Città della Scienza aiuterà la Regione nell’internazionalizzazione del sistema campano
di Edoardo Imperiale - 9 Febbraio 2010

Cooperazione, la parola chiave dello sviluppo

La cooperazione è essenziale per risolvere molte delle più importanti sfide economiche e di sviluppo del nostro territorio. Dall’ambiente all’energia.

Cooperazione e territorio sono parole chiave per la crescita del sistema economico e sociale della regione.

Città della Scienza, quale struttura in house della Regione Campania, ha il ruolo di supporto alle strategie di apertura internazionale del sistema campano e di attuazione dei programmi di cooperazione territoriale europea.

Con l’obiettivo 7.2 del Programma Operativo Regionale FESR 2007 – 2013, la Regione Campania intende promuovere progetti di cooperazione ed interscambio internazionali, soprattutto con le regioni europee del Mediterraneo.

Lo scopo è di facilitare l’inserimento della Campania nei circuiti internazionali, promuovere la circolazione di prassi e competenze, ridurre le distanze geopolitiche tra territori, istituzioni e persone e costruire, entro il 2010, una zona di libero scambio fra i paesi comunitari ed extracomunitari del Mediterraneo.

Quattro gli ambiti strategici a cui fanno riferimento i programmi di cooperazione territoriale europea: accessibilità, ambiente e risorse culturali, ricerca e innovazione, sviluppo produttivo e degli scambi.

I settori di eccellenza del nostro territorio, in grado di trainare lo sviluppo e la competitività della regione, ma anche i settori di cui è necessario migliorare la competitività internazionale sono al centro dei progetti per una Campania più aperta. Dall’aerospazio, alle biotecnologie; dai trasporti alla sostenibilità ambientale, fino all’ambito culturale, musicale e gastronomico.

A oggi, è in corso l’analisi di fattibilità dell’Università Saperi, Sapori e Sentori del Mediterraneo, nell’ambito del progetto di cooperazione con la regione francese PACA – Provenza Alpi Costa Azzurra. È in fase di implementazione il network europeo di eccellenze del settore biotecnologico e si sta sviluppando un piano di azione con la libera città di Amburgo, per incrementare la cooperazione nel settore aeronautico e aerospaziale.

L’Europa, con i suoi cicli di programmazione, a sostegno della coesione economica e sociale, deve essere l’interlocutore di riferimento delle regioni, degli enti locali, della società civile, in particolare di quelli meridionali, in una logica di partenariato pubblico-privato.

La politica regionale europea, infatti, attraverso i fondi strutturali, offre l’opportunità di promuovere una politica economica che risalti le specificità territoriali delle regioni del Sud, che ne valorizzi le risorse, in termini di capacità imprenditoriali e di capitale umano.

Da questo punto di vista, l’Europa guarda certamente al Mezzogiorno come a una macroregione, anche sul piano delle relazioni e della cooperazione internazionale.

Allo stesso tempo, però, le regioni del Sud esprimono una vivacità culturale ed economica, che fa di loro un sistema complesso e multiforme.

Il nostro è un sistema economico sempre più caratterizzato da fenomeni di avvicinamento e reciproca funzionalità tra gli organismi pubblici, dalla riorganizzazione internazionale delle attività produttive e dalla costruzione di reti e relazioni tra territori e soggetti economici.

La cooperazione territoriale si riferisce ad una dimensione e ad una gestione dei processi di sviluppo compatibile con il contesto contemporaneo. In questo scenario, solo l’avvio di un processo di interventi strutturati e strategici, su scala globale, può arginare le difficoltà causate dalla crisi economica internazionale.

Con il decollo della base produttiva dei paesi dell’area euromed, l’eccellenza tecnologica e la capacità di innovare prodotti e processi di produzione saranno sempre più percepiti come fattori distintivi, rispetto alla concorrenza.

Le piccole e medie imprese italiane sono candidate naturali a giocare il ruolo di partner nei processi di cooperazione tecnologica ed innovazione nell’area.

In questo contesto, il ruolo delle istituzioni deve andare nel senso di una facilitazione sempre più concreta verso gli attori regionali, per agevolare la partecipazione a reti cooperative e di scambio di buone prassi.

Vanno affrontati i rischi, ma anche le potenzialità, di andare oltre i localismi, valorizzando le particolarità territoriali e scommettendo sui settori del futuro: energia rinnovabile, innovazione e ricerca, anche nel quadro di un potenziamento del ruolo del nostro Meridione.

Sia per i settori embrionali che per quelli in costante crescita, la capacità di sviluppare nuovi vincenti modelli di cooperazione, sui temi della tecnologia e dell’innovazione, giocherà un ruolo chiave per lo sviluppo della nostra regione.

Diversi sono i soggetti che potranno avere benefici diretti ed indiretti dallo sviluppo di una Regione aperta. I soggetti territoriali innanzitutto: le Agenzie di Sviluppo Locale, i Patti territoriali, i Gruppi di Azione locale, i Parchi regionali, gli Enti pubblici e territoriali, le Università, gli Istituti di Ricerca, i Comuni, le Province, le ONG. A loro volta, però, questi “attori” sono chiamati a dare il loro contributo sostanziale nella definizione dei programmi e delle priorità di sviluppo territoriale ed internazionale della Regione, secondo una logica partecipativa e di ascolto. Elementi decisivi sono il networking ed il partenariato con il territorio, e lo scambio di informazioni con i soggetti più attivi nelle tematiche oggetto della cooperazione territoriale.

Alla lunga, però, i vantaggi sono per tutti. Un territorio che si sviluppa secondo logiche di apertura e cooperazione, infatti, è maggiormente in grado di promuovere uno sviluppo equilibrato, sostenibile e solidale.

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