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Internet-rete di computer/mezzo di comunicazione mondiale, web-insieme di contenuti multimediali, software-programma/insieme di programmi in grado di funzionare su un elaboratore, realtà virtuale-realtà simulata.. sono solo alcune delle nuove parole introdotte nel linguaggio comune dall’epoca del digitale.
Il progresso tecnologico ha cambiato linguaggi e usi e costumi dei cittadini del mondo.
In poco più di 10 anni è mutato il modo di: intendere l’informazione; tutelare e fruire del patrimonio storico artistico e culturale dei popoli; condividere la conoscenza e comunicare.
Le nuove generazioni stanno crescendo a pane, tv e computer.
Basta un pc, un accesso a internet e attraverso il web si può lavorare, giocare, incontrarsi, informarsi, studiare..tutto con dei semplici click digitati sulla testiera.
Stando seduti alla propria scrivania si può dialogare e confrontarsi contemporaneamente con più persone in diversi continenti sedute a loro volta alle proprie scrivanie;
si possono effettuare navigando ricerche su argomenti e luoghi più disparati;
si può visitare un museo approfondendo ogni opera esposta.
Il digitale ci accompagna in molte azioni giornaliere e sempre più spesso viene utilizzato a supporto di attività culturali. Le esigenze sono cambiate e così accanto ai tradizionali e insostituibili supporti “statici” (libri, lettere,..) e alla realtà quotidiana fatta di luoghi, persone, distanze si è aggiunto un nuovo ambiente dinamico e di pura essenza digitale che introduce nuovi metodi di apprendimento e fruizione rapidi e interattivi.
Si tratta di uno spazio senza limiti materiali e temporali, fatto di esplorazioni multimediali, virtuali, interattive, in movimento che si realizza tramite tecnologie informatiche e i cui prodotti sono fruiti virtualmente attraverso periferiche digitali come i monitor dei pc o gli schermi per esposizione.
Un esempio pratico è dato dalla nuova comunicazione museale; oltre la versione virtuale di un museo realmente esistente (in rete, CD, DVD) si registra la nascita dei musei virtuali la cui esposizione è costituita unicamente da installazioni interattive. Il multimediale ha consentito lo sviluppo integrato di forme di comunicazione costituite da testo, immagini, animazioni, audio, video alle quali poter collegare esplorazioni interattive.
L’uso del 3D ha reso possibile la ricostruzione di luoghi e complessi distrutti e dispersi, questo è ciò che accade al MAV museo archeologico virtuale di Ercolano (realizzato dalla Capware e voluto da: Comune di Ercolano, Provincia di Napoli, Regione Campania) definito già dalla sua inaugurazione a luglio 2008 uno “dei più grandi del mondo”. 1200 metri lineari di pareti trattate con intonaco a calce e encausto sul quale si narra la vita dei Romani a Ercolano prima dell’eruzione del 79 dC.
Oltre 70 installazioni multimediali gestite da un unico software in grado di intercettare i movimenti e le diverse identità dei visitatori (età, sesso, lingua) e variare a seconda del caso le ambientazioni, sfumando al passaggio dei bambini le implicite scene sessuali del Lupanare. Un percorso visivo, tattile e sensoriale fatto di immagini, voci degli abitanti, rumori, profumi di balsami e unguenti che si susseguono al passaggio dell’ospite, con un passo o sfiorando con un dito una parete.
Un viaggio nel tempo, una camera di decompressione temporale, un’esperienza virtuale unica e affascinante che in 1 anno ha registrato 73.428 presenze di cui ben 400 scolaresche. “Oltre un museo è anche un centro di studio e di pratica dei media” annuncia il Direttore Ciro Cacciola “stiamo lavorando a nuove istallazioni sulle terme e il Vesuvio che a breve andranno a completare l’esposizione nelle nuove sale e per l’autunno-inverno attiveremo una programmazione relativa al cinema digitale”.
Una buona idea di riqualificazione, realizzata con professionalità da intelligenze locali, integrata al territorio e alla sua naturale vocazione turistica archeologica, proiettata verso il futuro: questa è la ricetta del successo del MAV.







