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Intervista a Massimo D’Alema, leader del PD
Presidente D’Alema, sembra che in Puglia si pensa al Mezzogiorno più e meglio che altrove: il confronto tra Rossi e Viesti sulla spesa al Sud, la sua visione politica del Mezzogiorno, la Regione Puglia tra i “casi” di governo più interessanti nel panorama politico. E’ cosi?
La Puglia è da sempre un laboratorio privilegiato di politiche e di “letture” del Mezzogiorno. Di sicuro vi è una singolare coincidenza di vivacità intellettuale e buon governo, ma non parlerei di primato, dal momento che gli argomenti e le idee “pugliesi” vengono discussi qui a Napoli e altrove a riprova che la vivacità del dibattito su tali temi coinvolge l’intero Meridione.
Di questo dibattito ne abbiamo bisogno, visto che in Italia non si parla più di Sud, anzi, sembra che esista solo una questione settentrionale.
Negli ultimi anni c’è stata la tendenza ad un protagonismo eccessivo delle singole regioni meridionali, che ha fatto perdere la visione d’insieme del Sud, mentre al Nord si è verificato un fenomeno esattamente inverso, con il consolidamento di una identità unitaria. Inoltre, il Nord politicamente pesa almeno il doppio del Sud: ha un partito fortemente radicato, che è nella coalizione di governo e ne influenza le scelte. Nei grandi partiti nazionali, poi, è forte la presenza di politici settentrionali.
Ma, a mio parere, la questione settentrionale, incentrata sul divario tra alta pressione fiscale e bassa qualità dei servizi, è falsa, perchè tale divario esiste in tutto il Paese. Dunque, bisogna parlare di questione nazionale, che anzi, al Sud, diventa ancora più evidente, dato che la pressione fiscale è la stessa che al Nord, ma la spesa pubblica pro-capite è di oltre 2000 euro inferiore a quella del Centro-Nord.
Però noi meridionali siamo sempre accusati di sprecare le risorse pubbliche, nazionali e comunitarie.
Anche in questo caso si consideri un altro dato oggettivo imprescindibile: il Mezzogiorno ha registrato i tassi di crescita più elevati dal ’96 al 2001, cioè proprio in coincidenza con il maggior trasferimento di risorse pubbliche.
Allora assolve il Sud?
Non si tratta di assolvere o condannare, bisogna fare un’analisi approfondita e critica anche sulla qualità della spesa e del governo delle regioni meridionali se si vuole ricollocare il Mezzogiorno come grande questione nazionale. Esiste un Sud virtuoso, che lavora bene e fa progetti comuni di sviluppo. Penso, ad esempio, al polo aeronautico campano-pugliese, al progetto della linea TAV Napoli-Bari o alla cosiddetta cabina di regia tra le Regioni del Mezzogiorno. Ma c’è anche un Sud che ha grosse carenze nella sua macchina burocratica, che ha finanziato un numero enorme di progetti, gran parte dei quali inutili, per la risoluzione dei grandi nodi strutturali e che ha operato generalmente con troppa lentezza, per cui, alla fine della programmazione 2000-2006, si rischia di restituire 9 milioni di euro a Bruxelles per incapacità di spesa.
Intanto c’è la crisi, la distrazione delle risorse del FAS dagli interventi per il Mezzogiorno e il federalismo fiscale: c’è il rischio di dividere ancora di più il Paese.
Siamo dinanzi a una crisi di portata planetaria ed epocale, per cui il governo nazionale ha la responsabilità di adottare misure straordinarie. In questo senso non è scandaloso l’uso di parte delle risorse del FAS per fronteggiare la crisi, ma lo diventa, ad esempio, se si usa il FAS per pagare le multe dell’Unione Europea agli allevatori del Nord che hanno sforato le quote latte o per affrontare la crisi sostenendo principalmente il sistema produttivo settentrionale.
Per quanto riguarda il federalismo, ci sono aspetti che possono offrire opportunità fiscali al Sud come quella della fiscalità di sviluppo (ossia una differenziazione fiscale a vantaggio delle aree più depresse di un paese ndr) che in Italia e in altri Paesi europei non è stata mai applicata per il veto della UE.
La ricetta “intellettuale” di Alfredo Reichlin a dirigenti e intellettuali meridionali è di non fermarsi alle cifre e ai bilanci ma di ripensare al ruolo del Mezzogiorno rispetto ai grandi mutamenti nel mondo. Qual è, in breve, la ricetta “politica” di D’Alema?
Condivido appieno il metodo d’analisi secondo cui la visione globale è imprescindibile anche rispetto a ogni ragionamento di politica economica locale. Sintetizzando al massimo una strategia di rilancio del Mezzogiorno penso all’innalzamento della qualità della Pubblica Amministrazione con conseguente miglioramento della qualità della spesa e della riduzione dei tempi medi di spesa; allo snellimento dei processi decisionali anche a scapito delle lunghe procedure di concertazione dal basso; alla realizzazione di politiche comuni e condivise da tutte le regioni meridionali con una razionalizzazione e concentrazione degli investimenti; al rilancio di politiche di sostegno alle imprese attraverso meccanismi automatici di premialità per investimenti e occupazione attraverso, ad esempio, il credito d’imposta; all’avvio di un tavolo di trattativa a Bruxelles per ottenere una fiscalizzazione di sviluppo, sfruttando, contestualmente, le opportunità derivanti dal federalismo fiscale.







