di Luigi Malafronte - 29 Luglio 2009

Trent’anni o quasi. Nel 2010 la chiesa di San Michele Arcangelo a Pimonte festeggerà un record poco invidiabile. La chiesa, danneggiata dopo il terremoto che colpì la Campania negli anni ottanta, è infatti chiusa al culto dal 23 novembre 1980, giorno in cui il sisma in Irpinia portò danni e morti nella nostra terra.

Ma ora, il portone principale, murato per motivi di sicurezza, è stato riaperto per dare il via ai lavori di restauro. Dopo “la breccia” della porta, una toccante processione ha riportato la statua di San Michele nella sua originaria dimora. Tutta la popolazione ha potuto ammirare l’interno a tre navate della chiesa che, nonostante i danni subiti, conserva ancora flebili tracce del suo antico splendore.

Presenti tutte le autorità locali compresi il sindaco Giuseppe Dattilo con la fascia tricolore e il neoconsigliere provinciale Antonio Durazzo. Ma i veri protagonisti della giornata sono stati gli anziani di Pimonte che hanno ancora conservato nel loro animo il ricordo dell’antico splendore di questa chiesa. Già alla fine del seicento subì ingenti danni a causa sempre di un terremoto. Ma la popolazione locale guidata dal Reverendo Giovanni Angelo d’Apozzo, in un solo anno, ricostruì la chiesa adattando l´edificio al gusto dell´epoca. Poche modifiche sono intercorse nei successivi secoli fino a quando per l´ennesima volta fu sfregiata dal terremoto dell´80 ma ancor di più dalla superficialità e dalla noncuranza degli uomini.

Lo stesso popolo, che in appena dodici mesi completò i lavori di ristrutturazione della Chiesa di San Michele danneggiata dal sisma del 1688, ha dovuto subire l´oltraggio di vedere per un trentennio i battenti chiusi del portone della navata centrale, lì dove il Santo Patrono “usciva” il giorno della sua festa in una processione lungo le vie del paese per proteggere la terra a lui cara.

Il parroco Don Gennaro Giordano ha voluto sottolineare nel suo intervento l´importanza del gesto di riaprire i battenti della chiesa dopo trent´anni. “Ora tocca a tutti noi operare per riportare agli antichi fasti la nostra Chiesa Madre, facendo ognuno la sua parte”. Il prete ha anche lanciato un accorato appello a chi ha notizie “su eventuali suppellettili o marmi trafugati dalla chiesa” o semplicemente custoditi in altri luoghi di cui si è perso il ricordo. Un contributo al recupero della Chiesa di San Michele verrà anche dall´8 per mille anche se non basterà certo al completamento dei lavori e al successivo arredo dell´edificio religioso. Infatti davanti agli occhi dei presenti si è presentato uno spettacolo poco incoraggiante. Oggi la chiesa si presenta priva degli antichi marmi di cui solo una parte sono conservati in loco.

Nessuna traccia della balaustra intorno all´altare e delle canne dell´organo. Anche gli altari laterali sono privi di marmi. All´interno della chiesa alcune lapidi ed iscrizioni ricordano l´importanza della edificio religioso che conservava tra l´altro la reliquia della Spina Santa come si legge su un´iscrizione di epoca borbonica visibile su una colonna della navata. Ma un segno di speranza c´è. Grazie all’intervento dell´equipe di restauratori della Soprintendenza, è stato ripulito un affresco di una Madonna con Bambino. Il dipinto, secondo una prima analisi fatta dagli esperti della Soprintendenza, andrebbe ad avvalorare l´ipotesi di una struttura preesistente, forse legata all’opera evangelizzatrice dei santi Catello ed Antonino.

Ma in questi casi la prudenza non è mai troppa. Per ora il primo pensiero è riportare la chiesa a quel fermo immagine datato trentanni fa, prima di quella notte di paura, quando la terra tremò aprendo una ferita non ancora cicatrizzata.

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