di Vivian Russo - 3 Maggio 2010

“Migliorare il rapporto tra giovani e istituzioni”Il passaggio alla vita adulta e professionale, che in Europa è compito dello Stato, al pari dell’educazione alla democrazia ed alla partecipazione alla vita sociale, in Italia è stato affidato alla famiglia ed alla scuola da un lato e, dall’altro, ai soggetti “associativi” (partiti, associazioni, sindacati, ecc.) operanti nella società civile. In questa situazione di “delega” di responsabilità chi da sempre si è assunto l’onere di intervenire (oltre ai soggetto già citati) sono stati i Comuni e, spesso, sulla base di una personale sensibilità dei singoli Amministratori. Oggi si sta attraversando un periodo di consistenti turbolenze innescate in particolare dall’attivazione di nuove normative di riforma istituzionale, che provocano notevoli cambiamenti degli assetti organizzativi in termini di poteri e competenze di numerosi soggetti organizzati (A.S.L., Regioni, Province, Comuni, Enti Privati, Cooperative, Associazioni). La fase attuale assegna alle istituzioni locali (Comuni, Province e Regioni) compiti precisi in materia di politiche giovanili. Si registrano così, da alcuni anni, significativi risultati raggiunti da progetti locali ed iniziative pilota in diversi Comuni e città italiane: si tratta di ragionati e validi esperimenti territoriali in un sistema nazionale ancora da definire.

Continuando il viaggio all’interno delle politiche giovanili della Regione Campania, apriamo l’inserto di questo numero riportando le riflessioni di Francesco Micera, Presidente Assemblea Forum Nazionale Giovani, già Presidente del Forum Provinciale di Napoli ed espressione del associazionismo della costa vesuviana: “Il tutto è più della somma delle sue parti - sostiene Micera - Credo che sia questo concetto a riunire il punto di vista e l’atteggiamento di chi, nel nostro territorio, crede nell’associazionismo giovanile. Quel tutto a cui miriamo, e che rappresentiamo uniti, è la nostra forza. Viviamo in tempi di continuo, irrefrenabile e frenetico cambiamento, e spesso i giovani di questo paese, considerati sempre più problema e sempre meno risorsa, vivono sulla loro pelle le antiche difficoltà del sistema Paese. Un Paese vecchio, spesso incapace di cogliere le opportunità di un mondo nuovo, un paese insensibile a istanze di innovazione e di cambiamento. Il contesto difficile nel quale ci muoviamo non può e non deve rappresentare né un elemento di scoramento né un alibi all’immobilismo.

Le migliaia di giovani che vivono nelle forme più variegate l’impegno civico e associativo sono di certo la migliore risposta a chi parla di una gioventù ferma e non attiva”.

Rispetto ai limiti dell’associazionismo giovanile: “La difficoltà maggiore, riflette il Presidente del Forum - consiste nell’accordare fiducia ai giovani. C’è un preconcetto che vuole il giovane inesperto, ingenuo e non preparato. Ma non è così. Comprendere l’enorme potenzialità generazionale, politica e sociale rappresentata dalla sinergia tra giovani e mondo istituzionale, rappresenta la nostra sfida per il futuro.

Occorre necessariamente un maggior sforzo di coordinamento e confronto tra le diverse realtà giovanili esistenti per stimolare una maggiore coesione tra i giovani, ed affinchè quel tutto di cui parlavo prima si realizzi. In quest’ottica sono convinto che i Forum dei Giovani possano e debbano sempre più svolgere un ruolo decisivo e di confronto”.

Per quanto riguarda il rapporto tra giovani e istituzioni, Micera lo considera difficilmente catalogabile: “Si passa da un concreto scambio - come nel caso delle realtà in cui sono presenti strutture partecipative ed informative rivolte ai giovani - ad una totale insensibilità istituzionale in materia. Credo che questo sia dovuto anche al fatto che la proposta di legge regionale in materia di politiche giovanili, condivisa ed elaborata con le diverse rappresentanze giovanili, è rimasta per ora solo un buon proposito”.

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