Il ruolo dell’Italia nell’area Med discusso in un convegno svolto a Napoli
di Domenico Maria - 4 Marzo 2010

Lo scorso 18 febbraio la Fondazione Mezzogiorno Europa e il Ministero per gli Affari Esteri hanno presentato presso l’Unione Industriali di Napoli la ricerca “L’Italia e l’Unione per il Mediterraneo”.

Dal luglio 2008, l’Unione per il Mediterraneo (UpM) costituisce il nuovo quadro di riferimento per le politiche e le relazioni euro-mediterranee dopo le fallimentari esperienze del cosiddetto Processo di Barcellona del 1995. Nato per iniziativa del Presidente francese Sarkozy, tale organismo comprende i 27 paesi dell’Unione e 16 paesi mediterranei; esso intende rafforzare gli strumenti di cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo e stabilizzare una propensione mediterranea dell’Unione dopo gli allargamenti ad Est. In realtà il processo ha trovato alcune resistenze, soprattutto tedesche e britanniche contro una ipotetica predominanza francese nell’area, e solo di recente sono stati stabiliti incarichi e organi interni. Al di là delle critiche e delle perplessità sul processo politico, resta intatta la portata complessiva delle opportunità per i Paesi mediterranei, tra cui l’Italia può conseguire grandi vantaggi data la sua propensione storica verso il Mediterraneo. Infatti esistono forti analogie e legami soprattutto tra Paesi del Maghreb e le regioni meridionali in particolare negli ambiti della cultura, delle energie rinnovabili e dei sistemi logistici. Le istituzioni e le imprese del Mezzogiorno sono chiamate a svolgere un ruolo di primo piano in quanto rappresentano la prima linea di contatto e di scambio tra le sponde del Mediterraneo: dal rapporto, infatti, emerge che dal lato “sud” del bacino mediterraneo c’è forte richiesta di assistenza tecnica e trasferimenti di know-how, mentre dal versante europeo c’è forte necessità di scambi culturali e ricerca di partnership commerciali proprio nei settori di comune utilità come l’energia, la ricerca, l’innovazione tecnologica. Ovviamente si tratta di processi lunghi che richiedono il coinvolgimento in prima linea delle istituzioni nazionali e regionali sia per creare condizioni politiche di stabilità e pace (soprattutto in relazione alla questione israelo-palestinese) sia per far funzionare i meccanismi che, proprio con l’UpM dovrebbero facilitare le relazioni nel mediterraneo.

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