di Domenico Maria - 15 Novembre 2009

L’idea di città vesuviana nata dall’intuizione di Aldo Vella si ritrova di fatto nelle molteplici forme di aggregazione e coordinamento di politiche territoriali di cui ne è espressione la stessa Tess quale riferimento locale delle politiche di sviluppo.  Il territorio della costa vesuviana è stato storicamente studiato e analizzato contando i campanili che lo punteggiano più che le strade che lo congiungono, frutto di un millenario addensamento di passioni, sentimenti e storie collettive all’ombra di quei campanili, nelle piazze e sui sagrati dove si riconosceva e celebrava il patrimonio di singole comunità di contadini, artigiani e pescatori.

Se tale atteggiamento aveva senso nell’ambito di una società contadina e sostanzialmente chiusa, si è trasformato in uno stridente paradosso dal dopoguerra via via che gli spazi urbani cresciuti intorno ai nuclei storici si sono dapprima uniformati con il trionfo del cemento armato e poi fusi con lo scempio del cemento selvaggio che ha trasformato le pendici del vulcano e del Faito in un’enorme e compatta conurbazione. Per questo motivo, osservando una mappa satellitare della costa vesuviana, è tanto difficile distinguere gli originari centri – “custodi” delle identità locali – quanto sia facile individuare soltanto la linea di costa e i principali assi di collegamento longitudinale, lungo i quali dovrebbe scorrere la linfa dell’aggregazione territoriale e civile.

Al di là dell’immagine storico-geografica, c’è oggi un motivo ulteriore che spinge verso una nuova visione del territorio della costa del Vesuvio: parallelamente al passaggio dalle reti di scambi e competizione di livello regionale e nazionale a quelle di livello continentale e globale, si è spostati dalla competizione tra singole realtà locali – le città – a quella tra sistemi territoriali integrati. Chi ha anticipato questa trasformazione oggi è in grado di giocare un ruolo guida negli scenari mondiali a scapito di chi, per retaggio culturale e diffusa impreparazione politico-economica, ha segnato il passo. Il territorio vesuviano costiero si pone in una posizione intermedia rispetto a tali posizioni in quanto da un lato ha fortemente risentito della cultura del campanile, mentre dall’altro è stato tra i primi a misurarsi con gli strumenti della programmazione negoziata – Contratto d’area Torrese-Stabiese e Patto territoriale del Miglio d’Oro – e delle misure della programmazione europea.

 Dinanzi alle sfide della competizione globale tra sistemi territoriali integrati la costa vesuviana sta tracciando una strategia complessiva di intervento che faccia tesoro dell’esperienza fin qui maturata e delle esigenze di un moderno ed efficiente sistema territoriale di sviluppo. In questo delicato passaggio epocale siamo andati a verificare sul campo la “densità” del fattore dell’identità collettiva chiedendo il punto di vista, tra l’altro, di esperti di marketing territoriale, antropologi, religiosi, uomini di cultura. Dalle riflessioni fin qui raccolte emerge innanzitutto una forte dignità civile, culturale, religiosa e produttiva delle popolazioni della costa vesuviana capaci di marcare storicamente le proprie specificità ed eccellenze – benché in forma campanilistica, come si diceva –  in maniera netta rispetto alla forza accentratrice della grande metropoli partenopea: il corallo, la pasta, i cantieri, la religione e finanche le eruzioni del Vesuvio sono espressioni universali di città operose e tenaci che mai sono state confuse, in Italia e nel mondo, con Napoli e la Campania.

Per questo motivo, la diffusione di un patrimonio comune di valori, tradizioni e senso di appartenenza ad un territorio accomunante dovrebbe far da apripista al concetto più esteso di “città vesuviana” verso il quale dovrebbero convergere anche l’azione amministrativa e le scelte economiche dei governi cittadini.Proprio per questo motivo, in questo numero raccogliamo le opinioni dei Sindaci da noi invitati a ragionare intorno al tema dell’identità della costa vesuviana perché il loro punto di vista costituisce il riferimento più alto delle comunità cittadine che rappresentano e i programmi delle rispettive amministrazioni sono il banco di prova più difficile nella composizione di un organico e armonico disegno di territorio integrato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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