di Domenico Maria - 18 Novembre 2009

La competizione globale tra sistemi territoriali impone ai soggetti sociali ed economici locali di dotarsi di strumenti e competenze specialistiche per realizzare e condividere reti di scambi, cooperazione, buone prassi e opportunità in termini di nuovi investimenti e mercati di sbocco. La Regione Campania si è dotata di un Piano Strategico Triennale che individua quattro aree di attività di cooperazione internazionale in linea con gli orientamenti e le propensioni del sistema economico-produttivo regionale: ambiente e risorse culturali, ricerca e innovazione, sviluppo produttivo e degli scambi, accessibilità alle reti infrastrutturali europee. La Giunta Regionale ha affidato a Città della Scienza Spa  la redazione del piano e il supporto tecnico alle azioni di cooperazione internazionale in quanto società in house della stessa Regione. Entro questo quadro di riferimento a partire dai prossimi mesi saranno intraprese le attività che daranno concretezza al piano e renderanno operativi gli strumenti a favore della internazionalizzazione.

Come è noto, la programmazione 2007-2013 rappresenta l’ultima opportunità di erogazione di ingenti risorse europee poiché nell’Europa a 27 Paesi la Campania non risulta essere tra le regioni più depresse in quanto “superata” dalle ben più povere regioni dei paesi dell’Est a cui dalla prossima programmazione sarà destinata la gran parte dei fondi europei. Per questo urge un cambio di passo nelle strategie di mercato del sistema produttivo campano che presenta un divario ancora troppo evidente rispetto ai valori del centro-nord: secondo il rapporto di Confindustria sul Mezzogiorno di inizio anno  la propensione all’esportazione delle imprese del Sud è pari al 9,5% rispetto al 24,5% del Centro-Nord e si pone al terz’ultimo posto rispetto ai 27 Paesi europei. Proprio in questo divario si coglie la portata delle attese intorno alla pianificazione regionale in materia di cooperazione internazionale: garantire alla Campania un ruolo strategico nelle relazioni  economiche internazionali, una leadership in settori strategici quali le risorse culturali, l’ambiente, la ricerca e le infrastrutture e favorire maggiori sbocchi alle imprese sui mercati europei e mondiali, soprattutto verso quelli emergenti e del bacino del Mediterraneo. Infatti, benché la propensione all’esportazione aumenti in rapporto diretto con la crescita degli investimenti e del fatturato delle imprese, è altrettanto vero che un quadro organico di supporto, di presenza in settori strategici e di canali privilegiati verso i mercati internazionali acceleri e moltiplichi le opportunità per le imprese di ampliare le proprie quote di mercato, diversificare portafoglio clienti, mercati di sbocco, creare nicchie di prodotto, soprattutto laddove il made in Italy non incrocia mai la crisi. 

Parlare di cooperazione internazionale in tempi di stagnazione economica può sembrare una forzatura soprattutto in un ambito, quello della costa vesuviana, dove i segni della crisi globale sono evidenti dal numero di attività commerciali che hanno chiuso i battenti in su fino alle migliaia di lavoratori che fruiscono di ammortizzatori sociali o che, nei casi più estremi, sono stati espulsi dal sistema produttivo. Nonostante ciò, riteniamo opportuno seguire con attenzione le tematiche e le azioni relative alla cooperazione internazionale certi che il dipanarsi di un sistema di scambi e relazioni internazionali di cui si diceva, non può non generare benefici al sistema produttivo locale a vantaggio innanzitutto delle imprese più dinamiche e disposte al confronto globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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