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‘Teatri della Legalità’ è il progetto promosso nell’ambito di Scuole Aperte che parla ai ragazzi in prima persona, coinvolgendoli in tutto ciò che circonda le loro e le nostre esistenze. Qual è lo scopo dell’iniziativa e quali sono i mezzi utilizzati per aprire gli occhi ed educare le nuove generazioni sul tema della legalità?
Teatri della Legalità nasce con l’obiettivo di affrontare e proporre ai giovani un’accurata selezione di spettacoli, ma anche incontri, laboratori, iniziative editoriali e mostre incentrati su temi di forte impegno civile. E non saprei pensare ad uno strumento educativo migliore e più privilegiato di quello teatrale che, tra l’altro, consente un coinvolgimento diretto e, oserei dire, ‘a tutto tondo’ dei ragazzi. Penso, ad esempio, al segmento ‘Il teatro della legalità fatto a scuola’ previsto a maggio che darà loro la possibilità di essere autori, produttori, interpreti e registi delle messinscene che andranno a rappresentare.
Ci sono state, forse ci sono, difficoltà riscontrate nella realizzazione di un progetto che coinvolge così tante realtà, cercando di farle convergere verso un unico obiettivo?
Una programmazione di così ampio respiro, sia in riferimento alla durata che va da novembre a maggio sia al numero delle amministrazioni comunali coinvolte (22) distribuite nei 5 capoluoghi di provincia della Regione, non può non ‘scontrarsi’ con qualche difficoltà, per lo più di natura logistica. Considerando inoltre che gli spettacoli, oltre che nei teatri, vanno in scena anche in luoghi diversi come il monastero di San Francesco da Paola a Vibonati, il complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore di Napoli o la biblioteca di villa Bruno di San Giorgio a Cremano. Senza dimenticare le scuole. E’ normale registrare qualche problema legato magari all’acustica o alla capacità di accoglienza degli spazi poiché, talvolta, le presenze superano quelle previste dal sistema della prenotazione. E’ capitato di dover inventare soluzioni ‘sul campo’. Ma, li abbiamo scelti volutamente, mettendo in preventivo anche i ‘rischi’ cui potevano andare incontro. L’obiettivo condiviso è stato infatti quello di portare gli spettacoli e tutte le altre attività del progetto fuori dagli spazi ordinari per consentire anche ai ragazzi che in genere non frequentano il teatro perché non possono o, più semplicemente, perché nelle loro città non ce ne sono, di parteciparvi.
L’iniziativa è giunta alla terza edizione, quali sono i risultati ottenuti e che si possono ancora ottenere insieme ai giovani, utilizzando l’arte, lo spettacolo come strumento per dare vita, forma, alla realtà che ci circonda?
Il primo risultato, sono i numeri di questa terza edizione che coinvolge 65 compagnie teatrali per le nuove generazioni provenienti da tutt’Italia per un totale di circa 160 repliche ed impegna più di 300 persone tra attori, registi ed operatori delle istituzioni, della scuola e dello spettacolo. Tutto questo ha dato vita ad una vera e propria ‘rete’ tra più di 20 comuni della regione che ci fa sperare di superare le cinquantamila presenze della precedente edizione. Poi ci sono i dati che registriamo in corso d’opera e, anche per questi, mi tocca affidarmi ai numeri. Solo nel primo mese di attività, dal 4 novembre al 4 dicembre 2009, in 37 giornate di spettacolo, con 14 produzioni presentate, la rassegna ha accolto, gratuitamente, in teatro ben dodicimila spettatori.
Guardando avanti vogliamo continuare a stimolare, nei ragazzi e per i ragazzi, riflessioni su argomenti che conoscono in prima persona perché vivono quotidianamente a contatto con realtà come la camorra e la criminalità organizzata, lo sfruttamento minorile, l’immigrazione, la clandestinità o le morti bianche. Tutti argomenti che, rivisitati in forma scenica, vengono percepiti con maggiore immediatezza ed efficacia dai ragazzi, come dimostrano i dibattiti spontanei che seguono le rappresentazioni. Mi sembra un buon modo per mettere in relazione l’arte con la realtà circostante.






