della vicinanza del quesito precedente. Castellammare di Stabia, in questo caso, supera di poco Pompei raccogliendo 42 indicazioni su 219 contro le 38 di Pompei; seguono Ercolano, Portici e Torre del Greco (rispettivamente con 31, 30 e 28 risposte su 219) e quindi Torre Annunziata con 23 risposte; San Giorgio a Cremano e Gragnano sono segnalate 14 e 13 volte; gli altri comuni sono assenti.</p>
<p><strong>Domanda n. 5: Esiste una identità comune della costa vesuviana?</strong></p>
<p>Spostando l’indagine sulla visione complessiva della costa vesuviana, dei 130 intervistati 12 non rispondono, 90 su 118 rispondono affermativamente e 38 negativamente. Si tratta del dato centrale della nostra indagine, quello che può dare linfa al ragionamento sull’identità di una “città vesuviana” che sia patrimonio condiviso e motore di crescita. Se oltre il 70% degli intervistati si è espresso per il SI, vuol dire che da Castellammare di Stabia a San Giorgio a Cremano, da Lettere a Trecase, dalla casalinga all’artigiano, “costa del Vesuvio” non è una espressione qualunque ma è un concetto più denso.</p>
<p><strong>Domanda n. 6: Quali sono i fattori che conferiscono una identità unitaria alla costa vesuviana?</strong></p>
<p>Nelle risposte a tale quesito si concretizza la densità del concetto di costa vesuviana: chi ha risposto positivamente al quesito precedente è invitato a segnalare i fattori che determinano l’identità unitaria: 79 su 272 indicazioni, pari al 29% del totale, confluiscono proprio sull’elemento più totemico del luogo: il Vesuvio. Il gigante ai cui piedi ci accalchiamo, lungi dall’essere vissuto come minaccia incombente, rappresenta il denominatore comune di maggiore efficacia, per cui un oplontino si sente vesuviano quanto un porticese: tale elemento è indicato anche dai cittadini dei Monti Lattari, che potrebbero considerarsi più distanti rispetto al vulcano ma che, in realtà, ne sono inevitabilmente attratti. Storia e tradizioni rappresentano la seconda opzione, selezionata per un quarto delle risposte; a seguire: le attrazioni artistiche e culturali e le produzioni tipiche.</p>
<p><strong>Domanda n. 7: Come si dovrebbe intervenire per rafforzare l’identità della costa vesuviana?</strong></p>
<p>Oltre una risposta su tre converge sull’opzione D “interventi di riqualificazione territoriale”, mentre il 25% delle risposte indica le azioni di promozione e marketing territoriale. La necessità di promozione territoriale si completa con le risposte B e C (creazione di un marchio comune e azioni di accrescimento del senso di appartenenza). Tra le risposte confluite nell’opzione “altro” è emersa con chiarezza la richiesta di informazione nelle scuole, evidenziando il ruolo strategico della scuola quale strumento di crescita della comunità. Per impiegati e liberi professionisti le politiche di promozione e marketing territoriale hanno pari se non maggiore peso degli interventi di riqualificazione come strumenti per accrescere l’identità della costa vesuviana.</p>
<p><strong>Domanda n. 8: L’identità della costa vesuviana può creare valore aggiunto per lo sviluppo delle città dell’area?</strong></p>
<p>Questa domanda mette pressoché tutti d’accordo: 118 risposte su 126 sono affermative e sanciscono la convinzione diffusa che una forte identità collettiva della costa vesuviana sia un fattore incrementale per lo sviluppo dell’area e delle singole città.</p>
<p><strong>Domanda n. 9: Chi può svolgere un ruolo strategico per rafforzare l’identità, la visibilità e l’influenza della costa vesuviana?</strong></p>
<p>Anche in questo caso le risposte si sono concentrate intorno a tre soggetti tra quelli indicati tra le opzioni: Regione Campania, Comuni e Agenzia locale di sviluppo. Regione e Comuni hanno raccolto rispettivamente 91 e 88 risposte su 316 (pari al 28,79% e al 27,84% del totale) e l’agenzia di sviluppo 70, pari al 22,15% delle risposte. Da sottolineare che il quarto soggetto, la Provincia di Napoli, ha raccolto solo 39 risposte. In sintesi, il dato generale che emerge è soddisfacente per quanto riguarda la sensibilità al tema dell’identità comune e l’individuazione dei soggetti su cui sono riposte le aspettative per lo sviluppo dell’area. Infatti, resta forte il senso di appartenenza alla propria città - che è comunque un fatto positivo - e ciò soprattutto per effetto di storia, tradizioni, radicamento e caratteristiche territoriali e demografiche.</p>
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		<title>“Lo sviluppo va mediato tra locale e globale”</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[L'Inserto]]></category>

