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Negli ultimi venti anni il tema dell’ambiente ha dominato lo scenario politico mondiale fino ad essere entrato, ormai da tempo, nell’agenda del G8 e del G20. L’ambiente muove un’economia reale e sommersa, suscitando insaziabili appetiti da parte della criminalità organizzata che da tempo ne ha fatto uno dei suoi business più importanti. Ciò ha provocato nuovi e più gravi disastri ambientali, descritti in Gomorra, celeberrimo saggio di Roberto Saviano, ponendo all’attenzione della più vasta opinione pubblica quello che era già sotto gli occhi di tutti. Peccato che dalle nostre parti in troppi ne hanno fatto un comodo e facile strumento per le proprie campagne elettorali, mentre le nostre istituzioni si sono rivelate incapaci di adempiere al ruolo assegnato. In una sola estate sono venuti meno depuratori obsoleti, arrugginite condotte sottomarine, finti o decrepiti impianti fognari, da Pozzuoli a Massa Lubrense, consegnandoci un mare trasformato in fogna. Il danno economico è enorme, incalcolabile quello d’immagine.
In questi giorni sembra, poi, ripresentarsi l’emergenza rifiuti: nuovi cumuli di spazzatura si presentano agli angoli delle strade e nuove nubi si presentano sui termovalorizzatori ancora da costruire e su quello già realizzato. Caliamo un velo pietoso sulle discariche gestite dalla camorra, sui rifiuti tossici, ancora sepolti sotto ettari di terreno su cui si coltivano prodotti che arrivano sulle nostre tavole. L’intero ambiente è diventato, ormai, una merce ad uso e consumo di imprenditori senza scrupoli, politici senz’anima, camorristi voraci e insaziabili. Nonostante tutto nulla, forse, è ancora interamente perduto: l’ambiente può continuare a vivere se non in tutto il suo splendore almeno in quello che è ancora salvabile, tornando ad essere una concreta fonte di reddito per imprenditori e lavoratori impegnati nei vari settori del commercio, del turismo, dei servizi e dell’industria ecologica.
Le organizzazioni sindacali di quest’area sono sempre state in prima linea con le loro proposte di salvaguardia e tutela del territorio fin dagli anni Settanta, quando elaborarono la loro prima piattaforma unitaria, puntando sul disinquinamento del golfo e del fiume Sarno per restituirlo alla sua antica, originaria bellezza. Furono anni di lotte e manifestazioni pubbliche, di denunce senza quartiere contro le aziende maggiormente responsabili, contro i Signori della cementificazione selvaggia, contro l’abusivismo senza regole, contro gli improvvisati capannoni industriali senza licenza, i cui rifiuti erano abusivamente scaricati nel fiume o in mare.
Ancora negli anni Novanta, con il Contratto d’Area Torrese-Stabiese, nato dall’intuito di questo sindacato territoriale, CGIL, CISL e UIL lanciarono la loro sfida per valorizzare la risorsa ambiente, puntando a rilanciare l’economia delle nostre città, superando un tipo di industrializzazione maturo e ormai in declino irreversibile. Il porto turistico e l’albergo di Pozzano a Castellammare e il distretto nautico di Torre Annunziata sono figli di questo contratto. Purtroppo il disegno di più ampio respiro, la progettualità più corposa è rimasta ancora lettera morta, orfana di un sindacato che in questi ultimi anni ha spesso abdicato al suo ruolo, delegando alla politica la difesa degli interessi di quest’area. Se la ricchezza degli arabi si chiama petrolio, la nostra si chiama Risorsa Mare, Risorsa Ambiente, tutela del patrimonio culturale e archeologico.
E in nome di questo che il sindacato chiede e accusa: che ne sarà della Reggia di Quisisana per il cui recupero sono stati spesi tanti miliardi e tante lotte è costato al movimento operaio stabiese? Il suo recupero e la sua fruibilità non serviranno soltanto a garantire nuova occupazione, ma rientrano nella strategia più complessiva della salvaguardia di un patrimonio storico-culturale dell’intera area e risponde alla logica di recuperare il più ampio e salubre polmone verde di cui dispone questa città.
Così a Torre Annunziata: è apprezzabile il tentativo di dare l’idea di un possibile cambiamento illuminando con appositi lampioni il quartiere più degradato della città, ma è insufficiente, se non accompagnato da misure immediate più complete. La salvaguardia dell’ambiente, la sua tutela e rilancio passano anche attraverso il recupero urbanistico, sociale ed economico dell’antichissimo borgo di pescatori da cui ha avuto origine l’attuale Torre, oggi meglio conosciuto come Quadrilatero delle carceri. Il suo rapporto con il mare è indissolubile e in questo connubio va letto e ricostruito senza false promesse: un Polo della Pasta a Torre Annunziata è un progetto velleitario e senza futuro, servirebbe soltanto a creare pericolose contrapposizioni, senza ottenere nessun vantaggio essendo il mercato della pasta di per sé saturo se non in una visione di nicchia di altissima specializzazione.
Oggi l’occupazione passa inevitabilmente attraverso la valorizzazione del territorio, il riconoscimento della sua identità, dei suoi valori più veri, sfruttandone al meglio le peculiarità affinché le sue ricchezze siano patrimonio di tutti e non riserva di caccia dei pochi soliti noti che parlano a nome degli altri, pensando esclusivamente al proprio portafogli. Questo ruolo potrebbe e dovrebbe essere assunto dalla Tess Costa del Vesuvio, in quanto agenzia regionale di sviluppo alla quale aderiscono i comuni dell’area, mettendo a confronto le diverse istituzioni per coordinare progetti e finanziamenti mirati alla valorizzazione delle nostre risorse, per trasformarle in concrete opportunità occupazionali per le nuove generazioni.
* Segretario Cisl Area Torrese-Stabiese







