di Flora Bibbò - 15 Settembre 2009

Il convivio e il banchetto, nonché le feste, sono state dalla preistoria alla Rivoluzione Francese una costante dei singoli o dei gruppi che detenevano il potere, i quali davano a dette manifestazioni, di volta in volta, una funzione sociale di ricchezza o di spettacolarità. Il banchetto poteva essere improvvisato e installato ovunque, l’importante era che fosse scelto un luogo spazioso, e quindi frequente era il caso che si utilizzassero, per la numerosità dei commensali, i giardini delle ville. Una tradizione già forte nell’antica Grecia che ancora oggi permane nell’area vesuviana.

Anche presso il popolo romano esistevano due usanze: da un lato quella dell’acquisto di piatti cucinati da mangiare per strada o portare a casa, dall’altro la frequentazione di luoghi, chiamati tabernae, in cui i pasti venivano consumati in compagnia di amici o nel caso non si avesse un cuoco a disposizione, lo si “affittava” al mercato. Lo stretto legame che si realizza già nell’ambito del banchetto signorile, viene ancora più esaltato nel periodo medievale quando dal convivio si passa alle feste di corte: il banchetto appariva il luogo privilegiato nel quale si fondavano i legami di amicizia e di solidarietà dei gruppi. Nel Medioevo si delinea un cambiamento strutturale nel quale la festa organizzata e dominata dai potenti giunge al suo culmine e segna il passaggio dal convivium alla festa di corte.

Tuttavia molti elementi dei convivi rimangono come tratti tipici anche delle feste di corte, come ad esempio i pranzi, i doni e le esibizioni di giocolieri e musicisti. Nel ‘700 si organizzavano laute cene, dove i nobili si dilettavano a preparare quei piatti che da loro stessi prendevano il nome; questa moda ha dato il via ad una variazione sul catering che ancora oggi esiste: l’originalità di un piatto con la fantasia di un nome.

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