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L’abbraccio mortale del Vesuvio li ha tutelati e difesi per circa 2000 anni dall’inevitabile e lenta corrosione che il tempo, con il suo silenzioso scorrere, impone a tutto e a tutti, eppure, una volta riportati alla luce, la tutela dell’uomo non è riuscita a fare altrettanto. Si stavano sgretolando, scomparendo, diventando polvere e soltanto memoria. Stiamo parlando dei reperti organici e biologici, alcuni dei quali rinvenuti nella seconda metà del Settecento, custoditi al Museo Nazionale di Napoli. Erbe, semi, frutti (nella foto, alcune noci), legni, frammenti di tessuti, ossa e denti di animali, corna e conchiglie, testimonianza ‘viva’ della società che regnava alle falde del Vesuvio.
E’ dovuto intervenire il Laboratorio di Ricerche applicate della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei e dare ospitalità ai preziosi reperti per iniziare un’azione di tutela e di salvaguardia. Il Laboratorio di Pompei nasce nel 1994 grazie a fondi del CNR con l’obiettivo di indagare gli ambienti naturali del 79 d.C.; ha svolto numerose collaborazioni con diverse università italiane e straniere nell’ambito delle Scienze Naturali applicate all’Archeologia. I reperti saranno custoditi in una sala climatizzata che ne garantirà la tutela e conservazione. Tali reperti, in particolar modo quelli di natura vegetale, sono soggetti a carbonizzazione e molto sensibili agli sbalzi di temperatura e di umidità.
L’ambiente che li ospiterà dovrà garantire una temperatura costante di 18° C ed un tasso di umidità del 35%. La soprintendenza ha inoltre annunciato la realizzazione di un catalogo ove saranno inseriti tutti i reperti delle specie vegetali provenienti dagli scavi passati e recenti dell’area vesuviana. Tale catalogo sarà a cura della direttrice del Laboratorio, Annamaria Ciarallo, e pubblicato da Electa. E’ la stessa direttrice ad affermare: “Questi fragili reperti, una volta riportati alla luce, corrono il rischio di scomparire, dopo essersi conservati sotto le ceneri e i fanghi vulcanici per quasi due millenni. Attraverso il Laboratorio di Ricerche Applicate si è provveduto a perseguire il modo di conservazione più consono a garantirne la durata nel tempo, all’interno di una strategia di attività, di opere, di interventi che, in quest’ultimo quindicennio, ha privilegiato la conservazione all’ampliamento degli scavi”.







