Il presidente dei giornalisti Lucarelli: “Duro colpo per la comunicazione pubblica”
di Ottavio Lucarelli - 19 Luglio 2010

 Dopo quasi tre anni e ventidue numeri, la Costa Vesuviana interrompe le pubblicazioni. Senza entrare nel merito della decisione che ha determinato la fine di questa esperienza editoriale, resta il rammarico per una “voce” che si spegne proprio nel pieno della sua missione istituzionale. In tutto questo tempo, la Costa Vesuviana ha dato risalto non solo a Tess, facendo conoscere alle comunità dell’area l’operato dell’agenzia di sviluppo, ma anche ai sedici comuni che dell’agenzia sono soci, rappresentando un veicolo di comunicazione per tutte le loro attività. La comunicazione pubblica, già carente di iniziative editoriali, subisce un altro colpo. Su questo tema abbiamo raccolto le riflessioni di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Che ringraziamo.

Ogni volta che chiude un giornale si perde un pezzo di libertà. E la chiusura del giornale de “la Costa Vesuviana”, assieme alla web tv, la brusca interruzione di un serio programma di comunicazione e informazione, è una perdita particolarmente grave. Per diverse ragioni.

Innanzitutto dal punto di vista della trasparenza. Perché la pubblicazione periodica è un riflettore che accende luci in più direzioni, all’interno ma anche all’esterno. All’interno nel momento in cui rende più facilmente visibile l’attività di un ente, all’esterno nel momento in cui diventa un punto di riferimento per l’informazione e la cultura di un’intera area, di un comprensorio ampio, articolato e decisivo per lo sviluppo della provincia napoletana e della Campania.

Una perdita importante anche dal punto di vista della libertà di informazione. In un momento in cui i giornalisti, praticamente compatti con il sostegno anche dei direttori di grandi quotidiani che non sempre sono stati al nostro fianco, stanno conducendo una battaglia per la libertà di informazione che non è corporativa ma riguarda la libertà dei cittadini del nostro paese, chiudendo un giornale si finisce per “auto-imbavagliarsi”. Si spegne una luce, si perde un pezzo di libertà. Libertà di informazione e non solo.

Una chiusura che, dato non irrilevante, finisce per colpire direttamente i giornalisti.

Giornalisti professionisti e giornalisti pubblicisti che per tre anni si sono impegnati seriamente realizzando un giornale di grande qualità che ha coniugato con notevole efficacia l’informazione e il dibattito culturale. Uno stop che colpisce lo sviluppo, l’informazione e la nostra categoria che in un momento difficile per l’economia sta già subendo danni consistenti. Nel corso degli ultimi dodici mesi lo stato di crisi di numerose testate ha causato la perdita di centinaia di posti di lavoro a livello nazionale e di decine di posti anche a livello regionale. Non solo. In alcune redazioni, per salvare il posto, i colleghi hanno firmato i contratti di solidarietà rinunciando così a una parte significativa del proprio stipendio. Ora, in attesa di una ripresa dell’economia e del mercato pubblicitario, la scure si abbatte anche sulla comunicazione pubblica, un settore particolarmente importante per l’informazione. Un settore in cui l’Ordine dei Giornalisti, assieme al sindacato e a tutte le strutture della nostra professione, crede e investe in modo particolare.

Una legge, la numero 150 del 2000, ha introdotto infatti principi e regole per la comunicazione, l’informazione e la trasparenza. In questi dieci anni in Campania alcuni enti pubblici hanno colto l’opportunità ma non sempre, anzi in pochi casi, hanno applicato integralmente la legge. In sostanza è avvenuto che la 150 è stata applicata parzialmente e male.

Pochissimi i concorsi, molti invece i rapporti a tempo determinato. Scelte che hanno creato una nuova fascia di giornalisti professionisti “precari” che hanno accumulato grande esperienza nel campo della comunicazione, che rappresentano una ricchezza per il rapporto tra enti e pubblica opinione senza però riuscire a tradurre questi sforzi in concreti e stabili posti di lavoro.

In questo ambito non solo le figure del portavoce e degli uffici stampa, ma anche le pubblicazioni (carta stampata, siti Internet, web tv) rappresentano una conquista importante che va difesa, sostenuta, sviluppata e che non rappresenta certo una fonte di spreco di denaro. Ben altri, purtroppo, sono gli sprechi. Bene sta facendo il nuovo governo regionale a lavorare nella direzione della pulizia di bilancio, ma proprio per l’importanza di questa operazione bisogna stare attenti, molto attenti, nella selezione dei settori in cui tagliare le spese. Non è possibile, non è accettabile che l’informazione e la libertà di stampa siano considerate uno spreco. Al contrario, sono settori in cui la pubblica amministrazione, e qui la Regione deve dare un esempio positivo per tutti gli enti della Campania, deve investire di più.

Poco, troppo poco è stato fatto nell’applicazione della legge 150. Ed è in questo senso che le iniziative editoriali de “la Costa Vesuviana” rappresentano una conquista importante, un esempio che va sviluppato e non ucciso. Così facendo si spegnerà una luce. Così facendo si perderà un pezzo di libertà. Non solo per l’area vesuviana ma per tutta la Campania.

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