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A marzo la Cites – Convenzione sul commercio internazionale della specie minacciate di flora e fauna selvatiche – si riunirà a Doha, nel Qatar, per decidere se il corallo è una specie in via d’estinzione. La proposta è di inserire il genere Corallium nell’annesso 2, ovvero tra le categorie la cui commercializzazione potrà avvenire solo se accompagnata da un certificato che garantisca la legalità del processo di produzione. Le motivazioni che spingono la convenzione di Washington a inserire l’oro rosso nella lista delle specie protette sono legate a coloro che hanno effettuato una pesca spietata della pregiata risorsa, addentrandosi nelle acque profonde, senza preoccuparsi del danno arrecato all’ecosistema.
Contro la proposta degli Stati Uniti d’America sono schierati il Governo italiano, l’unione Europea, gli scienziati e la maestranza artigianale campana, leader mondiale per la lavorazione del corallo. Non ci sarebbe nessuna ragione scientificamente valida, secondo alcuni studi della Fao, a supportare la proposta americana. Al momento, il corallo non sarebbe in alcun modo a rischio estinzione. Se però esiste un problema di conservazione delle risorsa, qualcosa va fatto. E’ possibile instaurare una corretta gestione della risorsa disponibile che non leda l’ecosistema del Mediterraneo e allo stesso tempo tuteli il lavoro di imprenditori, artigiani, artisti che hanno fatto del corallo la loro unica fonte di sostentamento.
Ad approfondire ulteriormente gli aspetti tecnici, scientifici della questione, il workshop internazionale tenutosi all’Università ”Parthenope” di Napoli e dedicato all’oro rosso. Centodieci gli ospiti, in rappresentanza di 20 nazioni, del “Red coral science, management and trade: Lessons from Mediterranean” tenutosi dal 23 al 26 settembre 2009, durante il quale il governo americano non ha mutato la sua posizione. Il genere Corallium dovrà essere inserito nella Cites perché l’oro rosso sarebbe destinato ad estinguersi in pochi anni. E il braccio di ferro continua.
Torre del Greco, città stimata in tutto il mondo per la lavorazione e la commercializzazione del corallo, attraverso le associazioni di categoria, sostenute dal primo cittadino, Ciro Borriello, scende in prima linea in difesa dell’attività che l’ha resa famosa nel mondo. “A rischio di estinzione - dice il vicepresidente dell’Assocoral (associazione di categoria che riunisce le aziende più rappresentative del comparto produttivo del corallo e del cammeo di Torre del Greco), Mauro Ascione -ci sono oltre mille posti di lavoro”.
L’Assocoral chiede una legge sull’estrazione che avvalendosi della ricerca scientifica, rispetti l’ecosistema del Mediterraneo e rispetti l’artigianato. “L’obiettivo – spiega Ascione - è quindi, quello di trovare una soluzione alternativa al problema senza dover ricorrere a limitazioni del commercio e danni per l’aziende del settore. La proposta potrebbe essere quella di realizzare una mappatura e una catalogazione di tutte le colonie così da razionalizzare la pesca in modo che ognuna abbia periodi di riposo di 15-20 anni”.
“La conservazione dell’ecosistema è una delle nostre priorità – continua Ascione – periodicamente coinvolgiamo la comunit èscientifica internazionale per verificare lo stato delle risorse coralline. E gli esperti ci dicono che il corallo attualmente non è una specie in via d’estinzione”.






