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Intervista a Elio Veltri, medico ex parlamentare, saggista e autore di “MAFIA PULITA” con Antonio Laudati
La Legge n. 109/96 – che regola la gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati alle mafie –, a distanza di tanti anni dalla sua approvazione, è ancora efficace nel contrastare l’economia mafiosa?
Così com’è non incide sui patrimoni mafiosi: per renderla più efficace sarebbe necessario che la confisca non seguisse i ritmi troppo lunghi dei processi penali così come si dovrebbe invertire l’onere della prova partendo dal bene che proviene da illecito per dimostrare la liceità e non il contrario. Sarebbe opportuno un Testo unico sulle leggi antimafia perché da sola non basta: è necessario, ad esempio, cambiare la legge sul riciclaggio e avviare campagne di sensibilizzazione sul possibile utilizzo di tali proventi in attività sociali. Infine, i rapporti tra beni confiscati e volume di entrate nelle casse delle mafie è spropositato: per citare qualche dato significativo, sono 1000 i miliardi di euro stimati provenienti dalle economie mafiose con un fatturato annuo di oltre 170 miliardi di euro, tre volte quello della Fiat: se fossero recuperati, si potrebbe risolvere il problema del debito pubblico e dei servizi del Paese. Si pensi ad esempio che l’indice ROI il ritorno dell’investimento dalla vendita di droga è di 1 a 3: significa che per mille euro investiti in una settimana il guadagno è tremila, per poi arrivare a novemila quella successiva e cosi via con un aumento esponenziale.
Come evidenziato nel suo libro, al di là degli aspetti esteriori – faide, morti, racket – la criminalità agisce come soggetto economico-finanziario capace di inserirsi nei gangli dell’economia locale e condizionarla. In che modo si deve intervenire?
La mafia è ormai diventata una s.p.a, si è organizzata e agisce in alta finanza attraverso banche e prodotti finanziari molto sofisticati. Uno studio del senatore americano John Kerry dal titolo ‘The New War’ indicava la mafia italiana, includendo Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra, tra le cinque più aggressive al mondo che ricava dal solo traffico di cocaina, di cui l’Italia è il primo consumatore in Europa, 110 miliardi di dollari all’anno, quasi quanto il deficit pubblico.
Mentre governi e imprese faticano a tessere reti di cooperazione internazionale, le mafie si muovono rapidamente fra gli scenari globali creando alleanze di potere. Cosa si può fare?
Le mafie utilizzano schiere di avvocati e commercialisti in modo da non compromettersi e le spostano sullo scacchiere internazionale; ad esse le nostre mafie hanno fornito il know-how e per questo godono di un particolare prestigio. L’ex presidente della Casa Bianca, George Bush, ha inserito la mafia calabrese nella lista nera delle organizzazioni criminali dedite al narcotraffico mondiale. Il provvedimento consente di congelare i beni americani degli appartenenti alla ‘ndrangheta per ridurre il rischio di inquinamento della concorrenza di mercato. Secondo l’Eurispes questa mafia, nel solo 2007, per il traffico di droga ha raggiunto un fatturato di 44 miliardi di euro.
Quali sono le regole di mercato a cui le organizzazioni criminali fanno rifermento?
Nel mondo il pericolo per le democrazie non è solo il terrorismo, il problema è la capacità di inquinamento delle mafie al punto da minare la democrazia attraverso il meccanismo della corruzione. Bisogna ricordarsi che la mafia non accetta le normali regole del mercato e non si assume il cosiddetto rischio dell’ impresa. Un imprenditore di origine mafiosa non accetta di perdere o guadagnare poco e con la forza dell’intimidazione e della connivenza si assicura gli appalti, evita i conflitti sindacali ed elimina la concorrenza e gioca in modo sleale.
Perché questo titolo ‘Mafia Pulita’ e in cosa differisce rispetto agli ultimi libri usciti su tale argomento?
Si in effetti è un ossimoro per significare la nuova dimensione delle attività criminali. In Mafia Pulita si fanno, i nomi di persone insospettabili, professionisti, avvocati come Chianese che, quando non indossava la toga da penalista in tribunale, si arricchiva smaltendo i rifiuti in maniera illegale. Oppure dentisti che trafficavano in cocaina con la complicità di una parte della Pubblica Amministrazione.
Allora non c’è speranza?
La mafia mette a disposizione beni e servizi sul mercato. In Italia se i consumatori di cocaina anziché un milione fossero 100 mila il danno per la mafia sarebbe enorme. Quindi i cittadini devono sapere che ogni volta che chiedono merci e servizi illeciti quali droga, prostitute, esseri umani, prodotti contraffatti fanno il gioco della mafia. Sarebbe necessaria una informazione seria e consapevole. Quindi se ne deve parlare di più ma purtroppo non ancora è abbastanza: si pensi che il rapporto Kerry qui da noi non è stato ancora tradotto.