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		<category><![CDATA[Borgomeo]]></category>

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		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Borgomeo è presidente della Fondazione per il Sud. A lui abbiamo chiesto di analizzare i processi che hanno accompagnato le politiche di sviluppo locale, compreso il concetto stesso di sviluppo locale. 
L’interesse sullo sviluppo locale è sempre stato presente nel nostro paese: alcuni studiosi hanno scritto di sviluppo auto-centrato già negli anni ‘70. Io, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Carlo Borgomeo è presidente della Fondazione per il Sud. A lui abbiamo chiesto di analizzare i processi che hanno accompagnato le politiche di sviluppo locale, compreso il concetto stesso di sviluppo locale. </em></p>
<p>L’interesse sullo sviluppo locale è sempre stato presente nel nostro paese: alcuni studiosi hanno scritto di sviluppo auto-centrato già negli anni ‘70. Io, però, individuerei una ripresa forte dell’attenzione nel dibattito delle proposte come reazione alla globalizzazione. Infatti, rispetto alle politiche di sviluppo dell’ultimo ventennio, si possono individuare due processi: uno di carattere generale, che è stato indotto da un meccanismo iniziale di tipo “difensivo” in seguito all’esplodere della dimensione globale con il ripiegamento verso la riscoperta dei valori, delle risorse e delle tradizioni locali con aspetti positivi e negativi.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_6.jpg" alt="" width="451" height="362" /></p>
<p>Innanzitutto vi è stato un forte impulso a riscoprire un approccio allo sviluppo più attento alle risorse locali e meno in attesa di interventi esterni “messianici” e questo è sicuramente un fatto positivo. Il fatto negativo è che in qualche caso, come dicevo prima, è stato vissuto in una logica esclusivamente difensiva, quasi di rifiuto della globalizzazione e ciò è un colossale errore.</p>
<p>Il secondo processo di spinta alle politiche di sviluppo locale è stato incentrato sull’occupazione, attraverso l’esperienza dei Patti territoriali. Questa esperienza la divido schematicamente in due fasi: la fase iniziale del lavoro sviluppato sostanzialmente intorno al CNEL di animazione territoriale per dare ai soggetti locali una sorta di protagonismo nella costruzione di ipotesi di sviluppo e che ha condotto, sul versante della domanda, a esperienze assolutamente interessanti. Dopo questa fase si è data una risposta, in termini di offerta, di incentivi, assolutamente sotto misura: non dimentichiamo, infatti, che i Patti territoriali sono stati filtrati secondo i criteri della Legge 488, depotenziando completamente la portata dell’operazione. Adesso nel Sud ci sono molti percorsi: un tema interessante, che riguarda molto anche la TESS, è quello relativo agli organismi intermedi, agli strumenti nati attorno alla Programmazione negoziata (Patti territoriali, Contratti d’Area, ecc.) che ormai svolgono di fatto il ruolo più complesso di agenzia di sviluppo.</p>
<p><strong>Qual è il suo giudizio complessivo sull’efficacia degli strumenti messi in campo?</strong></p>
