di Felicia Liguori - 13 Ottobre 2009

I romani chiamarono la nostra regione Campania Felix e vi trascorsero gran parte delle vacanze estive tra banchetti, feste, cure termali. Tra i diversi territori, la Costa del Vesuvio fu scelta per il clima caldo e mite, la fertile terra vulcanica con i suoi squisiti prodotti, le acque termali e le sorgenti, la  vicinanza al mare. I diversi insediamenti romani con i successivi ritrovamenti archeologici hanno reso l’area unica, affascinante, piena di storia e storie da raccontare.

I siti archeologici sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. e rinvenuti a partire dal ‘700, di Pompei, Ercolano, Oplonti Torre Annunziata (inseriti nel 1997 nella “Lista del Patrimonio Mondiale” (WHL) dell’UNESCO), Stabiae-Castellammare di Stabia, Boscoreale, Sant’Antonio Abate e altri definiti minori per estensione, offrono un quadro completo di quella che fu la vita tra la tarda repubblica e la prima età imperiale in tutti i suoi aspetti: urbani, architettonici, decorativi; un eccezionale libro aperto su arte, costumi, mestieri, la vita quotidiana del passato.

Se Pompei ci rende l’idea di come fosse organizzata una cittadina commerciale interna di epoca romana con i suoi negozi, le terme, i templi, l’anfiteatro e le abitazioni, Ercolano ci mostra invece come fosse strutturata una cittadina portuale, località di vacanza per le famiglie medio borghesi. Lungo il percorso ercolanense si ammirano numerose case in buono stato di conservazione e la particolarità, essendo stata interamente coperta da uno strato di lava che paradossalmente l’ha preservata, sta nel ritrovamento al loro interno di legni, stoffe, papiri, sculture, mosaici e oggetti di uso quotidiano.

Un esempio meraviglioso è la Villa dei Papiri, ancora oggi in fase di scavo, famosa per il ritrovamento di ben 2000 rotoli di papiro. Anche Oplontis fu un piccolo centro residenziale ma ospitò le famiglie più prestigiose di Roma. Tra i suoi abitanti illustri anche Poppea, la moglie di Nerone. Ciò che rende gli scavi di Torre Annunziata, accanto a Villa Agrippa a Boscotrecase, unici sono le numerose pitture parietali che narrano scene di vita quotidiana, usi e costumi dell’epoca, paesaggi.

Passeggiando per la costa del Vesuvio si incontrano resti di  numerose ville rustiche e strade romane sparse tra Torre del Greco, Santa Maria la Carità, Gragnano, Lettere, Casola. Tra i siti più piccoli Stabiae e Boscoreale danno l’esempio di una tipica azienda agricola; il ritrovamento di alcune radici e l’esistenza di una cella vinaria testimoniano l’antichità della coltura del vino.  Coltura che ancora oggi produce ottimi vini: Vesuvio doc, Lacryma Christi del Vesuvio, Pompeiano igt, Penisola Sorrentina.  Le ville più belle di Oplonti sorgevano lungo la costa intorno a un grande centro termale di cui sono visibili i resti sotto le attuali Terme Vesuviane.  I patroni romani già dal 64 a. C. utilizzavano le terme, la stessa residenza estiva dell’imperatrice Poppea era attraversata da sorgenti termali. Oggi anche se solo una delle tre sorgenti è utilizzata per le cure termali, le terme sono un centro efficiente e attrezzato. Sia Oplonti che Castellammare, definita metropoli delle acque per ben 28 sorgenti curative, ritrovano gli antichi fasti a partire dal 1800 grazie ai Borboni. Le sorgenti stabiane sono attualmente utilizzate in due complessi termali attrezzati come centri di salute e riabilitazione e cure del benessere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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