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La costa vesuviana rappresenta uno dei territori campani più strategici secondo i rappresentanti delle principali organizzazioni sindacali che da anni seguono le vicende sociali, economiche ed occupazionali dell’area.
In questo numero abbiamo raccolto le riflessioni di Davide Pastore, CGIL, Matteo Vitagliano, CISL e Giuseppe Ferrara, UIL.
Sebbene con sfumature e punti di vista diversificati i tre intervistati convengono sulla necessità di considerare il nostro territorio di riferimento come unicum di problematiche e opportunità e di rafforzare le politiche e gli strumenti di concertazione.
Come per i precedenti numeri, il primo punto di discussione riguarda il rapporto tra le identità delle singole città e quella comune della costa vesuviana.
“Le Amministrazioni comunali, se non escono dal proprio ambito locale, non hanno alcuna possibilità di fare sviluppo” sostiene Pastore e Ferrara è sulla stessa falsariga: “Le esigenze locali sono legittime ma non fanno sviluppo. Inoltre, lasciati da soli, i Comuni rischierebbero di sforare i patti di stabilità o di gestire soltanto le emergenze e l’ordinaria amministrazione, precludendosi la possibilità di pianificare il futuro”.
“Trasporti, ambiente, sanità e anche i Beni culturali - spiega Vitagliano - sono settori che richiedono necessariamente un approccio congiunto ai problemi; inoltre, anche le opportunità di accesso a fondi regionali e comunitari sono ormai concepiti in un’ottica di ambiti territoriali omogenei come, ad esempio, gli Accordi di Reciprocità”. Proprio l’AdR è ritenuto da tutti il più chiaro (e recente) esempio di come le buone prassi di coordinamento e gestione unitaria dei progetti di sviluppo abbiano portato a una proposta progettuale organica e bilanciata tra le diverse esigenze cittadine. Altro aspetto trattato e sottolineato dai nostri interlocutori riguarda il ruolo del sindacato. Ancora una volta l’impianto progettuale della nostra proposta di AdR viene preso in considerazione come uno dei momenti più alti di convergenza tra istituzioni e parti sociali che va ad arricchire la lunga storia di concertazione sul territorio. L’altro grande banco di prova è quello della crisi che sta colpendo l’area in maniera grave: “Abbiamo partecipato ai tavoli anticrisi istituiti nell’area insieme ai Sindaci per affrontare con proposte concrete i problemi dell’area legati al lavoro - continua Vitagliano - e in questo senso il sindacato ha svolto un ruolo decisivo”. La questione si incrocia con il ruolo delle istituzioni sul territorio e dell’agenzia di sviluppo Tess. Secondo Davide Pastore Tess oggi rappresenta l’agenzia più efficiente e avanti rispetto alle altre nella pianificazione territoriale, mentre lamenta un impegno non sempre all’altezza delle Amministrazioni comunali che, in alcuni casi, hanno tradito il ruolo prioritario di soddisfare le esigenze delle comunità anteponendo ad esso piccoli calcoli politici. Anche Matteo Vitagliano sottolinea il buon lavoro compiuto da Tess e aggiunge che ad essa dovrebbero essere affidate funzioni di tipo più operativo oltre a quelle già svolte di coordinamento, anche in chiave di assistenza a quelle amministrazioni che per problemi di risorse o di carenza professionalità interne non riescono a cogliere le opportunità di accesso ai finanziamenti. La posizione di Giuseppe Ferrara è leggermente diversa perché sostiene che “Tess avrebbe potuto svolgere un ruolo di coordinamento regionale dell’intero sistema dei 45 sistemi territoriali mentre, rispetto al proprio ambito geografico, accanto agli indubbi meriti, esistono evidenti contraddizioni: innanzitutto sedici comuni di riferimento sono troppi perché formano un agglomerato urbano eccessivamente popoloso per poter prevedere politiche omogenee e capaci di incidere uniformemente ed efficacemente sull’area; dall’altro lato gli ambiti territoriali definiti dalla Regione non coincidono con i comuni della Tess creando squilibri di programmazione e di progettualità”.
Infine, vi è la questione di come migliorare la consapevolezza e la forza dell’identità comune. Secondo Vitagliano, “I Comuni più piccoli sono quelli che oppongono maggiori resistenze rispetto ad una idea collettiva perché più degli altri temono di perdere la propria identità su cui molto spesso si incentrano i programmi politici delle Amministrazioni: sarebbe quindi opportuno coinvolgere di più i comuni minori nelle scelte generali e accompagnarli negli interventi progettuali per rafforzare il loro senso di appartenenza ad un contesto più esteso”.
“Nei momenti di crisi - ragiona Davide Pastore - il senso di collettività e di solidarietà rischia di soccombere dinanzi ad una vera e propria lotta di sopravvivenza in cui i confini del lavoro nero così come della concorrenza sleale si espandono a dismisura senza però creare vere occasioni di sviluppo. Per questo mai come oggi si deve procedere parallelamente sia con politiche di sostegno al reddito, per evitare che sempre maggiori fasce di popolazione scendano al di sotto dellea soglia di sopravvivenza, sia con azioni a sostegno della legalità e dei valori della comunità: se è vero che la necessità rompe la legge, intesa quale sistema di regole di convivenza civile, democrazia e cultura politica, è anche vero e provato che laddove si impone la cultura della legalità si rompe meno la legge”.






