di Leopoldo Spedaliere - 4 Marzo 2010

BIT, fondi europei e buone prassi, segnali di normalità

Si è conclusa la BIT di Milano e per la Regione Campania si è trattato di un ritorno alla “normalità”, ossia il recupero di quel posto in prima fila nel panorama turistico nazionale e internazionale che da qualche anno era stato purtroppo perso. Va dato merito a chi, in Regione e sui territori, ha operato perché la Campania riacquistasse tale posizione, nella consapevolezza che il ritorno alla normalità non significa risoluzione dei problemi. Anzi.

Non è un caso che TESS Costa del Vesuvio anche quest’anno ha voluto esserci, con uno spazio di primo piano tra le eccellenze campane, perché sulla ribalta milanese del turismo è fondamentale sottolineare la presenza, l’impegno e gli sforzi che tutto il territorio sta sostenendo nel rilanciare la propria immagine.

Come è evidente, il compito è arduo in quanto i processi messi in atto nel corso degli anni sono stati seriamente minacciati dalla crisi che ancora riversa i suoi terribili effetti sulla costa vesuviana come sul resto del Paese, e le azioni messe in campo nel corso del 2009 sono riuscite temporaneamente ad arginare le conseguenze ma non garantiscono soluzioni definitive e rapide. Per questo non molliamo e proviamo a stare al meglio su tutti i fronti del sostegno allo sviluppo, anche attraverso la promozione istituzionale. Per questo siamo soddisfatti che il nostro stand alla BIT sia stato visitato e apprezzato dai visitatori e gli operatori del settore, e siamo orgogliosi che la nostra guida, “Il Vesuvio e la sua Costa” abbia ricevuto unanime consenso quale prodotto completo e innovativo. E’ sicuramente un risultato positivo che possiamo inserire nel nostro carniere delle cose fatte per bene, ma è qualcosa che ha ancora più valore in quanto fa sintesi di un territorio vivo, sano e che guarda al futuro. La BIT non basta e non serve se resta un momento isolato e di pura vetrina: intorno a tale presenza proviamo a costruire certezze e a rimettere in carreggiata ciò che deraglia. Accordi di Reciprocità, PIU Europa, Misure del POR-FESR sono gli strumenti su cui stiamo investendo tutto il nostro knowhow, le sapienze locali, le reti di relazioni e di buone prassi con i Comuni e la Regione per incastrare i “pezzi” necessari per costruire il complesso mosaico dello sviluppo.

Diceva John Kennedy che la scrittura in cinese della parola crisi, si presenta con due tratti: uno che significa il pericolo e l’altro l’opportunità. Noi siamo abituati, ahimè, a vedere solo la prima parte perché le ripercussioni negative - il pericolo - ci impiegano poco a manifestarsi e creare danno diffuso. Il nostro obiettivo è, invece, considerare entrambe le parti, ossia affrontare il pericolo e sfruttare le opportunità. Nel caso della costa vesuviana, opportunità significa intervenire con spirito unitario, consolidare le reti e le sinergie, sfruttare al massimo e al meglio le occasioni che la programmazione europea, nazionale e regionale offrono e fare sistema intorno ad un’idea comune di sviluppo. La crisi, così come la progressiva riduzione delle risorse finanziarie disponibili, ci spinge inesorabilmente - e, aggiungo, fortunatamente - verso una visione integrata e sovracomunale delle necessità del territorio e il “fare sistema” è ormai diventato patrimonio acquisito delle nuove classi dirigenti chiamate a governare le comunità locali, il minimo comune denominatore che avvicina le città indipendentemente da dimensioni, popolazione, PIL o colore politico. La visione complessiva del territorio sta contagiando anche il mondo dell’impresa: le tradizionali diffidenze e concorrenza spietata stanno lentamente lasciando spazio alla ricerca di punti di convergenza, azioni comuni, iniziative consortili: finalmente si è capito che il mercato non ha più le dimensioni del corso cittadino o della fiera regionale: è una affollata piazza planetaria dove le distinzioni dei singoli scompaiono tra le tinte forti degli aggregati territoriali: un singolo albergo o un marchio di qualità non riusciranno mai a superare la sfera locale se non inseriti in un contesto geografico che ne esalti la qualità e soprattutto la unicità rispetto all’offerta globale: gli Scavi di Pompei sono unici non solo per quel che presentano ma anche perché legati ad un vulcano che ha scritto la storia del mondo e perché a poca distanza ci sono le città sorelle di Ercolano, Stabia e Oplonti che ne completano la lettura della storia; un albergo di qualità sulla costa vesuviana, pertanto, sarà tale perché unisce agli standard comuni a qualsiasi altra parte del mondo, l’unicità di essere “incastrato” in un percorso di storia archeologica, di unicità ambientali ed enogastronomiche e di tradizioni secolari.

Tutto questo vuol dire opportunità dalla crisi, fiducia nel futuro dal disagio nel presente; vuol dire andare alla BIT non per occupare fisicamente uno spazio ma per acquisire una ulteriore quota di fiducia; vuol dire provare a regalare un pezzo di futuro migliore alla comunità locale e ai suoi giovani.

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