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La “città vesuviana” in divenire; il confronto (o lo scontro?) fra la difesa dell’identità locale - economica, storica, culturale - e quella più collettiva di un’area dotata di enormi risorse: sono i temi prevalenti di questa inchiesta svolta ascoltando il parere dei sindaci. Sono stati coinvolti tutti, hanno risposto in sei, poco più di un terzo degli interessati.
E’ difficile abbozzare ragionamenti su un campione di opinione ristretto, ma questo dato in sé - a fronte di una domanda globale - è di per sè abbastanza indicativo. Pur essendo diffusa la consapevolezza della necessità di un disegno strategico collettivo, sembra delinearsi la volontà di difendere comunque le singole specificità. Attenzione, non siate pessimisti: ciò può essere una ricchezza, una risorsa in più, ma a patto che il progetto sia davvero armonioso e bilanciato. Qui si misura il futuro delle genti arroccate alle pendici del vulcano. A stare ai pareri ricevuti - ed è un dato abbastanza naturale - l’interesse ad accorpare le forze dove davvero necessario è molto sentito nei comuni più popolati e ricchi di passato. Leggete i pareri dei primi cittadini di Portici, Torre del Greco, San Giorgio a Cremano e Torre Annunziata, ad esempio.
Portici
Vincenzo Cuomo è convinto dell’indispensabilità di tracciare linee di intenti che scavalchino i confini di ogni singolo municipio, soprattutto nel campo della cultura, dell’arte, dell’ambiente, della scienza. Indica il recupero del litorale porticese, con la passeggiata a mare e il collettore degli scarichi detersivo delle acque, come punto di forza per l’intera fascia costiera vesuviana. Propone infine il senso di appartenenza a una comunità più vasta come antidoto all’indifferenza e viatico al rispetto delle regole.
Torre del Greco
D’accordo il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, che però in qualche modo capovolge il ragionamento. E’ dalle singole radici che bisogna partire, perché solo difendendo identità, tradizione e memoria si potranno sbiadire le differenze e trasformarle in sviluppo. Innanzitutto il confronto, insomma, purché costruttivo. Borriello volge uno sguardo particolare al turismo, qui è necessario fare sistema, promuovere un percorso condiviso che possa attirare visitatori sempre più numerosi e da ogni parte del mondo. E già, ben pochi luoghi, vicini e lontani, possono offrire attrattive così forti, altrettanti saperi e sapori: archeologia fantastica, architettura armorniosa specie per quanto riguardale ville del secolo d’oro del Settecento, luoghi di fede popolare, brillanti testimonianze d’arte, artigianato fiorente, produzioni tipiche. Il primo cittadino torrese propone un tavolo di lavoro con tutti i rappresentanti dei Comuni, per quanto riguarda il pubblico. E una serie d’incontri con le parti sociali, per quanto riguarda il privato. Il tutto deve tradursi in piani a breve, medio e lungo termine. Sembra di ascoltare finalmente una parola scomparsa da troppo tempo dal vocabolario della politica: programmazione.
San Giorgio a Cremano
Domenico Giorgiano, sindaco di San Giorgio a Cremano, non ha dubbi: l’identità resta un valore, ma quelle che egli definisce “chiusure a riccio, deriva campanilistica”, creerebbero sotanto isolamento e annullerrebbero molte potenzialità di sviluppo. Per lui l’accorpamento di alcuni servizi, ad esempio lo Sportello unico delle attività produttive, oramai non ha alternative e permette a ciascuno di risparmiare risorse economiche. Per quanto riguarda la difesa dei più piccoli, indispensabile per ben bilanciare un’intesa corale, Giorgiano pensa a servizi-base per tutti. sfruttando al massimo le opportunità offerte dalla rete a proposito dell’informazione, dei servizi di assistenza ai cittadini meno favorità, dell’apertura di linee di credito. A suo avviso, l’accordo di reciprocità firmato da sette Comuni con la Tess è un ottimo punto di partenza. Cos&igr ave; come è indispensabile puntare sull’educazione dei giovani e varare la Liberà Universita Vesuviana proposta da Aldo Vella, un oioniere della “città vesuviana”. Giorgiano fa suo lo slogan della Tess: “Promuovere lo sviluppo, combattere la camorra”.
Torre Annunziata
Per il sidaco di Torre Annunziata, Giosué Starita, va trovato il giusto equilibrio tra identità locale e dell’area. Le sinergie sono perfette laddove c’è davvero un interesse collettivo, come nel caso dello sviluppo turistico e ricettivo, in particolare della valorizzazione dei siti archeologici e del mare come risorsa. In ogni caso Starita è ottimista sul senso di coesione generale: se è vero che stenta a imporsi nel quotidiano, e pur vero che emerge con forza nei momenti importanti. Per rafforzare il sentimento di comunità va innanzitutto migliorata la qualità della vita.