<p>Non si può fare ancora un consuntivo, ma è possibile effettuare qualche riflessione critica. Uno degli obiettivi fondamentali delle politiche di sviluppo era quello di insegnare agli Enti locali meridionali a programmare e progettare, ma l’impressione che si ricava è la rigidità delle norme di accesso, la schematicità dei criteri di valutazione, di plausibilità formale, che hanno indotto le Amministrazioni non ad imparare a fare i progetti, ma ad imparare, per così dire, a prendere i soldi. Sono due cose diverse, che possono coincidere, ma non sempre. Penso che le ipotesi di sviluppo locale si sono adeguate alle regole dettate abbastanza rigidamente dall’offerta. Questa operazione diffusa sul territorio ha fatto retrocedere e non avanzare la capacità progettuale. Questo è un limite che io considero molto forte. Lo stesso discorso vale per le imprese: la 488 mente quando dice che deve essere allegato il business plan, poichè sappiamo tutti che non c’è un progetto sulla 488 che sia stato respinto perché l’analisi di mercato non era convincente o perché il livello di innovazione tecnologica immaginato ed il layout degli investimenti non erano convincenti. Se noi abbiamo chiesto per venti anni agli imprenditori meridionali non di fare validi business plan, ma di sistemare le carte nell’incrocio con le banche (garanzie, ecc.) è chiaro che la cultura imprenditoriale retrocede.</p>
<p><strong>Sulla base di questa analisi, quali sono i suoi consigli su come creare processi virtuosi di sviluppo e qual è il ruolo delle istituzioni?</strong></p>
<p>Anche se la cosa può apparire un po’ ideologica, penso che chi crede nello sviluppo locale e ne ha in mano gli strumenti operativi dovrebbe ragionare in un’ottica molto più protesa al ruolo e alle potenzialità dei soggetti locali, alla loro capacità di fare rete territoriale vera, più che basarsi soltanto su aiuti esterni. Per quanto riguarda le istituzioni locali, Comuni o enti e società intermedie, devono sfuggire a questa logica da “associazione temporanea di impresa”, quella, cioè, di sedersi intorno a un tavolo, firmare protocolli, solo per prendere soldi; le società di sviluppo, al contrario, devono adoperarsi per interpretare il proprio ruolo non in funzione dei finanziamenti che possono arrivare, ma dei programmi che si vogliono fare insieme, delle agende comuni di lavoro, delle priorità condivise, delle risorse locali che si mettono a fattor comune, delle responsabilità che si possono intrecciare. Per quanto riguarda i livelli superiori, è necessario che nell’esecuzione delle politiche di sostegno allo sviluppo e nella destinazione delle risorse si dia priorità alla valutazione progettuale. Purtroppo, però, non ho mai sentito dire alle Regioni, in qualunque atto programmatorio: “Questo programma di sviluppo territoriale non ci convince perché non è economicamente sostenibile”. All’opposto, invece, si dice: “Questo non va bene perché non è coerente con quanto previsto da Comma A”, oppure: “I profili dei soggetti non sono corrispondenti ai requisiti richiesti, ecc..” Altra cosa da evitare, sono gli interventi “purché sia” che una volta si sarebbero detti “a pioggia”: per esempio in Campania vi sono 38 Consorzi Fidi e tutti continuano a prendere soldi, pochi ma per tutti, senza alcun criterio selettivo.</p>
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		<title>Sui fondi comunitari bilancio positivo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<category><![CDATA[L'Inserto]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

