|
||||||||||
Quando si parla di America nessuno pensa al nuovo continente ma la mente richiama istintivamente il volto degli Stati Uniti d’America e la sua bandiera a stelle e strisce. Per molti una Terra promessa, per altri l’incarnazione del male, per altri ancora il luogo dove tutto è possibile. E’, per certi versi, il set ideale dove poter incastonare ogni storia, soprattutto quelle che raccontano di catastrofi, di solitudine, di amore e morte, di fantascienza e di suspense.

Guardare le immagini dell’attacco alle Torri Gemelli dell’11 settembre del 2001 vuol dire convincersi con difficoltà che tutto ciò è stato reale e non frutto dell’ultimo lavoro di Spielberg. Convincersi perché impensabile. Eppure l’America è anche questo. Turbinio di contrasti che non trovano convivenza in altri luoghi se non in quello. Sicurezza e paura dell’altro, massima aspirazione alla democrazia ed applicazione della pena di morte, volontà di esportare libertà alle popolazioni contro le tirannie per poi ritrovarsi non liberi sul proprio territorio. L’11 settembre è il trionfo e l’amplificazione di tutto ciò. Qualcuno affermò che il mondo non sarebbe stato più quello di prima, disarmante verità. Bisogna comprendere che la cicatrice delle Torri Gemelle parte come attentato all’America ma col tempo diventa mito. Diventa un non-luogo, un nontempo.
È una cicatrice dell’intera umanità. Non solo per coloro che l’hanno subita, il mondo occidentale e democratico, ma anche per coloro che l’hanno mossa, quello orientale ed islamico. E’ il tempio del non-dialogo, altare alla negazione dell’essere. Dedicare un monumento all’11 settembre vuol dire ricordare questo. Vuol dire non dimenticare che vi è una ferita del genere umano sanguinolenta e che probabilmente, così come quella della shoah, non cicatrizzerà mai. Perché rappresenta la negazione dell’uomo stesso. Non è un caso che sia proprio Pompei, città della Pace Universale tra i Popoli, di tutti i Popoli al di là della propria cultura e visione del mondo, ad essere l’unica città italiana ad avere un cimelio innalzato a monumento alla memoria dell’11 settembre. In Piazza Bartolo Longo, una sezione delle travi avvinghiata su se stessa, immortalata nell’estenuante lotta contro l’immane calore delle fiamme, alta sei metri, poggiata su di una base in pietra lavica di 24 metri quadrati, ove campeggia la scritta “11 settembre”.
È un monumento non-luogo e senza tempo perché si richiama alla mente l’11 settembre, non più quello del 2001, ma quello che appartiene al genere umano e tutto ciò che appartiene all’intera umanità non è prigioniero né di coordinate spaziali, né di quelle temporali.






