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Intervista a NIcola Mazzocca - Assessore all’Università e Ricerca Scientifica - Innovazione Tecnologica e Nuova Economia - Sistemi informativi e statistica della Regione Campania.
Nella sede della Regione Campania, si è svolto il primo incontro per creare una rete della ricerca e dell’innovazione fra le regioni d’Italia. Quali finalità ha questa intesa e quali regioni coinvolge?
Il protocollo ha la finalità di consentire la nascita di una rete nazionale della ricerca, favorire un lavoro congiunto delle Regioni partner per lo scambio e il trasferimento di esperienze e per l’avvio di interventi nel settore della ricerca e dell’innovazione. Il primo incontro ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni italiane Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta. L’iniziativa fa parte delle azioni previste dal protocollo d’Intesa per l’attuazione del Progetto INTERREGIONALE-TRASNAZIONALE del Fondo Sociale Europeo a sostegno della ricerca e dell’innovazione approvato dalla Giunta regionale della Campania. Sarà il modello della ricerca campana a tracciare il percorso per i firmatari del protocollo. Un riconoscimento che premia il lavoro di programmazione e la capacità di fare scelte condivise e chiare. Il lavoro delle regioni che hanno scelto di collaborare attraverso il protocollo consisterà nel verificare il modello già esistente e funzionante ed implementarlo.
Un motivo di vanto ma anche di grande responsabilità. Perché proprio la Campania?
La Campania è stata scelta come caso di riferimento da imitare per il suo pragmatismo e per aver già realizzato una rete di competenze nel settore della ricerca. I numeri dimostrano che è un passo avanti per la qualità della sua ricerca e per gli investimenti ad essa destinati. Non solo è riuscita nel tempo a costruire un sistema qualificato di ricerca ma anche a monitorarlo ed a fornire una chiave evolutiva per il rapporto con il mondo produttivo e dello sviluppo. Complessivamente la percentuale di spesa in Ricerca e Sviluppo si è assestata sul 1,12% del PIL regionale, immediatamente a ridosso delle regioni settentrionali più attive e con un valore superiore a quello della media nazionale. Nel periodo 2007-2013, concentrando sulle attività di R&S 1.349 milioni di euro, la Campania si conferma in Italia come la Regione che destina in assoluto il maggior ammontare di risorse pubbliche a questa finalità. Una scelta che contribuirà nei prossimi anni ad innalzare il livello di innovazione e competitività territoriale qualificando e rafforzando un patrimonio di risorse, materiali e immateriali, che saranno il nuovo e più ricco combustibile e volano del domani. Inoltre, in Campania abbiamo lavorato intensamente per condividere gli obiettivi della nuova programmazione per i fondi comunitari a livello nazionale e regionale e realizzato un sistema di ricerca e di opportunità per il mondo dell’innovazione molto dinamico. Un’altra importante novità dell’assessorato regionale è rappresentata dai nuovi bandi a sostegno della ricerca e dell’Innovazione: Campus e Reti di eccellenza.
Perché questi due progetti consentono un ulteriore slancio in avanti nel settore della ricerca e dell’innovazione?
Campus finanzia con 50 milioni di euro un innovativo programma di sviluppo rivolto a raggruppamenti di almeno tre imprese con sede in Campania. E’ infatti finalizzato a rafforzare la competitività dei sistemi locali e delle filiere produttive regionali, nei settori strategici. L’altro importante intervento che abbiamo finanziato riguarda il progetto pluriennale denominato “Sviluppo di reti di eccellenza tra Università, Centri di ricerca, Imprese” anch’esso del valore di circa 50 milioni di euro ed è rivolto a partenariati tra università, centri di ricerca e imprese situati sul territorio campano che intendono “cooperare” in cinque settori strategici di sviluppo.
La Regione Campania ha individuato degli assi prioritari di intervento e sviluppo. Quali sono?
La Regione Campania ha individuato degli assi prioritari di intervento di sviluppo (orizzontali e verticali) che vanno coniugati. Aggregazione è una delle parole chiave della nostra strategia di sviluppo del territorio. Gli assi orizzontali sono rappresentati dall’ICT, dalle biotecnologie e dai materiali. Mentre gli assi verticali fanno riferimento ai settori dell’aerospazio,alla logistica ed ai trasporti, alla salute e all’agroalimentare,ai beni culturali e all’osservazione della terra (early-warning ). La forza dell’aggregazione e delle scelte condivise deve ora diventare sviluppo del territorio con la realizzazione di distretti, di laboratori pubblico – privati, con la creazione di di nuovi ed innovativi prodotti e processi in qualificati progetti di ricerca.
Quali vantaggi offrirà la costituzione di queste reti. A quali risultati porterà l’aver programmato e condiviso con gli attori del territorio i progetti sopra descritti?
Campus è un’idea che comporta una evoluzione rispetto ad alcuni modelli europei già sviluppati e che identifica interventi in nove settori primari premiando sia la specificità che la capacità di integrazione di competenze di settori differenti. Spesso si parla di collaborazione tra mondo della ricerca e università ma tale collaborazione non assume mai il modello del campus in cui centri di ricerca, università, grandi, medie e piccole imprese cooperano in modo integrato e finalizzato alla realizzazione di un prodotto o di un servizio innovativo. Non è dunque il rapporto tra un’azienda ed i centri di ricerca a fare la differenza ma il nuovo modello di integrazione su più vasta scala che nasce attorno alla decisione comune di sviluppare attività di ricerca in uno specifico settore e con un obiettivo ben preciso. Con il progetto “Reti di eccellenza”, invece, per la prima volta riconosciamo un progetto formativo che ha alla base l’internazionalizzazione, dunque la mobilità nazionale e transnazionale nei percorsi di studio e di ricerca. Inoltre il finanziamento relativo alla formazione ed alla valorizzazione del capitale umano viene gestito in modo integrato perché l’intervento prevede di coordinare azioni diverse come gli stage, i tirocini e le borse di studio. Si tratta, dunque, di un intervento innovativo perché accanto alle consuete forme di scambio fra gli attori della rete di eccellenza si prevede anche l’integrazione.