		<category><![CDATA[Cozzolino]]></category>

		<category><![CDATA[fondi comunitari]]></category>

		<category><![CDATA[giunta]]></category>

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		<description><![CDATA[Le risorse della programmazione europea 2007-2013 rappresentano l’ultima grande opportunità di utilizzo di cospicue risorse comunitarie previste per il Mezzogiorno. Quali sono le priorità e i meccanismi da attivare per garantire la continuità dei processi di sviluppo?
Sul periodo di programmazione 2007-2013, nonostante la qualità dei programmi elaborati sia nettamente superiore al passato, ci troviamo ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le risorse della programmazione europea 2007-2013 rappresentano l’ultima grande opportunità di utilizzo di cospicue risorse comunitarie previste per il Mezzogiorno. Quali sono le priorità e i meccanismi da attivare per garantire la continuità dei processi di sviluppo?</strong></p>
<p>Sul periodo di programmazione 2007-2013, nonostante la qualità dei programmi elaborati sia nettamente superiore al passato, ci troviamo ad affrontare alcune criticità che stanno ostacolando i la spesa in tutta Europa. Da un lato c’é la crisi, che ha reso superata la pianificazione degli interventi elaborata prima del 2007. Dall’altro c’é stato il nodo tecnico dell’adozione di nuovi sistemi di gestione e controllo dei fondi che ha richiesto molto tempo e nuove competenze. Di fronte a questi due problemi la Commissione Europea ha proposto al Parlamento e al Consiglio di modificare i regolamenti per scongiurare il disimpegno di risorse importanti in una fase di recessione. In parlamento abbiamo migliorato la proposta e il nuovo regolamento consentirà alle regioni di non perdere fondi. In generale in Campania si é fatto un percorso graduale verso un netto miglioramento della gestione dei fondi europei. Basti pensare che nel periodo 1994-1999 ingenti somme sono state perse per incapacità di spesa. Con la fase 2000-2006 per la prima volta gli obiettivi di spesa sono stati rispettati con una certa regolarità, anche se i programmi restavano caratterizzati da una forte frammentazione degli interventi che ha consentito di coinvolgere un vasto numero di enti e di soggetti nelle politiche di sviluppo, limitando però l’impatto e la dimensione dei progetti. Con la fase 2007-2013 l’obiettivo condiviso tra Commissione, governi e regioni era quello di superare questo limite concentrando le risorse su progetti di dimensioni più vaste e di abbandonare il criterio quantitativo nei controlli sulla spesa, valutando la qualità degli interventi in termini di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini. Ora però la crisi ha cambiato tutto e chiede ai diversi attori - Unione Europea, Governi nazionali e Regioni - di impegnarsi per salvare i programmi di spesa, senza accusarsi a vicenda ma cooperando nell’interesse delle nostre comunità.</p>
<p><strong>L’azione lunga e complessa per lo sviluppo locale è messa in discussione dalle periodiche crisi internazionali i cui effetti sono particolarmente devastanti nei territori più deboli come il Mezzogiorno d’Italia e, nel nostro caso specifico, nell’area vesuviana costiera. Quali sono gli strumenti per evitare che le politiche di sviluppo locale vengano continuamente indebolite?</strong></p>
<p>Le risorse europee investite per lo sviluppo locale devono essere aggiuntive rispetto al’impegno nazionale. Questo in Campania non avviene da troppo tempo, indipendentemente da chi fosse al Governo a Roma. Al tempo stesso, chi pensava che il Mezzogiorno sarebbe stato risparmiato dalla crisi perché economicamente più chiuso e meno esposto sui mercati internazionali, ha dovuto ricredersi e ci sono comparti in cui la recessione sta assumendo un carattere drammatico, come nella cantieristica navale, che in tutta l’Europa sta rischiando di scomparire, o altri comparti manifatturieri. Per affrontare situazioni simili é fondamentale intervenire sia sul fronte degli ammortizzatori sociali, sia su quello del rilancio, puntando sull’ innovazione tecnologica e sulla sostenibilità ambientale come fattori decisivi di competitività in tutti i campi, dal’edilizia all’automotive.</p>
