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Con migliaia di imprese e di addetti ai lavori, il tessile è uno dei settori più importanti dell’industria italiana. Negli ultimi anni, però, la produzione ha subito forti contraccolpi, non solo a causa della crisi generalizzata dei consumi, ma soprattutto per la concorrenza dei paesi di nuova industrializzazione che registrano un basso costo del lavoro. Secondo il WTO, World Trade Organization, l’organizzazione internazionale che ha il compito di supervisionare i numerosi accordi commerciali tra gli stati membri, la Cina si pone, in questo contesto, fra i principali concorrenti, insieme alla Corea del Sud, sul mercato mondiale.
I riflessi sono evidenti, ovviamente, sull’occupazione e sulla riduzione del numero delle aziende, in particolar modo le piccole. Sebbene il settore si sia sviluppato in Italia soprattutto al nord e al centro, al sud esistono centri di produzione di qualità. In Campania spiccano eccellenze nella fascia vesuviana costiera. Composta soprattutto da medie e piccole imprese, in molti casi a conduzione familiare, la produzione tessile di Gragnano compete a livello mondiale per la sua capacità di coniugare innovazione, moda e stile. Qualche azienda è nata anche a S. Maria la Carità ed Ercolano. Gragnano è sicuramente conosciuta come capitale della pasta e per la produzione di vino; a partire dagli anni ’60, però, inizia a farsi strada il settore tessile, legato soprattutto alla produzione di costumi da bagno, borse e abbigliamento.
Gli anni fra il 1970 e il 1990 vedono il boom economico del compartimento. Nascono nuove aziende, piccole e medie, che trovano una clientela affezionata nei turisti che venivano nella zona ad acquistare capi di qualità lavorati artigianalmente. In pochi anni molte aziende riescono ad imporsi sul mercato del beach wear, lanciando nuovi marchi e proponendo capi di stile e qualità. Non manca quindi l’iniziativa dei piccoli imprenditori. Quello che manca però sono spazi adeguati: molte ditte nascono, infatti, in garage o negozi, trasformati in laboratori tessili e solo pochi riescono a creare strutture più adatte e ad adeguarsi alle leggi del mercato globale. Si evidenzia, inoltre, una carenza per quanto concerne le figure professionali attinenti al comparto Design e che conoscano l’intero processo produttivo dei costumi, che non permette a molte aziende di fare il salto di qualità che il mercato attuale richiede.
La concorrenza di paesi considerati fino a poco tempo fa in via di sviluppo, la liberalizzazione del mercato, i costi elevati hanno costretto, però, molte piccole aziende a chiudere i battenti. Quelle che, invece, vantavano strutture più moderne, di maggiori dimensioni e già affermate, hanno puntato su prodotti riconoscibili per la ricercatezza del loro design, la qualità dei tessuti utilizzati e la manifattura di precisione che si lega alla lunga tradizione artigianale locale e italiana. E’ un esempio la ditta Racam che, nata nel 1970, oggi ha conquistato una larga fetta di mercato nazionale e mondiale con marchi come Amarea, presente a Miss Italia. L’amministrazione comunale di Gragnano ha tentato lo scorso anno, con i titolari delle aziende tessili, di creare un consorzio per coordinare e regolare le iniziative comuni. Una proposta che aiuterebbe le aziende ad affermare e promuovere sinergicamente il prodotto sul mercato, dal punto di vista del marketing, e l’integrazione della filiera sul territorio. E’ necessario mettere in comune le forze, puntare alla riorganizzazione, per riportare l’intero comparto agli anni d’oro.







