di Francesco Balletta - 3 Maggio 2010

Se quella che viviamo è una crisi anche mediatica

Come storico dell’economia ho seri dubbi sull’esistenza di una vera crisi economica nel triennio 2007 - 2010. In effetti, si tratta di una ”crisi mediatica”, cioè provocata dalla diffusione di allarmismo, che ha scoraggiato i consumatori e gli imprenditori. Storicamente le crisi che si sono avute, in epoca preindustriale, sono dovute alle carestie, accompagnate alla diffusione di epidemie con alta mortalità della popolazione. Si sono verificate anche crisi monetarie causate dalla falsificazione o dalla carenza della moneta metallica. In epoca industriale, cioè nell’Ottocento e nel Novecento, le carestie sono quasi scomparse ed abbiamo avuto crisi provocate da eventi bellici e da sovrapproduzione. In effetti, quando parliamo  di crisi dobbiamo fare riferimento all’economia reale, le crisi finanziarie sono solo un riflesso di quelle reali. Anche le variazioni del mercato monetario possono influire sull’economia reale, poiché la carenza o l’abbondanza di moneta sul mercato possono influire sulla distribuzione dei redditi.

Su queste considerazioni, ricavate dalla conoscenza dell’evoluzione dell’economia negli ultimi due secoli, la domanda che ci poniamo è come inquadrare la crisi economica degli ultimi tre anni. E’ una crisi monetaria o una crisi dell’economia reale? Non è monetaria poiché non si sono avuti grossi mutamenti nella quantità di monete in circolazione. Vi è stata una debolezza del dollaro causata dalla politica della banca federale per favorire le esportazioni dagli USA. Anche la Cina ha fatto una politica di svalutazione della moneta per vendere i suoi prodotti nei paesi occidentali.

La politica monetaria di questi due paesi ha danneggiato le esportazioni e il settore turistico dell’Europa. I paesi dell’Unione Monetaria Europea non hanno reagito - specialmente la Germania sostenitrice di una moneta forte - poiché fa comodo rafforzare l’Euro sui mercati.

Non è una crisi monetaria, ma non è neanche una crisi dell’economia reale, perché i prezzi non sono calati, se non per alcuni settori, come gli apparecchi per le comunicazioni - telefoni, televisori e computer -, dove l’allargamento del mercato ha consentito di adottare sempre nuove tecnologie.

Si potrebbe definire una crisi finanziaria.

Ciò è vero, ma essa non porta grossi sconvolgimenti sul settore della produzione e comunque rimane circoscritta agli speculatori finanziari ed è frenata dai provvedimenti anticrisi dei governanti occidentali. Gli interventi comunque hanno riguardato, prevalentemente, gli Stati Uniti, dove la crisi è nata e si è commesso l’errore di fare fallire una banca importante.

Se non è una crisi monetaria, non è una crisi dell’economia reale e non è una crisi finanziaria, viene spontaneo chiedersi come mai ci troviamo di fronte a molte industrie che chiudono o rallentano l’attività, provocando una diffusa disoccupazione? Si tratta di una crisi mediatica, cioè si è voluto diffondere il panico da parte dei governanti di molti paesi occidentali, compresa l’Italia, per potere meglio gestire l’intervento pubblico nell’economia. Cioè si tratta di un ritorno alla politica keynesiana dei primi decenni del secondo dopoguerra (1950 - 1970), allorché lo Stato gestiva l’economia in molti paesi occidentali, acquisendo largo consenso politico. Diffondere notizie sulla crisi anche false significa scoraggiare gli acquisti dei consumatori e scoraggiare gli investimenti degli imprenditori con conseguente calo della produzione e la presenza di una disoccupazione strisciante. Coscienti che la diffusione di notizie allarmanti aggrava la crisi, i governanti hanno alternato informazioni negative sulla crisi ad informazioni sulla sua rapida risoluzione.

Comunque, la Campania ha risentito della crisi specialmente nei settori del turismo e della vendita dei beni di lusso, come il corallo e in generale i prodotti dell’artigianato artistico, ma non per la crisi, bensì per la politica di svalutazione del dollaro e della moneta cinese.

Quale consiglio possiamo dare ai giovani in cerca di lavoro in un momento difficile? Ridare all’agricoltura campana nuovo vigore con nuove produzioni di qualità da vendere sul mercato internazionale. Possono crearsi filiere che collegano aziende agricole con il settore dell’artigianato e il turismo. Ma si tratta solo di un esempio, le iniziative private possono essere tante e bisognerà solo crederci.

Francesco Balletta
docente di Storia Economica Università Federico II
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