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Se il Presidente degli Stati Uniti ha scelto la giornata mondiale della Terra per spiegare agli americani la sua rivoluzione verde, caricandone di ulteriori simboli la portata, vuol dire che le soluzioni alla crisi mondiale richiedono strumenti e percorsi nuovi e inesplorati. Per ora si tratta di annunci, ma la svolta é già evidente: il paese che contribuisce più di ogni altro all’inquinamento planetario decide che é giunto il momento di cambiare rotta e lo fa dinanzi alla crisi più grave dal dopoguerra. Tingere l’economia di verde significa sfruttare acqua, vento, sole e tutto quanto non è deperibile in natura per spingere i motori del nostro tenore di vita; significa scegliere stili, procedure, organizzazioni e comportamenti che antepongano l’uomo e il suo spazio dinanzi al profitto indiscriminato e distruttivo. Ma vuol dire soprattutto riconsiderare i rapporti tra paesi ricchi e poveri del pianeta, tra chi ha accesso alle tecnologie e chi non lo ha, tra chi ha capitale umano e saperi e chi resta ai margini della conoscenza. La sfida é planetaria e i concorrenti aumentano quanto più l’accesso a tecnologie e risorse diffuse e a basso costo sia alla portata di tutti: solo i sistemi territoriali organizzati intorno a modelli di governance basati sull’efficienza, la condivisione e l’impiego intelligente delle proprie risorse possono vincere la sfida. Il Mezzogiorno ha finora perso la sua sfida per l’allineamento all’Europa rispetto ai principali standard di reddito e benessere diffuso, ma oggi può paradossalmente avere più chances per adeguarsi a un nuovo sistema economico mondiale perché ha meno rinunce da fare, più risorse ancora da utilizzare e, in generale, più benefici da ricavare. Spetta alla classe dirigente meridionale e alle forze sane e produttive fare massa critica intorno a un disegno condiviso di sviluppo sostenibile e a un utilizzo intelligente delle energie rinnovabili, degli immensi giacimenti culturali e ambientali e dei saperi. Soltanto in questa maniera sarà possibile presentare un Mezzogiorno credibile e competitivo rispetto all’Italia, all’Europa e, in generale, rispetto alle sfide globali.
Tale sfida comincia proprio dai micro-sistemi territoriali come, nel caso di Tess Costa del Vesuvio, l’area vesuviana costiera, un territorio che appare per molti versi paradigmatico dell’intero Mezzogiorno. Operare con impegno e ostinazione per comporre il complicato puzzle di relazioni e reti di conoscenza, condivisione di strategie e azioni concrete per azionare le leve del cambiamento, è una prova generale di ciò che su scala sovra-regionale deve rapidamente avvenire per portare il Mezzogiorno a stare al meglio nel mondo di domani.






