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Intervista al professore Professor Viesti, neo assessore alla Regione Puglia, noto meridionalista, e autore del libro “Mezzogiorno a Tradimento”, edito da Laterza.
Professor Viesti, nel libro Mezzogiorno a Tradimento lei ha dimostrato, cifre alla mano, come la critica al Sud sia strumentalmente utilizzata per celare ben più gravi disfunzioni nazionali.
Ho ragionato sul Mezzogiorno tenendo presente che è innanzitutto parte dell’Italia e ne condivide molti aspetti, provando a mantenere un rigore scientifico senza assurgere a difensore delle classi dirigenti meridionali né ad allinearmi agli stereotipi antimeridionalisti più diffusi.
Ma è molto interessante l’accoglienza ricevuta dal libro: ho subito un relativo isolamento presso la comunità scientifica e culturale italiana che trova più semplice discutere di Sud basandosi sugli stereotipi dello spreco delle risorse e dell’inefficienza delle classi dirigenti, tenendo ai margini chi prova a dimostrare con i fatti che ciò, almeno in parte, è falso. Allo stesso tempo, sono molto contento della diffusione avvenuta attraverso canali informali e, a distanza di mesi dall’uscita, sto avendo tante opportunità di discussione, anche al Nord, con segmenti della società civile italiana che hanno voglia di confrontarsi sui fatti.
Dimostrare che le colpe non sono solo al Sud, non è un modo per assolvere la classe dirigente meridionale?
No, perché nel libro è chiaramente dimostrato che le amministrazioni meridionali sono lentissime nel loro operare, così come non sembrano pronte a far fronte ai compiti che già oggi hanno ancor prima del federalismo. Soltanto che, rispetto alla linea che i soldi sono troppi e non sono il problema, io affermo, al contrario, che i soldi non sono troppi e che sono un problema, perché per fare ferrovie, invasi idrici, bonifiche serve tanto denaro, e se questo non c’è presidenti e i sindaci restano impotenti, pur bravi che siano. La disponibilità di spesa corrente nei Comuni del Sud è più bassa che per quelli del Centro-nord.
Il Sud che esce dalla sua analisi è a macchie di leopardo, è così?
Il problema è di tipo metodologico: da troppo tempo lo sforzo di analizzare il Sud è stato sostituito con un giudizio preconcetto di totale condanna. Questo errato atteggiamento, che è del Rettore della Bocconi come del Ministro Tremonti e di pezzi del centrosinistra non ci aiuta a capire cosa c’è di buono e dove c’è il cattivo. Inoltre, nel momento in cui si sta progettando il federalismo, è pericoloso basarlo sull’equazione spesa al Sud uguale spreco visto che di tale equazione si è già servito l’attuale governo per devastare le politiche pubbliche nel Mezzogiorno. Infine, in questo modo si apre la strada a derive pericolose in cui solo i soggetti più forti e influenti possono ottenere le risorse, scavalcando le regole di condivisione e di buon governo come nel caso del Comune di Catania.
D’Alema ha sottolineato come le Regioni del Sud siano state troppo individualiste senza una strategia d’insieme analoga a quella leghista al Nord.
Sì, è un dato di fatto che le Regioni abbiano ragionato troppo nei loro confini amministrativi e poco su quello che avrebbero potuto fare insieme: meccanismi di collaborazione e condivisione delle buone prassi, ad esempio rispetto ai bandi europei, sarebbero stati semplici e avrebbero favorito tutti limitando gli errori. In questo le Regioni hanno responsabilità, ma non dimentichiamo il quadro in cui hanno operato.
Ossia?
Voglio dire che innanzitutto molte politiche di interesse sovraregionale, quali trasporti, ricerca, innovazione, istruzione, sono nelle mani dei Ministeri che, a parte rare eccezioni, sono stati assenti, o quantomeno distratti. Inoltre, ogni forma di collaborazione interregionale deve ricevere impulso dalla politica e dai partiti: quando governava il centrosinistra, chi doveva mettere insieme i Presidenti regionali di centrosinistra se non il Presidente del Consiglio di centrosinistra? Allo stesso modo, oggi assistiamo allo scempio che sta compiendo il governo di centrodestra verso il Sud: i Ministeri dell’Università, delle Infrastrutture e soprattutto dello Sviluppo Economico sono fermi su qualsiasi intervento di spesa dei nuovi fondi europei a due anni e mezzo dall’avvio. Il ministro Tremonti sta di fatto impedendo l’attuazione delle politiche di sviluppo, togliendo tutti i fondi dal FAS nazionale, bloccando i fondi dei FAS regionali, rallentando la partenza dei fondi europei gestiti dai ministeri, togliendo ogni spesa di investimento ordinaria nel Mezzogiorno al punto che ci si è abituati a realizzare i pochi interventi solo con fondi europei e i sempre più esigui FAS nazionali che sono per definizione addizionali, eppure diventano sostitutivi per legge.
La politica, quindi, è la grande assente al capezzale del Sud?
Certamente, a cominciare da ministri e sottosegretari meridionali di centrodestra, tranne pochi nomi, ma non solo: è colpevolmente assente l’opposizione, Confindustria, i principali giornali: nessuno ha mai spiegato chiaramente ai cittadini che i soldi per compensare il taglio dell’ICI siano stati presi dai finanziamenti a Calabria e Sicilia oppure che lo sforzo di solidarietà, giusto, per la ricostruzione dell’Abruzzo è stato imposto esclusivamente ai cittadini meridionali perché sostenuto interamente con i fondi FAS che sono destinati per l’85% al Mezzogiorno. Mi indichi uno dei tanti “soloni” che abbia avuto l’onestà intellettuale di ammetterlo e di scusarsene verso i cittadini meridionali.
Cosa dovrebbe fare il Mezzogiorno per opporsi a questo isolamento e silenzio?
Penso che la questione debba essere affrontata sul piano politico. La principale arma rimasta al Sud è il voto che non è solo voto di scambio, ma soprattutto voto d’opinione: ad esempio, con una partecipazione al ballottaggio tra le più alte d’Italia, i pugliesi hanno premiato due sindaci, di centrosinistra a Bari e di centrodestra a Brindisi, perché dimostratisi bravi. Parlare di quanti fondi destinare, se destinarli alle regioni o al governo centrale è secondario rispetto alla necessità di rilanciare il dibattito sulla ripresa delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno, degli investimenti in spesa in conto capitale al Sud e su come verranno scritti i decreti attuativi del federalismo fiscale.