<p><strong>Lei ha vissuto da protagonista la più recente fase della programmazione regionale. Quali sono gli aspetti che ritiene abbiano maggiormente inciso sullo sviluppo regionale e quali sono, al contrario, gli ambiti in cui i risultati raggiunti sono stati inferiori agli obiettivi prefissati? </strong></p>
<p>Credo che la riforma degli incentivi alle imprese, che sono passati da 44 a 5, abbia rappresentato sicuramente un impegno centrale nel lavoro in Regione. Quando finalmente la nuova giunta regionale si deciderá a mettere in campo una qualche strategia di sviluppo per la Campania, potrá contare su 5 strumenti ben strutturati, rivolti a tipologie di imprese differenti. Incentivi per l’innovazione, uno strumento per il consolidamento delle passività a breve, il contratto di programma regionale, il credito d’imposta per gli investimenti e credito d’imposta per l’occupazione. Anche per quanto riguarda l’agricoltura siamo riusciti a portare avanti un percorso di riqualificazione delle produzioni regionali e di marketing territoriale che ha dato frutti importanti, specialmente in province prima marginali nelle politiche regionali come quella di Avellino e di Benevento. Al tempo stesso ci sono stati certamente limiti e la messa in atto degli interventi ha scontato ritardi spesso dovuti alla necessità di ottenere autorizzazioni e chiudere accordi complessi. Per il caso del credito di imposta regionale, ad esempio, Bruxelles é stata piuttosto rapida nel dare il via libera mentre l’accordo con l’Agenzia delle Entrate necessario alla gestione e l’approvazione da parte dei ministeri coinvolti hanno ritardato di piú di anno l’attivazione. Nella situazione attuale, con le scelte della nuova giunta di smantellare ogni decisione assunta in passato, rischiamo che le misure anticrisi che prima o poi si decideranno a varare giungano in piena ripresa, o comunque in un momento in cui le priorità di intervento saranno probabilmente cambiate e importanti realtà produttive avranno avuto nel frattempo danni strutturali gravissimi.</p>
<p><strong>Ad oggi il percorso di strutturazione delle agenzie locali di sviluppo non è completato: quanto hanno contribuito società come TESS Costa del Vesuvio nello sviluppo dei sistemi territoriali e che ruolo devono ricoprire negli scenari di medio e lungo termine?</strong></p>
<p>Chi oggi vede nelle agenzie di sviluppo locale un mero fattore di spreco non ha evidentemente alcuna conoscenza della realtà. Tess ad esempio ha dimostrato sul campo, nonostante la complessità del compito, di saper accompagnare le diverse fasi della programmazione negoziata e può svolgere un ruolo importantissimo nel supporto alle politiche urbane integrate e ai programmi di rigenerazione urbana. E’ questo un fronte fondamentale per la nostra regione e per un’area come quella vesuviana. In una fase di crisi, inoltre, una struttura come TESS può diventare una risorsa efficace per contenere i costi sociali della recessione, attivando interventi di sostegno, formazione e orientamento delle forze produttive. Se l’obiettivo é di mettere in campo una strategia concreta per lo sviluppo e per il rilancio riproduttivo, uno strumento come TESS offre opportunità di intervento che in una situazione difficile come quella in cui ci troviamo, il Sistema Campania non può permettersi di sprecare.</p>
<p><img src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_7.jpg" alt="" width="660" height="452" /> </p>
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		<title>Area vesuviana: valori positivi ma ancora troppo individualismo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Tonino Palmese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[L'Inserto]]></category>

