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Un’altra tornata di pareri dei sindaci porta quasi a compimento la nostra inchiesta sulla “città vesuviana” che sarà.
Ad abbozzare un primo bilancio, si conferma l’impressione iniziale: le adesioni maggiormente convinte al progetto vengono dai primi cittadini delle città più popolose e ricche di storia. Prendiamo ad esempio il parere di Nino Daniele, il politico di consolidata esperienza che guida il Comune di Ercolano. Come i suoi colleghi di Portici, Torre del Greco, San Giorgio a Cremano e Torre Annunziata, egli è convinto che la strada della sinergia non abbia alternative. Anzi, bolla con chiarezza come “retaggio negativo l’eccesso di municipalismo e di localismo”.
Che però esiste, è forte ed esige che ci si confronti senza remore con le singole vocazioni e specificità, trasformandole in punti di forza.
Daniele è forse il più deciso ad affrontare i problemi endemici del territorio, indicando in tutta evidenza gli ostacoli principali. Il primo è quello della conquista della legalità a tutto campo. Non è solo questione di malavita organizzata, in una parola di camorra. I ritardi e le crepe del sistema hanno la loro origine in una cultura - una incultura, a voler essere precisi - fondata sui mostri della protezione e dell’assistenzialismo. E’ questo intreccio di interessi amorali, di protettori politici e di mediatori di grandi risorse, il nemico da abbattere. E l’impresa può essere centrata soltanto grazie a programmi seri e di lunga durata. Insomma, non esiste alcuna alternativa alla trasparenza, alla fiducia condivisa, al rispetto sovrano delle regole, all’affidabilità.
C’è un altro aspetto del ragionamento di Daniele su cui vale la pena di soffermarsi: l’importanza di nuove istituzioni, e quindi di nuovi strumenti, in sè in grado di rimuovere i municipalismi, di dare un aiuto concreto alle amministrazioni lungimiranti. Daniele cita apertamente il Parco Nazionale del Vesuvio, la Fondazione per le Ville Vesuviane del Settecento, la Tess-Costa del Vesuvio. Indica una cartina di tornasole: la programmazione e l’utilizzo dei fondi europei, che pretendono un rapido cambio di mentalità. L’Europa a venire, fatalmente, stringerà i cordoni della borsa, e diverrà indispensabile selezionare i progetti, segliere quelli veramente preziosi alle comunità evitando gli sprechi. In una formula: spendere bene e con efficacia. Impresa ardua e senza alternative.
Ma c’è un altro aspetto della vicenda, più interno alla politica nazionale, col quale bisognerà fare i conti. Nonostante le pressanti esortazioni del presidente Giorgio Napolitano, nonostante le recenti promesse reciproche di un confronto finalmente più civile tra la maggioranza che guida il Paese e le opposizioni, la polemica resta assordante.
C’è stato un periodo in cui la confusione ha regnato, e i programmi di centrodestra e centrosinistra quasi sembravano confondersi.
Negli ultimi tempi, invece, emerge un recupero d’identità, magari di ideologia. Penso al tema scottante delle privatizzazioni, per un certo periodo accettate da tutti e ora causa di distinguo. Questo clima di continua belligeranza, se continuerà, fatalmente farà sentire in maniera sempre più pesante i suoi effetti nefasti sulle giunte locali. E allora sarà più difficile perseguire perfino il progetto della “città vesuviana”. L’antidoto è probabilmente proprio in quelle che Daniele definisce “nuove istituzioni”. A questo punto della partita ci si deve chiedere se non sia giusto potenziare e codificare con maggiore precisione i poteri di queste strutture sul piano dei programmi collettivi. Una leadership condivisa, che già si delinea, potrebbe superare gli egoismi e i pareri di parte, agevolando l’uscita da una transizione non priva di pericoli.
Anche dall’altra capitale dell’archeologia vesuviana, la straordinaria Pompei, arriva l’eco della necessità di andare avanti insieme. Il sindaco D’Alessio sottolinea che “i campanili sfrenati non portano a nulla”, c’è il passato a dimostrarlo. Le peculiarità di ogni città vanno di sicuro preservate, anzi valorizzate, ma deve prevalere la voglie di collaborare. “Facciamo tutti parte di un sistema più grande, siamo dei microcosmi in un macrocosmo, e lo scambio dialettico e collaborativo tra i vari ‘mondi’ deve essere costante e costruttivo”, per crescere tutti di più e meglio.
Borrelli, come Daniele, insiste sul fatto che cooperare significa pure avere strumenti migliori per sconfiggere la malavita e di riflesso migliorare la qualità della vita. Il protocollo d’intesa contro la camorra e il racket è un modello da seguire. Più nel dettaglio, gli scavi di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata e Stabia; il corallo di Torre del Greco e gli altri prodotti artigianali; l’incomparabile paesaggio della costiera sorrentina, e tanto d’altro, se messi a sistema possono creare una identità collettiva “forte, travolgente, capace di far arrivare i propri tratti distintivi in tutto il mondo”, richiamando flussi turistici invidiabile per quantità e qualità. Gli accordi di reciprocità, rileva Borrelli, portati avanti o avviati grazie anche all’aiuto della Tess, sono prove dei benefici di una strategia integrata di sviluppo.
