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Cosa è la povertà oggi? Una tavola rotonda voluta da Fondazione Italianieuropei e Fondazione Mezzogiorno Europa riflette sul disagio sociale a Napoli presso L’istituto Italiano per gli studi Filosofici. Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio accorato sul fenomeno povertà e afferma che «Nel Mezzogiorno, tali fenomeni risultano essere maggiormente diffusi e acuti, e occorrono incisive scelte politiche di assistenza, sostegno al reddito e inserimento nel mercato del lavoro».
Questi i numeri: sono 50.000 mila i cassintegrati e 13.000 mila i licenziati che vivono con 500 euro e pagano un fitto di 600 euro, 130mila le social card in Campania. La nostra regione ha ormai la più alta concentrazione europea di famiglie povere, di disoccupati, di donne che non lavorano e di giovani laureati licenziati. Quasi uno su tre non ha il necessario per sopravvivere. Due su dieci non mangiano più di tre volte alla settimana. Il PIL pro capite è di 16 mila euro all’ anno, contro i 33 mila della Lombardia. Un contratto su due è a termine.
La vera speranza è riorganizzare la città dall’interno, dare valore alle periferie. Questi “non luoghi” devono diventare luoghi di aggregazione e centri di sviluppo di cultura. Napoli ha bisogno di un senso di appartenenza a se stessa. Bisogna dare fondamentale importanza alla formazione e all’informazione come diceva Seneca “bisogna diminuire il desiderio e aumentare il bisogno”. Ci vogliono i corsi di formazione per la famiglia su come gestire i redditi e i bisogni.
Non c’è un parallelismo fra povertà e criminalità. Di solito è comune stereotipo pensare che chi vive in periferia siano gli abitanti identificati come appartenenti a “classi pericolose”; invece sono quelli che cercano di resistere al degrado che li circonda con grande sforzo. Il radicamento della criminalità organizzata non rappresenta però soltanto una fonte – sia pure illecita – di guadagno, ma più frequentemente costituisce un notevole ostacolo per lo svolgimento di una qualsiasi attività. Infatti, rapine, estorsioni e ricatti di vario genere scoraggiano qualsiasi imprenditore, piccolo o grande, dall’investire. I delitti criminali non hanno attinenza con la povertà perché scippi e violenze sono diminuiti, la criminalità che impera è quella legata al riciclaggio e usura, perché mancano investimenti e quindi non c’è sviluppo economico “buono”.
Infine il presidente di Italianieuropei Massimo D’Alema parla di un piano nazionale contro la povertà per sostenere la ripresa economica. Ed è proprio in questa direzione che si presenterà nei prossimi giorni un disegno di legge a firma del parlamentare del Partito democratico, Livia Turco. «La povertà - ha detto D’Alema - è un ostacolo enorme alla ripresa economica e se le classi svantaggiate non saranno rimesse nel circolo della produttività e del consumo non ci sarà ripresa globale. L’Italia non ha politiche contro la povertà ed ha un deficit di politiche sociali. Abbiamo assistito ad anni in cui si è pensato che le spese sociali dovessero essere ridimensionate. Siamo - ha proseguito - ampiamente al di sotto della media europea». Combattere la povertà strutturale al Sud è anche un modo per sostenere lo sviluppo del sistema paese Italia.