Casola
Interessanti pur se brevi le risposte del sindaco di Casola, Alfredo Rosalba, indicative forse del fatto che nelle comunità più piccole - il paese ha meno di quattromila abitanti - la “città vesuviana” sia vista come un marchio vincente soprattutto per i centri “marginali”. Rosalba individua nella fascia che va da Castellammare di Stabia ai Monti Lattari quella di maggiori consonanze e quindi di maggiori opportunità.
Sant’Antonio Abate
Particolare il parere del primo cittadino di Sant’Antonio Abate, Antonio Varone, che suggerisce un’idea forse valida per altri centri che si sentono di confine e quindi “periferia” dell’area più forte e connotata. Ricordando che il suo paese è giovane, avendo ottenuto l’autonomia solo negli anni Venti del Novecento; sottolineando che esso confina su uno dei lati con la provincia di Salerno, lo indica come un possibile “ponte” fra l’area vesuviana da un lato e quella nocerino-sarnese dall’altro.
La stessa direttrice guida la proposta di Varone per trovare un equilibrio fra il carattere storico del luogo e le sinergie: serve una “strategia mediana”. Ovvero, passi graduali, niente strappi, confronto senza graduatorie prestabilite. Bisognerà fare i conti anche con i ritardi dei singoli, ad esempio Sant’Antonio aspetta da mezzo secolo un piano urbanistico valido.
Da questa prima tornata di opinioni, pur con qualche prudenza, emerge comunque una spinta condivisa a trovare il maggior punto di convergenza possibile fra tutti i Comuni vesuviani. Ma è il parere di sei sindaci. E gli altri?
La domanda preme, come tante altre, perché il confronto non può subire ulteriori rinvii. E la Tess, come agenzia di sviluppo, continuerà a stimolare dibattito e iniziative. Del resto, l’idea stessa di “città vesuviana” non è nuova, anzi ha duemila anni. Strabone, geografo greco del primo secolo, scrisse: “Tutto il golfo è trapunto di città, edifici, piantagioni, così uniti tra loro da assumere l’aspetto di un’unica metropoli… Sovrasta questi luoghi il monte Vesuvio, ricoperto di bellissimi campi, tranne che in cima”.
Nello scorrere del tempo l’armonia si è infranta. Il buon re Carlo di Borbone, il fondatore della dinastia napoletana, tentò di recuperare, avviando un virtuoso progetto urbanistico attorno e ai lati della Reggia di Portici, attirando sul territorio alcune fra le migliori intelligenze del Regno, aprendo scavi archeologici e fabbriche. Carlo ripartì per raggiungere il trono di Spagna e delle sua intuizioni restano ora frutti più amari che dolci.
Accanto alle eccezionali potenzialità continuano infatti a convivere enormi problemi: rischio vulcanico, camorra, degrado sociale e fisico, riflessi della crisi economica globale. Perciò ogni ulteriore ritardo nella ricerca di soluzioni condivise ha il senso di una colpa. E’ in gioco il destino di più di mezzo milioni di persone: messi insieme, i sedici comuni dell’areva della Tess costituirebbero la settima città d’Italia.
Il ventaglio di ipotesi è ampio, e tuttavia la strada da percorrere è una sola: far prevalere l’interesse comune sull’egoismo di bandiera, perché anche quest’ultimo è perdente se manca un intreccio di giuste alleanze. C’è urgenza assoluta di individuare e praticare metodi nuovi, smantellando le barriere. Altrimenti la metropoli che tutto inghiotte - da qualche tempo tenuta a freno nonostante le difficoltà e i limiti generati da una strategia parcellizzata - funirà per prevalere.
E non è solo questione di grandi strategie, l’abbiamo più volte sostenuto. Terra terra: il traffico di un paese risente dell’ingorgo del paese vicino e quindi è indispensabile indivisuare soluzioni comune. Se s’inquinano il mare o l’aria in un certo posto, i velini finiranno per colpire altrove. E gli esempi potrebbero continuare.
Siamo immersi in una terra precaria in tutto, e questo è certamente un problema. Però potrebbe diventare una risorsa, giacché l’instabilità, una volta domata, può tradursi in ricchezza.
E torniamo alle domande rivolte ai sindaci. Come contemperare il rispetto per l’identità dei luoghi con la necessità di stare insieme? Quali devono essere le modalità del confronto? Quali i tavoli giusti e tra chi? Quali i tempi dell’operazione? Quali le strategie primarie per creare occasioni di lavoro?
Occorrerà un grande senso dell’equilibrio per azzerrare l’antica diffidenza per lo stare insieme tipico delle nostre genti. Ma resta soprattutto necessario non sprecare tempo. Come dice Gennaro Biondi, non abbiamo bisogno di “un contenitore ma di un produttore di valori, un accumulatore di risorse materiali e immaterial”. Che cosa aspettiamo ancora?






