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L’indagine sulla città vesuviana quale necessità e opportunità aggiuntiva alle potenzialità delle singole realtà comunali è stata ampiamente discussa negli scorsi numeri con i primi cittadini dei Comuni dell’ambito TESS: il ragionamento quasi unanime si concentra intorno ad alcuni punti cardine:
a) il campanilismo troppo spinto porta a risultati controproducenti;
b) se da un lato è necessario che ogni città esalti le proprie tradizioni e i caratteri distintivi, dall’altro esistono numerosi ambiti su cui è necessario far convergere energie e sinergie: infrastrutture, tutela ambientale, risorsa mare, sicurezza e lotta alla criminalità;
c) è opportuno che ci siano organismi sovracomunali che, pur nel rispetto dei diversi ruoli e ambiti, facciano sintesi territoriale, facilitino l’accesso a risorse comunitarie e aumentino la competitività dell’area in ambito regionale e globale.
In questo numero spostiamo il campo di indagine nel mondo dell’imprenditoria locale che, come si sa, è alle prese con una delle più delicate e incerte fasi economiche degli ultimi decenni in cui gli sforzi per lo sviluppo e il rilancio del territorio si scontrano con gli effetti locali della crisi economica globale. Abbiamo raccolto le opinioni di Giuseppe Di Martino, presidente del consorzio dei pastai gragnanesi, Mauro Ascione, dell’antica azienda familiare di manifattura di coralli a Torre del Greco, Corrado Sorbo di Villa Signorini ad Ercolano, Ciro Moccia, imprenditore del settore alimentare a Gragnano.
L’impressione generale che ne emerge è quella di una necessaria identificazione territoriale, sebbene con diverse sfaccettature, della possibilità di creare un marchio della costa vesuviana purché non resti un contenitore vuoto e sterile, della volontà e dei tentativi, spesso difficili, di trovare sinergie e aggregazioni di settore e, infine, dell’esigenza di creare un dialogo con le istituzioni del territorio che accompagnino gli sforzi delle imprese.
Il primo punto di discussione è l’influenza del fattore territoriale sulla caratterizzazione del prodotto. Tutti concordano sull’importanza del territorio per i propri prodotti e servizi, a cominciare da chi, come Di Martino e Ascione, offre prodotti la cui specificità e garanzia di qualità è legata proprio al nome della città di produzione, rispettivamente Gragnano per la pasta e Torre del Greco per i coralli. Sorbo, che ha investito sul banqueting e la ristorazione di qualità, guarda al Vesuvio come totem promozionale per prodotti tipici quali, ad esempio, il pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP che è proposto nelle ricette tradizionali.
Il secondo punto in questione riguarda “la costa vesuviana” quale valore aggiunto ed eventuale marchio distintivo di prodotti e servizi: proprio Sorbo, in questo caso, ritiene che sia prematuro investire sul toponimo: “E’ ancora troppo re-cente il danno di immagine della questione rifiuti e solo a distanza di due anni stiamo finalmente risalendo la china; qui, rispetto a località affermate come Sorrento, bisogna lavorare dieci volte di più per conseguire gli stessi risultati in termini di immagine e successo”. Per Ciro Moccia “Bisogna capire bene cosa si intende per costa vesuviana: può dire niente e tutto, se si mettono insieme le eccellenze produttive e si legano ad un nome famoso e positivo nel mondo come il Vesuvio”.
Dello stesso avviso Giuseppe Di Martino che vede nella costa del Vesuvio un’immagine fresca e suggestiva anche più della stessa Napoli, oggi offuscata. Ma, sulla creazione di marchio: “Ben venga un marchio distintivo, ma deve essere il risultato finale di un attento processo di selezione e promozione della qualità, altrimenti resta una sigla vuota ed inutile e, addirittura controproducente rispetto ai marchi già esistenti”. Il concetto di marchio si completa con l’idea di marchio- mbrello, secondo Ascione, ossia un marchio capace di racchiudere e denotare tutte le eccellenze del territorio.
Altro elemento di riflessione ha riguardato la capacità di realizzare sinergie per fare massa critica in termini di ottimizzazione delle risorse, promozione e offerta integrata.
Mauro Ascione illustra il settore in cui la sua azienda opera da un secolo e mezzo dove si alternano competizione e aggregazione: “Nella lavorazione del corallo la competizione tra aziende è fattore imprescindibile della produzione, ma nei momenti in cui sono in gioco gli interessi del settore si raggiungono importanti momenti di incontro e collaborazione: ciò è avvenuto in merito alle scelte localizzative per nuovi nuclei produttivi e per la questione del CITES contro la posizione americana”.
Giuseppe Di Martino e Corrado Sorbo rappresentano, invece, due settori in cui si stanno realizzando interessanti esperienze consortili: nel caso dei pastai gragnanesi, si tratta di un ambito consolidato tra i principali marchi della città della pasta che negli ultimi anni ha trovato una buona collocazione come prodotto di qualità sul mercato della pasta. Il consorzio sta puntando a ulteriori sinergie con la ristorazione e la ricettività di fascia alta. Il Consorzio Costa del Vesuvio, da poco costituitosi, aggrega imprenditori nei settori alberghiero, della ristorazione, dell’artigianato del lusso, dei trasporti e servizi che propongono un offerta turistica integrata e di eccellenza nella costa vesuviana. Corrado Sorbo, membro del consorzio, continua il suo ragionamento sulle difficoltà di fare impresa sul territorio e indica la strada consortile quale primaria esigenza delle imprese più lungimiranti: “Abbiamo costituito il consorzio allo scopo di mettere insieme energie e impegno per rafforzare la nostra immagine sui mercati nazionale e internazionale e per garantire stabilità occupazionale in un settore che esce da anni difficili. Ci troviamo in un territorio di eccellenze che ad oggi sono meta di turismo mordi e fuggi che non genera ricchezza sul territorio. Stiamo collaborando con gli enti sovracomunali quali la Soprintendenza Archeologica di Pompei, l’Ente per le Ville Vesuviane, TESS Costa del Vesuvio, il MAV di Ercolano per provare a offrire un biglietto unico di accesso a più siti per provare a trattenerli sul territorio”.
Ciro Moccia ammette che negli ultimi anni sono stati compiuti molti sforzi comuni, ma “c’è ancora molto da crescere in termini di aggregazione e promozione” ed indica nel turismo enogastronomico la frontiera più avanzata di promozione territoriale: “Al turista bisogna far vedere e toccare con mano la tipicità e unicità dei prodotti locali mostrandone le differenze con le imitazioni esterne”.
Da tutti è invocato un ruolo decisivo per la politica: da un lato si deplora la eccessiva burocratizzazione – e conseguente lentezza operativa – soprattutto di Comuni e Regione, dall’altro si apprezzano gli sforzi che negli ultimi anni si stanno compiendo in ambito comunale, sovracomunale e regionale per migliorare la vivibilità del territorio e creare condizioni favorevoli allo sviluppo. “Il meccanismo diventa virtuoso – sostiene Mauro Ascione – nel momento in cui i privati aggreghino impegno, energie e risorse e ad essi si affianchi un’azione politica che crei le condizioni d’insieme capaci di generare ulteriori stimoli ai privati e venire incontro alle loro esigenze”.






