I problemi sono noti: degrado ambientale, sicurezza, qualità dei servizi pubblici
di Alessandro Leon - 4 Giugno 2010

Il nesso tra la cultura, in quanto settore produttivo, e sviluppo economico di un territorio è un tema assai frequentato nell’ambito della politica economica. Sull’onda di alcune esperienze di sviluppo italiane, localizzate in aree depresse del Centro-Nord, ad esempio a Ferrara (negli anni ‘80) o a Torino (dal 2000), ma anche nel Mezzogiorno, a Matera e a Lecce (più recentemente), sono stati finanziati vari progetti di valorizzazione culturale anche nell’area vesuviana, soprattutto durante il periodo di programmazione comunitaria 2000-2006. Lo scopo di progetti riguardanti la cultura per lo sviluppo era quello di favorire la crescita economica legata alla filiera culturale e a quella turistica, veicolati da una robusta fruizione culturale, che avrebbe dovuto produrre una permanenza media sul territorio tra i due ed i tre giorni, in periodi dell’anno poco frequentati dal turismo maturo (sole, mare).

Il ponte tra le esigenze di carattere economico e quelle culturali, si impernia sull’intreccio e sulle connessioni esistenti, materiali e immateriali, tra l’opera e il territorio in cui è collocata. L’idea di base è che il bene culturale deve essere contestualizzato, insieme alla eventuale presenza di un centro storico, di altre emergenze monumentali, del paesaggio circostante (ambientale e/o antropizzato), delle risultanze archivistiche e scientifiche, delle tradizioni demo-etno-antropologiche.

L’estensione del concetto spaziale del bene culturale è oggi ulteriormente protesa, a volte forzatamente, anche sugli aspetti enogastronomici e l’artigianato tipico. Tutela, territorio e gestione si saldano in un approccio unitario che soddisfa, ad un tempo, obiettivi culturali, economici e sociali. La costa del Vesuvio è naturalmente dotata di risorse culturali di importanza internazionale: Pompei, Ercolano, ma anche il Vesuvio, sono luoghi conosciuti e frequentati da turisti di tutto il mondo.

Tuttavia, gli effetti economici prodotti oggi da questi siti sono modesti, quasi insignificanti. Il turismo non genera fruizione turistica permanente, perché i turisti, soprattutto gli stranieri, considerano queste mete oggetto di una visita fugace, transitoria, una sosta tra due tappe principali: Roma (a Nord), Capri e Costiera Amalfitana (a Sud). Molte sono le ragioni di una mancata o scarsa valorizzazione del territorio vesuviano: degrado ambientale, sicurezza, qualità dei servizi pubblici. Forse una delle ragioni più importanti riguarda la gestione delle aree archeologiche e degli altri siti culturali del territorio (Reggia di Portici, musei civici, le ville e dimore vesuviane, la Reggia del Quisisana, ecc.). Ad oggi, i beni non sono collegati tra loro, spesso non sono accessibili o, se lo sono, la qualità della visita non è sempre adeguata.

Il riconoscimento dell’Unesco ai tre siti archeologici di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata potrebbe rappresentare un’opportunità per cambiare le modalità di fruizione delle risorse culturali, anche a fini di sviluppo turistico, ma a patto di cercare di trovare un coordinamento concreto tra queste emergenze, e le altre che sono tante e di grande interesse culturale. Anche per reazione ad una realtà immobile e deludente, alcune Soprintendenze ed Enti locali hanno dato vita, negli anni ‘90, a “sistemi complessi di gestione”, che legano i siti secondo qualche specifico nesso culturale (itinerari culturali e ambientali, come quelli federiciani in Puglia, di Piero della Francesca in Toscana o del Perugino in Umbria), o in base alla loro localizzazione in un’area culturale omogenea (musei, aree archeologiche, emergenze architettoniche, centri di documentazione, aree espositive temporanee). I sistemi culturali possono essere contenuti in un’area specifica (di piccole dimensioni o in grandi aree urbane) o essere diffusi su aree vastissime. Al variare dei temi e degli itinerari, però, deve corrispondere una macchina gestionale unitaria ed integrata, capace di organizzare o coordinare i servizi su tutti i siti, sia quelli Unesco, sia gli altri, omogeneizzando gli standard e garantendo la qualità della visita. Questa area della Campania è ricchissima di temi e di attività, capaci di rispondere ad una domanda di fruizione differenziata. Come è già successo in altri territori, anche in questa area è possibile dare risposte organizzative innovative. Le soluzioni possono essere diverse: da quello dell’identificazione di un sistema gestionale centrale ed integrato, ad un altro che invece promuove un solido coordinamento tra più organizzazioni gestionali.

L’esperienza del MAV di Ercolano dimostra che innovando il fronte espositivo, la fruizione aumenta di conseguenza. Ma si tratta di un punto isolato nello spazio. Il sistema culturale potrebbe rappresentare, per questo territorio, un modello per modificare a fondo le modalità di visita di tutto il territorio, sfuggendo all’assistenzialismo di alcune gestioni sempre più residuali in alcuni siti, ed evitando la creazione di inutili e costose rendite di posizione.

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