L’ urbanista Gasparrini: “Ma è scarsa la propensione dei Comuni a fare rete”
di Carlo Gasparrini - 19 Luglio 2010

Quindici anni di politiche di sviluppo locale applicate in un complesso contesto urbano, produttivo e sociale, come quello della costa del Vesuvio, hanno sicuramente lasciato il segno. Quali sono gli aspetti del territorio dove è maggiormente leggibile l’incidenza delle politiche di sviluppo, e dove invece si sono mostrati i limiti?

Una delle cose più rilevanti credo che sia stata la capacità di individuare quali sono le propensioni più rilevanti e le eccellenze dei singoli Comuni. Ogni Comune esprime una propensione economica, funzionale, specifica, e il lavoro più importante è stato quello di tirar fuori il meglio e di valorizzare. Un dato che, invece, accomuna tutti è quello del recupero del rapporto città-mare. Questo è un dato che si legge in molte esperienze comunali. Da quello di Castellammare che è il caso forse più emblematico e anche più rilevante, fino ad interventi, in corso o programmati, di una certa importanza come ad esempio del waterfront di Portici. Quando parliamo di rapporto città-mare ci riferiamo ad un complesso di interventi che vanno dalla portualità turistica al recupero dei centri storici, dei tessuti e delle emergenze storiche, alla riconversione della linea FS in metropolitana regionale, cioè tutti interventi che ovviamente hanno giocato e giocano un ruolo importante su alcune filiere produttive. In questo ragionamento che coinvolge tutti i comuni, si innestano le propensioni specifiche dei comuni e le eccellenze produttive Per riassumere, a me pare che ci sia un tessuto di iniziative e atteggiamenti comuni che sono legati moltissimo al rapporto città-mare, e un’interessante attività di valorizzazioni delle propensioni di ciascun comune, delle eccellenze. C’è poi il rapporto con la montagna, molti di questi comuni abbiano prestato attenzione alla valorizzazione turistico ambientale del Vesuvio considerandolo non come un vincolo ma come un’occasione di sviluppo, all’interno di una visione che esalti la valorizzazione del turismo, dell’agricoltura sostenibile e delle filiere che sono legate alla valorizzazione ambientale. Se dovessimo vedere i limiti, io credo che ci sia ancora una difficoltà a fare rete, cioè a costruire tra i comuni, fare accordi di partnership, di cooperazione istituzionale. Molto è stato fatto e la Tess in questo ha svolto un prezioso lavoro nel fare rete territoriale e superare i localismi e non deve assolutamente interrompersi né disperdersi. Deve essere chiaro che il successo dello sviluppo locale in questi comuni passi inevitabilmente attraverso la consapevolezza di dover lavorare assieme perché è difficile affermare singolarmente la propria identità anche sul mercato dell’immagine, del turismo, della competitività nazionale e internazionale. A mio parere la competitività tra singoli comuni ancora prevale rispetto ai punti d’intesa, che comunque ci sono, ma sono troppo deboli. Secondo me questo è un freno, perché sul mercato oggi, come dimostrano molte esperienze nazionali ed internazioni, si riescono ad attrarre capitali se c’è questa dimensione cooperativa e di cooperazione istituzionale.

Quali sono gli interventi necessari per garantire la riqualificazione e lo sviluppo del territorio?

Riqualificazione e sviluppo in genere sono sempre stati considerati aspetti separati: uno più legato all’urbanistica, e l’altro più ai programmi di valorizzazione economica e di sviluppo locale. A me sembra che questo sia uno dei punti cruciali: solo con una sinergia tra strumenti urbanistici di nuova generazione e politiche di sviluppo è possibile raggiungere risultati efficaci. Quando abbiamo fatto il piano strategico operativo della zona rossa, che poi è andato in sinergia anche con quello della Tess che si è mossa nella stessa direzione, abbiamo teso a mettere assieme i due aspetti. Al contrario, quando questi due poli se ne stanno ciascuno per proprio conto, alla fine i risulti non si riescono a vedere. Magari gli interventi si fanno pure, ma devono trovare un tessuto connettivo che li accoglie e che faccia da moltiplicatore altrimenti restano operazioni isolate. E’ ovvio che in un’area come questa che presenta moltissimi problemi di disgregazione sociale ma altrettante grandissime potenzialità di forze produttive attive, non c’è dubbio che questi interventi servano anche a ricostituire un tessuto sociale ed economico che sia in grado di mostrare una capacità competitiva.

In questi anni il territorio ha assistito alla crisi dalla grande industria del passato ma sta riscoprendo una vocazione opposta, della piccola industria, leggera e compatibile con l’ambiente.

Sarebbe stato impossibile proseguire sulla strada della grande industria nell’era della globalizzazione. Per fortuna il territorio ha grandi risorse e su quelle deve puntare. Penso al turismo, inteso come turismo intelligente, capace, cioè, di intercettare domande diverse, che vanno dal turismo di qualità e di eccellenza, a cinque stelle, ad un turismo più povero, ma legato a fasce che oggi rivestono un ruolo importante nei flussi nazionali e internazionali, e che sono alla ricerca di nicchie di offerta legate all’ambiente e alle tradizioni del territorio. Ma anche l’agricoltura, ad esempio, ha avuto uno sviluppo notevole, la si sta riscoprendo multifunzionale, quindi non più legata alla terra in senso stretto, ma anche ad un’offerta mista a quella turistica, che intervenga come integrazione del reddito agricolo tradizionale. Poi ci sono i settori tipici, dalla cantieristica al corallo, alla diportistica, alle attività manifatturiere più radicate nel territorio che non hanno mai smesso di esistere, ma anzi si sono sviluppate. Stesso discorso vale per le attività di ricerca e di innovazione anch’esse compatibili con il territorio, come l’Enea, L’Università.

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