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Dire “Cento Vetrine” a chiunque sia informato di programmi TV fa venire in mente una serie televisiva di discreto successo con i soliti ingredienti dell’intrattenimento familiare: intrighi, amori e gelosie tra il luccichio di un centro commerciale ricostruito nella finzione televisiva.
Nelle terre oppresse dalla camorra Cento Vetrine vuol dire anche lotta al racket delle estorsioni, visto che a queste latitudini, purtroppo, il luccichio delle vetrine spesso corrisponde a flussi di denaro che finiscono nelle casse della criminalità. E non è finzione.
Per fortuna il muro massiccio di omertà che ha da sempre caratterizzato le stagioni più buie della pressione criminale comincia a mostrare crepe: è notizia di qualche giorno fa il blitz dei Carabinieri - denominato, appunto, Centovetrine - che ha portato alla decapitazione della struttura criminale che a Ercolano gestiva il racket delle estorsioni ai commercianti. Tutto ciò è stato possibile grazie alla denuncia di trenta commercianti stanchi dei soprusi.
Qui termina la cronaca e comincia la riflessione senza eccessi di ottimismo ma con la lucidità di chi si confronta costantemente con le problematiche di un territorio complesso.
Prendo spunto da una osservazione sull’identità collettiva fatta nelle pagine di questo numero: “Se è vero che la necessità forza la legge, è anche vero e provato che laddove si impone la cultura della legalità si rompe meno la legge”.
Per troppi anni i diversi “pezzi” delle istituzioni, della società civile e delle parti sociali hanno operato separatamente e spesso disordinatamente contro la criminalità e i risultati non sono mai stati equiparabili agli sforzi compiuti.
Il sacrificio di figure come Falcone e Borsellino ci ha consegnato la lezione che oggi finalmente ci permette di intervenire secondo uno schema moderno e più efficiente: intervenire contro la criminalità significa far muovere in maniera coerente, sincrona ed intelligente quegli stessi pezzi con risultati moltiplicati.
Creare cultura della legalità vuol dire accompagnare l’azione della magistratura, solidarizzare con chi subisce le minacce della criminalità come è capitato ai procuratori Marino e Magi, sostenere le forze dell’ordine, perseverare nella trasparenza e nella legalità dell’azione amministrativa degli enti pubblici.
Ma anche e sopratutto diffondere la cultura della convivenza civile tra i giovani, offrire modelli alternativi alla tentazione del guadagno facile contro la disoccupazione, generare un clima di civiltà e di sicurezza che spinga i cittadini, i commercianti e gli imprenditori a fare fronte comune contro la criminalità.
Solo così un blitz dei Carabinieri si trasforma in un successo della civiltà contro la sopraffazione, perché dietro di esso c’è il coraggio di trenta commercianti che hanno denunciato, la pazienza dei magistrati nel guidare le indagini, la tenacia di una Amministrazione a fare della legalità una bandiera di buon governo, la solidarietà di cittadini e organizzazioni laiche e religiose. Così vale per l’episodio di Torre Annunziata e per le altre azioni non più isolate contro la criminalità.
Sono segnali incoraggianti che confortano e sostengono il lavoro di chi è impegnato a promuovere sviluppo sul territorio, anche dentro una crisi insopportabile, per sottrarre elementi di attecchimento della mala pianta della camorra.
Tutti sappiamo che il cammino è lungo e difficile ma siamo sempre più convinti che le cento, mille, diecimila vetrine della costa vesuviana e di tutto il Sud possano luccicare al sole della legalità.
Presidente Tess Costa del Vesuvio






