di Domenico Maria - 18 Aprile 2009

Il dibattito sul Mezzogiorno si è recentemente arricchito di un nuovo documento che chiama ancora una volta le elites meridionali e nazionali intorno al “caso” Sud. Si tratta del “Check Up Mezzogiorno” dell’IPI (Istituto per la Promozione Industriale) e del Comitato Mezzogiorno di Confindustria presentato nel corso di un dibattito organizzato dalla Fondazione Mezzogiorno Europa e dall’Unione Industriali di Napoli lo scorso 15 aprile. Nonostante la questione meridionale sembri passata in secondo ordine, addirittura dietro una presunta questione settentrionale, i dati macroeconomici segnalano l’impietoso divario tra le due Italie e pongono il Mezzogiorno in diretta competizione con i paesi dell’Est europeo: fatto 100 il PIL pro-capite UE a 27 Paesi del 2005 , in Italia è pari a 105, ma nel Centro-Nord è pari a 124 e nel Sud a 70, mentre la media dei 12 Paesi recentemente entrati nell’Unione è pari 62, e di essi ben quattro (Repubblica Ceca, Slovenia, Malta e Cipro) superano il valore del Mezzogiorno.
Un altro dato che fa riflettere riguarda il trend di alcuni tra i principali parametri macroeconomici: PIL (totale e pro-capite), produttività, investimenti e occupazione, hanno registrato una forte crescita tra il 1997 e il 2001, per poi rallentare se non addirittura invertire la tendenza tra il 2002 e il 2007. Altri segnali preoccupanti afferiscono ad alcuni valori che, direttamente o indirettamente, evidenziano il grado di evoluzione del sistema delle imprese: la propensione all’esportazione delle imprese del Sud è pari al 9,5% rispetto al 24,5% del Centro-Nord ed è terz’ultima nell’Europa a 27; gli occupati in aziende nei settori ad alta tecnologia sono il 2,3% rispetto al 3,4% del Centro-Nord; i brevetti per milione di abitanti al Sud sono 7,4 rispetto ai 54,8 nazionali e ai 128,3 del Nord-Ovest; gli investimenti in ricerca e sviluppo, in cui l’Italia è storicamente indietro rispetto ai principali Paesi europei, sono pari allo 0,8 del PIL nel Mezzogiorno dove solo la Campania, con l’1,12%, si avvicina all’1,19% del Centro-Nord.
C’è un dato che è particolarmente significativo di quanto ci sia ancora da lavorare nelle regioni meridionali e riguarda il turismo che viene quasi sempre evocato come il settore economico che potrebbe sospingere lo sviluppo del Mezzogiorno: i 75 milioni di presenze turistiche al Sud rappresentano solo il 20% del totale nazionale su un territorio che è pari al 40% dell’Italia e la presenza di stranieri, attestata a 22,5 milioni, rappresenta solo il 13,8% nazionale.
Accanto ai valori che sottolineano il ritardo strutturale del Mezzogiorno, tra i quali ne abbiamo evidenziato quelli a nostro parere più emblematici, si collocano altri dati che registrano una contraddizione tra evidenza del ritardo e interventi nazionali per ridurne la portata: la spesa statale per le regioni del Sud è di circa 162 miliardi di euro che rappresentano il 45% del PIL del Mezzogiorno e sono pari a 7.795 euro pro-capite; di contro, la spesa nel Centro-Nord raggiunge i 319,5 miliardi, pari al 28,5% del PIL settentrionale e a 8.368 euro pro-capite, valore superiore a quello meridionale.

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