Il “genius loci”, le tradizioni dei singoli centri, oramai lo sappiamo, hanno un aspetto ambivalente: risorse ma pure legacci. Si tratta di saldare i due aspetti. La signora sindaco di Gragnano, Annarita Patriarca, propone “un organo operativo sovracomunale, snello ed efficace, in grado di coordinare tutte le iniziative e le dinamiche”, per rafforzare il sentimento di comunità. Però aggiunge un’avvertenza tutta interna alle specificità del suo Comune.
Va bene tutto, tuttavia tenendo ben presente che Gragnano si sente parte di un complesso sistema geografico e storico, economico e culturale, che se guarda da un lato all’area del vulcano, dall’altro è proiettato verso la penisola sorrentina. Una candidatura a un ruolo di cerniera. Ovviamente, la signora Patriarca esalta la qualità dei prodotti principali della sua terra, pasta, vino, oggetti di artigianato.
Giusto, sono da apprezzare ogni festa della pasta, ogni sagra, ogni mostra, ogni iniziativa specifica, dovunque. A patto, tuttavia, che esse siano inserite in un piano più esteso, che coordini le potenzialità e le offra a ventaglio, in un catalogo delle tante attrattive del territorio, evitando doppioni e sovrapposizioni. Tavola e bottega artigianale sono di certo tasselli importanti del richiamo al turista, non unica ma fondamentale risorsa delle comunità all’ombra del vulcano. Si tratta di coordinare, di offrire pacchetti ben bilanciati di visita che valorizzino tutto senza nel contempo scontentare nessuno. Detta più in chiaro: va evitato che un’importante manifestazione in un certo luogo coincida cronologicamente con quella altrettanto valida di un paese vicino oppure ne sia solo la fotocopia, perché in questo modo si disperdono risorse. Solo una sovrastruttura può scongiurare questi rischi. Ciò vale pure per i tantissimi beni naturali, architettonici, culturali, scientifici, devozionali. Un programma armonico consentirà, tra l’altro, di col mare di offerte allettanti anche i periodi dell’anno ora ristagnanti sotto l’aspetto turistico.
Un’altra primadonna della politica vesuviana, Agnese Borrelli sindaco di Boscotrecase, individua nel Vesuvio l’icona della massima identità comune possibile in una terra di campanili. La pista da seguire porta alla conoscenza e alla divulgazione delle risorse più forti, appunto natura, ambiente, enogastronomia, artigianato di eccellenza, archeologia. La ricetta è il massimo equilibrio possibile tra la difesa delle singole risorse e l’orgoglio di appartenere a una più vasta comunità, appunto quella vesuviana, distesa fra mare e montagna. La tesi trova alimento nella proposta.
Boscotrecase ha buone strutture turistiche e aziende vinicole di eccellenza, soprattutto nella produzione del Lacrima Christi. Bene, dice la signora Borrelli, mettiamo a disposizione quanto di buono c’è nel nostro Comune per formare un solo pacchetto di offerta turistica insieme con gli altri attrattori di tutta l’area.
Citati con fierezza l’ospedale di recente inaugurato, che opera in ambito sovracomumale e assicura cure a un bacino di centomila persone; e il prossimo intervento in via Nazionale, di intesa con la Tess, per un nodo di interscambio, un mercato fisso dei prodotti tipici, un Museo della tradizione e dei mestieri antichi. Insomma, la tradizione sopravvive solo se la si rinnova, sapendo comunque che senza radici non si può volare verso la libertà.
Oggi i punti di riferimento dei giovani sono cambiati. Ma le scuole, le parrocchie, la associazioni, possono ancora far molto. Sotto questo aspetto, ogni paese contribuirà alla crescita di un sentire collettivo della gente vesuviana.
Consapevolezza delle cose da fare emerge pure dal pensiero del vicesindaco di Pimonte, Raffaele Gargiulo, il quale certo non minimizza la forza persistente dell’istinto individuale a difesa dei propri interessi. Solo una strategia chiara del progetto comune potrà evitare che “ognuno di noi cerchi di separarsi dagli altri”.
Gargiulo è convinto che già esistano gli strumenti finanziari e nornativi adatti a cambiare in profondità e in meglio la faccia delle nostre città. Il problema - sembra un luogo comune ma è pur vero - è la volontà politica, che in passato le classi dirigenti locali, in larga parte, hanno dimostrato di non possedere.
Il sindaco di Santa Maria la Carità, Francesco Cascone, aderisce con convinzione all’idea di “città vesuviana”, modello da seguire, punto di riferimento per la crescita civile e sociale. Il Piano strategico triennale della Regione, coordinato da Città della Scienza, è indicato come ottimo strumento già messo in campo. L’obiettivò è di tutti: vivibilità, nuove occasioni di lavoro, sviluppo realizzabile pure attraverso la cura dell’ambiente e la cultura a vasto raggio, decollo di un’industria nuova, ricerca e innovazione, accesso alle reti europee di comunicazione, spinta più forte verso il Mediterraneo, lotta serrata alla criminalità.
Legalità a tutti i livelli, ecco la parola d’ordine di molti interventi.
In definitiva, i buoni propositi non mancano. Sono attesi alla verifica dei fatti, nel contempo precisando in maniera sempre più dettagliata - quasi come in una Magna Charta vesuviana - il profilo di fondo di ciò che le genti del vulcano hanno il diritto di aspettarsi dal futuro prossimo.