		<category><![CDATA[anno III numero 7]]></category>

		<category><![CDATA[area vesuviana]]></category>

		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il territorio della costa vesuviana è estremamente variegato, complesso e ricco di tradizioni. Varietà, complessità e tradizioni sono sicuramente tre valori positivi che conferiscono all’area un valore aggiunto rispetto ad altri territori ma bisogna stare molto attenti perché spesso da fattori di successo si trasformano paradossalmente in elementi di disturbo e rallentamento della programmazione rendendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il territorio della costa vesuviana è estremamente variegato, complesso e ricco di tradizioni. Varietà, complessità e tradizioni sono sicuramente tre valori positivi che conferiscono all’area un valore aggiunto rispetto ad altri territori ma bisogna stare molto attenti perché spesso da fattori di successo si trasformano paradossalmente in elementi di disturbo e rallentamento della programmazione rendendo difficile fare sintesi e innovare. In questo frangente è importante che le istituzioni facciano rete territoriale e creino sinergie nella programmazione e negli interventi. Ancora oggi, però, denuncio l’antico costume dell’individualismo sia all’interno che tra gli stessi comuni: enti che operano in maniera scoordinata tra loro, politiche simili senza elementi di incontro, e così via; sono questi i rallentamenti di cui soffre questo territorio.</p>
<p><img src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_8.jpg" alt="" width="660" height="459" /></p>
<p>Occorre maggior coordinamento ma soprattutto maggiore diffusione della propria identità. In ciò enti come la Tess devono intervenire per rafforzare l’identità del territorio e il proprio ruolo nei confronti di tutte le realtà associative che dovrebbero intercettarne le attività e lasciarsi accompagnare e assistere magari con uno sportello dedicato alle scuole o uno alle associazioni.</p>
<p>Il coordinamento e le sinergie diventano un passaggio ancora più obbligato rispetto al grande tema della legalità sul territorio. Oggi tutte le realtà educative sul territorio hanno preso coscienza dell’importanza della legalità di questo dato: scuole, realtà associative sia ecclesiali che laiche si stanno interrogando sul tema della legalità. Un tema quello della legalità che secondo me è positivo perché in ognuno si evince il bisogno di “buone pratiche” e questo è basilare dal punto di vista del nostro territorio. C’è un altro aspetto che dovrebbe essere il superamento delle stesse per passare a forme di cittadinanza attiva tale da rendere il nostro territorio sempre più proiettato verso una dimensione democratica. Sicuramente è stato fatto un primo passo in avanti della condivisione del problema e nella presa di coscienza adesso bisogna passare all’applicazione della teoria. È necessario passare a mettere in pratica il proprio essere cittadini nella cosa pubblica per il bene comune. I nostri sono territori dove la legalità sotto alcuni aspetti è ancora balbettata dai cittadini: basti pensare al tema della viabilità o al tema del clientelismo che è presente nella coscienza di tante persone, per dire che molti cittadini sono ancora sudditi e che alcuni vedono la possibilità di diventare dei cittadini anche attraverso il rispetto delle più elementari regole di convivenza civile come una coercizione alla loro libertà.</p>
<p>In tal senso la scuola, l’associazionismo e gli enti locali dovrebbero attivare continuamente i tavoli e i forum per organizzare questa pratica della cittadinanza attiva. Ma ad oggi risultano ancora elementi spezzettati di interventi mancanti di una strategia condivisa da poter mettere in campo. Certo, risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti: sui beni confiscati, ad esempio, molti Comuni stanno dando importanti segnali nel destinare beni confiscati a servizi di pubblica utilità o ad associazioni di valenza sociale, culturale e antimafia. Anche sul fronte delle scuole si sta operando bene grazie ai progetti di educazione alla legalità. Ma la legalità si vince attraverso la cultura perché il vero reclutamento delle mafie non è sulla povertà economica, dal momento che questa ne è una conseguenza della camorra e non una condizione. La camorra approfitta della povertà culturale proponendo una alternativa che non è quella di stare bene ma di diventare ricchi a scapito di qualcuno, approfittando anche dei falsi modelli culturali proposti dai media. Quindi dove c’è povertà culturale si innesta la camorra e dove c’è camorra c’è povertà economica, e non il contrario.</p>
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		<title>Daniele, presidente ANCI “Comuni virtuosi ma penalizzati dai tagli”</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 15:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<category><![CDATA[Le Città]]></category>

