di Felicia Liguori - 29 Luglio 2009

Un viaggio nella memoria attraverso una delle prime affascinanti esperienze di musei di antichità in Europa. L’atmosfera dell’Herculanense Museum, inaugurato nel 1758 da Carlo III di Borbone, rivive dopo due secoli e mezzo, attraverso tecniche multimediali e l’esposizione di copie di opere e oggetti, nel piano nobile della Reggia di Portici.

La dimora vesuviana nacque come residenza reale, costruita su Ville nobiliari di proprietà delle famiglie Caramanico, Mascabruno, Palena e Santo Buono. Re Carlo raccolse e conservò, in un’ala di questo complesso architettonico, tutti i reperti archeologici rinvenuti nelle cittadine vesuviane. Le collezioni furono, poi, trasferite a Napoli nell’attuale Museo Archeologico Nazionale, per il timore che un’eruzione, come quella del 1779, potesse investire la reggia.

Ristrutturato nella prima metà del XVIII secolo, il Palazzo Reale fu abbandonato nella metà dell’ottocento, subendo un lento ed inarrestabile declino. Nel 1876 fu acquistato dalla Provincia di Napoli che vi insediò la Real Scuola Superiore di Agraria. Nel 1997 l’architetto Tommaso Russo è stato incaricato dal Soprintendente per i Beni Architettonici e Ambientali di Napoli e Provincia, al recupero della dimora borbonica, dallo stato di abbandono in cui versava.

Nel gennaio del 2002, la Provincia ha affidato alla Soprintendenza per i Beni Architettonici, diretta dall’architetto Enrico Guglielmo, il compito di elaborare un Piano di Fattibilità per il restauro e la valorizzazione della Reggia. Da lì l’idea di riproporre l’Herculanense Museum, con l’intenzione di restituire la memoria dell’antico museo, del clima culturale in cui esso si era formato, delle vicende storiche dei ritrovamenti archeologici e dei personaggi che avevano dato vita alle attività di conservazione e restauro.

Il progetto e l’esecuzione del restauro architettonico dell’ala destinata al Museo sono stati curati dagli architetti Maria Luisa Margiotta, Maria Elena Palumbo e Tommaso Russo. L’ordinamento scientifico dell’esposizione è stato curato, per gli aspetti archeologici, da Renata Cantilena e, per gli aspetti storici-artistici, da Annalisa Porzio che ha diretto il restauro degli apparati decorativi delle sale. Lo studio e l’allestimento museale delle sale sono stati elaborati e diretti dagli stessi professionisti con la consulenza progettuale dell’architetto Mariella Barone, mentre il progetto multimediale è stato ideato dal prof. Raffaello Mazzacane, direttore del Centro Audiovisive dell’Università Federico II. Il coordinamento generale degli interventi è stato svolto dal Soprintendente Enrico Guglielmo.

Il progetto del ripristino della raccolta borbonica ha riportato il Museo Ercolanese al suo antico splendore, ricostruendo gli ambienti, le decorazioni e gli arredi perduti e realizzando pannelli espositivi, corpi illuminanti, plastici, modelli e tecnologie multimediali, senza che i reperti archeologici fossero trasferiti da Napoli. Al museo si accede attraverso lo Scalone monumentale. Il visitatore, attraversando la grande porta d’ingresso, si immette in un loggiato chiuso che porta a quindici sale, dalla prima, intitolata ‘Il Sito Reale di Portici’, allestita con ampie pannellature rappresentanti iconografie e cartografie storiche che rappresentano la progressiva costruzione del Sito, all’ultima, intitolata ‘La Stanza dei papiri’, nella quale è presentata una ricostruzione in legno della macchina per lo svolgere dei papiri, ideata da padre Antonio Piaggio.

Un “recupero del senso”, una ricostruzione virtuale costituita da un immenso patrimonio di documenti, reperti e testimonianze, che ci farà tornare indietro nel tempo. 

(si ringraziano per la collaborazione l’architetto Tommaso Russo e l’architetto Laura Mastursi)

 

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