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La camorra costituisce il nostro principale svantaggio competitivo. Lo è per svariate ragioni, ma anche perché è indice della presenza di problemi irrisolti, di storiche arretratezze e perverse dinamiche attuali.
Il suo potere nell’economia reale è considerevole e condizionante. La camorra rappresenta una, e per molto tempo forse la principale, fonte di lavoro e di protezione, padrona del territorio. Non solo. La presenza di una forte criminalità organizzata, che ha potere decisionale di fronte ad una politica sempre più debole, rappresenta un ostacolo insormontabile per lo sviluppo, un disincentivo all’arrivo di forze esterne, di investitori nel mercato globale. La camorra è un costo aggiuntivo, una diseconomia esterna che allontana Napoli dalla modernità, dalle regole del mercato, da una società e da uno stato di diritto.
Uno dei modi per uscirne - non il modo, ma uno dei modi - per spezzare il circolo vizioso è sicuramente sviluppare e produrre quanto più è possibile, soprattutto nella coscienza dei giovani, la consapevolezza di questa situazione e lottarne per uscirne. Se ne esce se soprattutto si rinnova il costume politico, si sviluppa la coscienza civile, si sviluppa una complessa e sistematica opera di educazione.” si tratta - ha scritto Aldo Masullo - di strappare i giovani al dominante spregio della legalità e di formarne la coscienza al rispetto del diritto ed all’amore per la libertà.”
Qui tocchiamo uno dei più gravi fallimenti dello Stato nel Mezzogiorno, complici le classi dirigenti locali.
Ricordo una delle più belle frasi di Peppino Impastato: “Se si insegnasse la bellezza alla gente si fornirebbe un arma contro la rassegnazione, la paura, l’omertà.” Per cambiare il Mezzogiorno in due o tre generazioni ci sarebbe voluto UN PIANO MARSHALL per l’istruzione e l’educazione. Forse se si fossero sperperati meno soldi nel cemento e destinati più fondi all’istruzione ed alla ricerca oggi ci troveremmo in condizioni diverse.
Un’opera non solo di alfabetizzazione nelle aule scolastiche ma anche di educazione alla cultura del bello ed al piacere della conoscenza. Quanti ragazzi di Scampia, o “e’ fore o’ ponte” ad Ercolano hanno mai avuto l’opportunità di vivere un’emozione davanti ad un’opera d’arte o di andare a teatro o di visitare gli scavi di Ercolano? Per non parlare della cronica carenza di impianti o di pratica sportiva! Quanti ragazzi hanno la possibilità di fare un viaggio e vedere contesti urbani e sociali diversi dal proprio vicolo o dalla propria ‘banda’?
Se vogliamo attori del cambiamento non possiamo allevare marginalità e disagio.
Soltanto con la scuola e la cultura si offre la possibilità di scegliere in alternativa alla cultura del brutto e della sopraffazione, del boss e della camorra. Solo così un ragazzo di un quartiere difficile può capire che c’è un’altra vita, ci sono altri valori, c’è un altro modo di comportarsi al di fuori del proprio ambiente. Una volta c’erano le colonie estive, oggi sempre meno anche quelle. Solo televisione e videogame anche nel basso. Un giorno, spero, ragioneremo sulla devastazione antropologica prodotta dalla tv spazzatura.
Alle ragazze che incontro nelle scuole chiedo sempre di non farsi incantare da muscoli e moto rombanti ma dai versi di Garcia Lorca o Prevert. Ai ragazzi di farsi notare per mandare una poesia e non un sms con parolacce. Se è vero che la scuola italiana in tutto il Pese vive una condizione difficile nel Sud essa è stata ancora meno curata dallo Stato, con il tragico gap di istruzione e cultura con il resto d’Europa e ed ora anche con i paesi emergenti. Anche da qui ci viene l’assoluta mediocrità del ceto politico.
Ad inizio di anno scolastico mi sembrava giusto porre l’accento su questo e rivolgere un incitamento ai docenti perché siano orgogliosi e consapevoli, pur tra tante mortificazioni, della loro decisiva missione.
* Sindaco di Ercolano