		<category><![CDATA[ANCI]]></category>

		<category><![CDATA[Daniele]]></category>

		<category><![CDATA[enti pubblici]]></category>

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Presidente Nino Daniele, la manovra del governo penalizza gli enti pubblici, a cominciare dai comuni. Quali sono i risvolti in termini di sviluppo? 
C’è da fare una premessa fondamentale: i Comuni nel passato hanno già dato una grossa mano al risanamento della finanza pubblica riducendo gli sprechi e tagliando i costi, ed oggi sono in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.lacostavesuviana.it/foto/a3n7/img_9.jpg" alt="" width="660" height="453" /></strong></p>
<p><strong>Presidente Nino Daniele, la manovra del governo penalizza gli enti pubblici, a cominciare dai comuni. Quali sono i risvolti in termini di sviluppo? </strong></p>
<p>C’è da fare una premessa fondamentale: i Comuni nel passato hanno già dato una grossa mano al risanamento della finanza pubblica riducendo gli sprechi e tagliando i costi, ed oggi sono in assoluto gli enti più virtuosi.</p>
<p>Dinanzi all’attuale crisi, i Comuni non chiedono soldi per affrontarla ma auspicano una maggiore flessibilità della normativa sul patto di stabilità che presenta un aspetto privo di senso: in tutta Italia si potrebbero aprire alcune migliaia di nuovi cantieri per la realizzazione di infrastrutture che consentano un miglioramento della qualità della vita dei cittadini, ma la norma sul patto di stabilità impone ai Comuni di tenersi entro dei tetti di spesa stabiliti su quella degli anni precedenti per cui, pur avendo ricevuto finanziamenti e stanziamenti regionali o contratto propri mutui, non possono utilizzare queste risorse perché rischierebbero di sforare il patto di stabilità.</p>
<p><strong>In un’area con una forte pressione criminale l’educazione e la pratica della legalità costituisce un fattore essenziale per lo sviluppo. In situazioni di crisi economica quali sono i rischi e quali gli strumenti più efficaci a sostegno della legalità?</strong></p>
<p>In un particolare momento di crisi come questo bisogna prestare certamente attenzione alle attività estorsive anche se nel territorio della costa vesuviana hanno subito dei duri colpi grazie anche al coraggio degli imprenditori. Molta più attenzione, invece, merita il fenomeno dell’usura che oggi credo costituisca una nuova emergenza e anche un’attività in cui si vanno ricollocando le attività delle organizzazioni criminali e malavitose. Anche in questo caso viene fuori un altro limite delle politiche finanziarie in particolare nel Mezzogiorno dove il credito costa di più alle imprese ma soprattutto non c’è un credito al consumo, un credito alle famiglie con la conseguenza che imprese e famiglie sono esposte all’ invadenza delle organizzazioni criminali.</p>
<p>Mai come in questi tempi di crisi sarebbe molto importante organizzare forme di microcredito e ogni altro sistema per facilitare il mutuo soccorso e solidarietà tra cittadini.</p>
<p>Per quanto concerne gli altri strumenti di contrasto penso che l’anti racket è l’unica forma concreta e vera che può produrre un effetto di liberazione per gli imprenditori e aiutare seriamente gli investigatori nelle indagini. Sul fronte dei beni confiscati siamo di fronte al problema dei tempi lunghi e della eccessiva burocrazia che intercorre tra la confisca e l’utilizzo: se i due momenti non avvengono con rapidità si finisce con inviare un messaggio negativo ai cittadini.</p>
<p><strong>L’area della costa vesuviana rappresenta da anni un laboratorio di politiche di sviluppo E’ possibile una valutazione delle dinamiche di sviluppo di questi anni individuando gli aspetti virtuosi, i limiti ancora esistenti e le scelte da compiere?</strong></p>
<p>La dimensione che è stata costruita con la Tess secondo me è una dimensione importante perché il sistema vesuviano è un sub-sistema territoriale regionale di dimensioni e caratteristiche adeguate alla competizione produttiva e anche perché ha ancora potenzialità e peculiarità da valorizzare e mettere a sistema; le problematiche di quest’area sono di scala nazionale ed europea e necessitano di una grande attenzione da parte della Regione e del governo nazionale. Ciò che è stato fatto, il livello di sinergie raggiunte e l’esperienza accumulata non possono far ritornare indietro rispetto all’esistente. Invece, ciò che deve essere evitato e che, quindi, può costituire un limite allo sviluppo è che si ragioni in termini di singole città e di singoli interventi o di semplice somma di interventi. Al contrario, è necessaria una grande operazione di programmazione e di investimenti che, pur non prescindendo dalla dimensione locale, debbano necessariamente essere strutturati su scala sovra comunale e integrata. Di ciò ne devono essere consapevoli chi ha responsabilità pubbliche, il sistema delle imprese le rappresentanze sociali.</p>
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