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Basterebbero le figure di Viviani, di Ruccello, di Vitiello, con tutto il contorno, a sollecitare uno studio profondo della storia del teatro vesuviano. Non è solo esercizio di memoria: la conoscenza del passato serve a delineare le peculiarità di un’area geografica per puntare al futuro. E mai come oggi la cultura, se è vera, è un investimento.
La lezione dei padri fondatori è viva. Stabiese è Italo Celoro, animatore della cooperativa teatrale Cat. Nativo di Ercolano è Franco Acampora, il più grande interprete vivianeo in Italia. A Torre del Greco è nato nel 1964 Ruggero Cappuccio, il drammaturgo e regista che ha allestito tante opere liriche al San Carlo e, come scrittore, con La notte dei due silenzi è stato finalista al Premio Strega 2008. A Torre vive l’attore Ernesto Mahieux, che esordì nella sceneggiata e ha incantato il pubblico di Cannes per la bravura dimostrata nel film L’imbalsamatore. Torresi sono Pier Luigi Ortiero e Franco D’Amato. Portici è la città di Lello Ferrara e di Antonio Allocca, nato nel 1937, una vita con Eduardo, tanto cinema, di Enzo Salomone, che proprio nella Libera Scena avviò la bella carriera e di Nunzia Schiano, attrice anche con Roberto De Simone. E a Portici ha visto la luce, nel 1958, Enzo Decaro, ora attore e regista di forte popolarità, dopo essere stato uno dei tre della Smorfia col compianto Massimo Troisi e Lello Arena, entrambi di San Giorgio a Cremano.
E’ solo un elenco parziale. Tutto questo passato, tutte queste risorse rendono forse non proprio balzana l’idea di cominciare a pensare un grande impianto teatrale nuovo, baricentrico rispetto alle dislocazioni dei paesi, che colmi le lacune attuali, risponda alla domanda del pubblico locale e contribuisca a richiamare i turisti.






