|
||||||||||
Ci fu un tempo in cui una squadra vesuvianadi calcio giocò per lo scudetto.
Avvenne nel campionato 1923-1924, finalissimaper il titolo tra il Savoia di TorreAnnunziata e il glorioso Genoa. I torresi perserotre a uno in Liguria e pareggiarono uno auno in casa, nel vecchio stadio Oncino, unaresa più che onorevole. La formazione deivicecampioni d’Italia: Visciano, Nebbia,Lobianco, Cassese, Caia, Borghetto, Maltagliati,Mombelli, Bobbio, Ghisi, Orsini.
Nell’albo d’oro del passato, alle nostre latitudini,c’è pure un calciatore campione olimpico:Alfonso Negro (1915-1984), nato da genitoriemigrati a Brooklyn, che a Berlino nel 1936segnò il decisivo gol del due a uno nella semifinalecontro la Norvegia. Venne a vivere aErcolano, dove esercitò la professione medicae fu amministratore comunale.
Mai tempo appare più lontano. Oggi ancheil calcio così detto dilettantistico è dominatodal danaro. L’abitudine alla tv e alle pantofoleha svuotato i campi sportivi.
Dall’ultima stagione soltanto la Juve Stabiabrilla per la promozione; l’ha festeggiata nellostadio intitolato a Romeo Menti che nel dopoguerragiocò con le “vespe” e chiuse i suoigiorni di gloria nell’aereo del Grande Torinoschiantatosi nel 1949 sul colle di Superga.
Grandi tradizioni si trascinano nell’anonimatodei tornei minori. Il Savoia fu fondato nel1908, lo Stabia nel 1907, il Portici addiritturanel 1906. Ciascuna ha più abitanti di moltecittà che la domenica si godono la serie A,eppure non riescono a emergere.
Perfino nel calcio si è inasprito il dislivellofra Nord e Sud. Quando si traccia il progettodella città vesuviana forse sarà il caso di pensareanche allo sport, alle sinergie o almenoalle alleanze.
La nostra costa, non v’è dubbio, è stataterra di grandi campioni. Basta pensare ai fratelliDennerlein, Federico detto Fritz eCostantino detto Bubi, nati a Portici, i più illustriassi italiani del nuoto e della pallanuoto.Fritz vinse 37 titoli italiani (soprattutto nellaspecialità del delfino); stabilì venti primati italianie cinque europei; conquistò quattromedaglie d’oro ai Giochi del Mediterraneo;partecipò a tre Olimpiadi.
Nella pallanuoto vinse due scudetti da giocatoree quattro più una Coppa Campioni allaguida della Canottieri Napoli. Capitano dellaNazionale, la allenò dal 1983 al 1990, ottenendol’argento ai mondiali di Madrid 1986. Emorto nel 1992, a 56 anni, in una curva dellaSorrentina. Il suo germano, Bubi, vinse diecititoli italiani nel nuoto e uno nella pallanuoto;ma la sua fama resta legata al ruolo di allenatore,prima della Canottieri (fino al 1965), poidella Nazionale che pilotò per 24 anni e setteOlimpiadi. Scoprì e valorizzò NovellaCalligaris, fu l’innovatore del nuoto nazionale.
I Dennerlein, atleti fuoriclasse. ComeGiuseppe, Carmine e Agostino Abbagnale, natia Pompei e gareggianti per il Circolo stabiese.I primi due, i “fratelloni d’Italia”, sono stati ipiù grandi canottieri di tutti i tempi, con duetitoli olimpici e sette mondiali nella specialitàdel due con (il “con” era il minuscolo timonierePeppeniello Di Capua). Agostino, il minore,di Olimpiadi se ne è aggiudicate tre. Tuttierano allenati dallo zio Giuseppe La Mura. Trai tanti stabiesi eccellenti nel remo, da citarealmeno Ciccio Esposito, nove allori mondiali.Torre Annunziata è invece la capitale delpugilato, con sei campioni d’Italia fra i professionisti:Gaetano Caso, Biagio Zurlo, PasqualePerna, Pietro Aurino e, di recente, GiuseppeLangella e Gaetano Nespro.Anche in questa disciplina la tradizioneviene da lontano. Un nome per tutti, quello diErnesto Centobelli, il romano che venne avivere sotto il vulcano, conquistò titoli a rafficae creò una scuola.Pure il ciclismo ebbe il suo pioniere, il porticeseEzio Ascione. Nel 1910, su polverosestrade, vinse la tortuosa gara detta Costad’Amalfi. L’anno dopo si aggiudicò la CoppaCioffi. I suoi rivali erano Luigi Sannino, il barreseCiro Giacca, soprattutto il marcheseGianni Pinto che correva in guanti bianchi. Nel1913 Ascione trionfò in Argentina, vinse latappa San Pedro-Rosario e la classifica finaledel Gran Premio de la Réaccion del Rosario.Ricordi remoti, custoditi in ingialliti ritaglidi giornale. Come quello che racconta dell’ippodromostabiese di fine Ottocento, nel luogoancor oggi detto “aret’a corsa”.Come si sono sbiaditi i due scudetti tricolorivinti negli anni Settanta nell’hockey suprato dalla Fortitudo di Torre del Greco.Come si sta perdendo la memoria dell’assodel volante stabiese Giovanni Salvati che, allavigilia di gareggiare in Formula uno, perse lavita a trent’anni sul circuito di Taruma inBrasile, mentre duellava con WilsonFittipaldi.Ercolano non ha più la squadra di pallavolofemminile in serie B. Sul Vesuvio non si corronopiù le spettacolari corse d’auto, eppure ilvicecampione di Formula uno Sebastian Vettelè venuto ad allenarsi sul vulcano. Il Portici diItalo Romagnoli, la Turris di Peppino Schianogalleggiano nei campionati minori di calcio.Qualcosa bisognerà pur fare, a livello dibase più che di vertice. E’ sapere consolidatoche lo sport contribuisce molto a tenere lontanii giovani dalla strada, in definitiva dalletentazioni della camorra. Perciò sotto il Vesuviobisognerà pensare presto a nuovi campi,palestre, piscine. E’ un invito alla civiltà, piùche all’agonismo.






