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La crescita del settore terziario negli ultimi decenni, sia in termini di valore aggiunto che di occupati, ha portato a focalizzare l’attenzione sugli effetti che tale mutamento esercita sulla struttura produttiva ed in particolare sulla sua rilevanza rispetto alla centralità dei processi di produzione industriale nel sistema. Lo sviluppo del terziario viene, infatti, percepito come speculare rispetto ai processi di deindustrializzazione, intesi come diminuzione dell’apporto dei settori industriali alla formazione del prodotto interno o alla base occupazionale del paese, fenomeni che stanno interessando le economie dei paesi più avanzati.
Il forte peso dei servizi in Campania è connesso ad un sistema produttivo le cui dimensioni economiche permangono, specie per ciò che concerne le attività in grado di competere sui mercati, complessivamente limitate. I servizi risultano in percentuale prevalenti per la scarsa presenza di attività industriali che si riflette nella limitata diffusione di attività terziarie collegate ad imprese manifatturiere.
La Campania ha sperimentato a partire dallo scorso decennio un modello di sviluppo del terziario, in cui assumono rilievo il settore privato, le imprese di piccole dimensioni, le risorse locali, i servizi moderni. Questa trasformazione non è stata indolore dovendo la Campania, come e più del Mezzogiorno, ed in misura superiore al resto del Paese, sopportare il costo del risanamento dei conti pubblici tradottosi, nell’immediato, nel drastico ridimensionamento dei trasferimenti pubblici, nella sospensione nel 1992 dell’intervento straordinario e di una qualsiasi politica di sviluppo regionale e, dal 1994, nella graduale soppressione della fiscalizzazione degli oneri sociali.
Tutto ciò ha prodotto la drammatica riduzione dei livelli occupazionali che riguardato in particolar modo l’industria e di riflesso anche il settore dei servizi con un rallentamento della crescita occupazionale.
L’analisi di alcuni connotati strutturali dei processi di terziarizzazione dell’economia campana condotta presso l’Istituto di Ricerche sulle Attività Terziarie del Cnr di Napoli, con l’utilizzo degli ultimi censimenti ISTAT, permette di sviluppare alcune considerazioni sull’evoluzione del settore terziario nell’ultimo ventennio. Tra le tendenze di maggior rilievo si segnalano, da un lato, un processo di ristrutturazione, che ha coinvolto numerosi settori tradizionali, in relazione sia ad esigenze di modernizzazione (il commercio), sia ai processi di privatizzazione di alcune grandi imprese pubbliche (trasporti, poste, credito), nonché il declino occupazionale della pubblica amministrazione e, in direzione opposta, lo sviluppo dei servizi alle imprese (informatica, attività professionali e imprenditoriali) e dei servizi alle famiglie.
Il settore commerciale è caratterizzato in Campania ancora da una larghissima prevalenza della piccola distribuzione, differentemente da altre regioni del Nord Italia in cui si è avuta la diffusione della grande distribuzione non specializzata (supermercati, ipermercati, grandi magazzini). A fronte di una riduzione del peso delle sezioni del terziario pubblico, in Campania si è rilevata una crescita delle attività creditizie, di alcune attività di trasporto e delle attività informatiche e di ricerca e sviluppo, categorie nelle quali confluiscono i servizi alle imprese, trainata dalle trasformazioni tecnologiche.
A ciò si aggiunga la crescente rilevanza, in particolare nell’ultimo decennio, dei comparti del terziario relativi alla struttura del vivere sociale, quali la ristorazione, i viaggi, le attività di spettacolo, che rientrano nella categoria “servizi pubblici e sociali”, dovuta ai nuovi modelli di consumo e come riflesso delle trasformazioni demografiche e sociali.
* Ricercatrice IRAT-CNR Napoli






