di Felicia Liguori - 14 Maggio 2009

Osservatorio Vesuviano

Intervista a Marcello Martini, direttore dell’Osservatorio Vesuviano

 

Direttore Martini, come è organizzato l’Osservatorio e come opera per il monitoraggio del Vesuvio?
L’Osservatorio Vesuviano, dal 2001 sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), svolge attività di ricerca nei settori della geofisica, della vulcanologia e della  geochimica, con un organico di 118 unità di personale, di cui 18 a tempo determinato, oltre al supporto di 7 unità tra assegnisti e borsisti. Per statuto, secondo il D.L. n.381 del 29.9.1999,  l’INGV è componente del servizio nazionale di protezione civile e svolge, in regime di convenzione con il Dipartimento di Protezione Civile, attività di monitoraggio e valutazione del rischio sismico e vulcanico del territorio nazionale. Per questo l’Osservatorio Vesuviano organizza e garantisce il costante monitoraggio dei vulcani attivi della Campania, tra cui il Vesuvio, tramite l’analisi di parametri geofisici e geochimici rilevati sia da una fitta rete strumentale, in grado di trasmettere in modo automatico i dati, che attraverso misure periodiche realizzate nelle aree monitorate. Il controllo dei dati e la pronta comunicazione al DPC è assicurata dalla presenza h24 del personale tecnico-scientifico dell’Osservatorio presso il Centro di Monitoraggio, dove sono predisposti i sistemi automatici di analisi e visualizzati i dati trasmessi dalle diverse reti.
Recentemente ha fatto notizia la situazione dei precari dell’Osservatorio Vesuviano. Come si sta procedendo a garantire il diritto al lavoro e gli standard di monitoraggio del vulcano?
Come molte istituzioni scientifiche, l’Osservatorio, e l’intero INGV, assolve ai propri compiti di ricerca e monitoraggio anche grazie all’apporto di contratti di lavoro a tempo determinato, ormai oggetto di rinnovi pluriennali. Non è la carenza economica,  ma un vincolo burocratico a impedire la stabilizzazione di questo precariato. Una pianta organica al limite della saturazione già all’atto della costituzione dell’INGV, definita sullo stato delle istituzioni confluite nel nuovo istituto, in contrasto con i crescenti impegni per le attività di supporto della protezione civile, è il paradossale impedimento al processo di assorbimento del precariato. Gli attuali rinnovi dei contratti a termine garantiscono un elevato livello di monitoraggio del Vesuvio.
Possiamo stare tranquilli, quindi su monitoraggio e “sonno” del vulcano?
Il Vesuvio attualmente mostra una sostanziale stabilità, con un livello di sismicità basso in termini di energia, anche se non nulla, come testimoniato dai circa 800 eventi sismici, a carattere solo strumentale, rilevati nel corso 2008, e con una deformazione del suolo complessivamente non significativa, costituita da un debole abbassamento dell’area sommitale, attribuibile alla compattazione del materiale emesso dalle ultime eruzioni.  Ciò nonostante il Vesuvio è considerato il vulcano a maggiore rischio al mondo, essendo non spento, ma solo in uno stato di temporanea quiescenza.  Il rischio vulcanico, una quantità proporzionale non solo alla pericolosità dei fenomeni possibili, ma anche al livello di presenza ed alla vulnerabilità del valore esposto, assume in questa zona un livello molto elevato. L’area potenzialmente interessata dai fenomeni più pericolosi, identificata sulla base di studi realizzati dall’INGV su modelli di eruzioni possibili con la generazione di flussi piroclastici, ospita una popolazione residente di circa 600.000 persone. E’ proprio questo che rende il Vesuvio il vulcano a più alto rischio del mondo.
Come si interviene per fronteggiare il rischio rispetto anche alle esigenze di sviluppo dell’area?
Abbassare il livello di rischio significa ridurre uno o più dei fattori che lo determinano. In termini pratici, non potendo condizionare l’attività futura del vulcano, ovvero la pericolosità, ed essendo difficile ridurre la vulnerabilità dei residenti con sistemi di protezione da fenomeni molto pericolosi come i flussi piroclastici, l’unica alternativa è ridimensionare l’esposizione, ossia la presenza dell’uomo. In caso di allarme, nel piano di emergenza predisposto dal DPC per fronteggiare la situazione attuale del Vesuvio, questa azione è realizzata col rapido allontanamento preventivo della popolazione dalla zona “rossa”, l’area soggetta ai fenomeni più pericolosi ed immediati. In questa azione di mitigazione del rischio vulcanico il sistema di monitoraggio realizzato dall’Osservatorio gioca un ruolo fondamentale, con l’identificazione di quei fenomeni precursori che cosentono la valutazione del livello di allertamento da parte delle autorità di protezione civile. Per questo sarebbe penalizzante non garantire la presenza del personale attualmente precario, che contribuisce in modo attivo al servizio di monitoraggio vulcanico.
Ma il Vesuvio è anche il vulcano più conosciuto al modo ed uno dei più emblematici, con uno splendido panorama sul Golfo di Napoli, una struttura craterica particolarmente suggestiva, e con la sua affascinante storia vista nel corso dei secoli attraverso gli occhi dei noti intellettuali e scienziati. Il bagaglio di questa storia e il rapporto complesso tra il vulcano e le popolazioni ai suoi piedi può essere riscoperto anche attraverso le testimonianze conservate nel museo dell’Osservatorio Vesuviano, allestito presso la sede storica alle falde del vulcano.

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