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Ci sono momenti in cui le opportunità che si presentano vanno colte senza tentennare: chi è attento alle dinamiche relative alla destinazione di risorse sa che gli Accordi di Reciprocità costituiscono una di quelle opportunità da sfruttare senza se e senza ma.
Infatti, i flussi di risorse finanziarie destinate allo sviluppo subiranno nei prossimi anni significative contrazioni sia perchè la Regione Campania, come le altre del Mezzogiorno, dal 2013 sarà “arretrata” nelle maglie più strette della destinazione dei fondi comunitari a causa dell’ingresso nella UE dei paesi dell’ex blocco sovietico con un PIL più basso, sia perché i fondi FAS, ossia i fondi nazionali per le aree sottoutilizzate, sono stati tagliati negli ultimi anni o in parte destinati a fronteggiare le emergenze.
Inoltre, rispetto alla programmazione degli anni passati, cambia anche la strategia di intervento: non più risorse destinate ad interventi isolati che non generano sviluppo ma priorità a chi sa fare rete sul territorio e partorire un progetto unitario che colga lo “spirito” dei luoghi e lo coniughi alle esigenze della crescita.
La storia, la lunga esperienza di Tess Costa del Vesuvio e le buone prassi di partenariato con le amministrazioni locali ci hanno permesso di presentare una proposta progettuale adeguata alle necessità del territorio e pensata nello spirito della nuova filosofia di intervento regionale.
A sottolineare ciò, abbiamo imperniato la proposta intorno a due concetti chiave: “la città vesuviana”, il nome che identifica la nostra proposta complessiva, e “la (ri)conquista del mare” che è il titolo del progetto portante. E’ un passaggio fondamentale nella storia recente dell’area vesuviana perché Tess e i dieci Comuni che formano il partenariato istituzionale hanno scommesso su un futuro credibile: non si tratta di affiancare progetti grandiosi e rivoluzionari ma di dare una dimensione “normale” ad un territorio purtroppo disabituato per lungo tempo alla normalità. Si tratta di un filo sottile ma robustissimo che lega l’intero territorio da Pietrarsa a Castellammare di Stabia nel punto più martorizzato dal degrado, ossia la linea di costa, da anni negata agli abitanti. Una costa che, con formazioni vulcaniche, linea ferroviaria, stabilimenti industriali, barriere frangiflutti, sbocchi di alvei, scarichi fognari e la foce del fiume Sarno, rappresenta un fronte su cui si incastrano i “pezzi” di un piano di riqualificazione che punta a operare ex novo laddove ci sia una totale carenza infrastrutturale, a mitigare l’impatto negativo di infrastrutture ineliminabili come la linea ferroviaria o a capitalizzare l’esistente e concederlo alla fruibilità pubblica, come la realizzazione di fermate per quella che diventerà la metropolitana regionale.
Se la nostra idea progettuale d’insieme sarà premiata con il finanziamento regionale, in un lustro avremo un litorale completamente accessibile, pedonalizzato, gradevole e capace di ricongiungere le città con il mare, e linee di penetrazione verso il Vesuvio che permettano una maggiore vivibilità ai residenti e accessibilità ai turisti: vuol dire che quando parliamo di città vesuviana non ci abbandoniamo ad un esercizio retorico ma ad una prova di maturità di chi amministra questo straordinario territorio.






