di Novella Maiello - 17 Aprile 2009

Il mare bagna la Costa del Vesuvio; una lunga fascia costiera che si estende per 25 km da Portici a Castellammare di Stabia in un susseguirsi di porti, centri storici, aree industriali dismesse, ville e parchi.
Nonostante scelte passate poco condivise ne abbiano ridotto la fruibilità (tra cui quella di tagliare la costa con il passaggio della linea ferroviaria) e ostacolato un naturale processo di sviluppo sostenibile economico e turistico, il legame tra le popolazioni locali e il mare è ancora fortissimo.
La risorsa mare caratterizza l’intero territorio, è il veicolo attraverso cui si costituirono i primi insediamenti abitativi a partire dal VII sec. a.c., ha sempre rappresentato una fonte di sostentamento soprattutto attraverso la pesca.
In questi ultimi anni una crisi ha investito l’intero settore, interessando anche la pesca locale. Pertanto la Comunità Europea con la nuova programmazione è stata molto attenta a creare le condizioni per superare le difficoltà sia dal punto di vista tecnico che naturalistico.
E’ cambiato lo scenario normativo di riferimento e 2 sono i nuovi regolamenti comunitari approvati che interessano la marineria campana: pesca del tonno rosso e la tutela delle risorse del Mediterraneo, entrambi finalizzati a controllare e rendere biologicamente sostenibile il livello delle catture ai fini di una condotta di pesca responsabile.
La pesca locale vanta un’antichissima tradizione che si attesta nei porti di Castellammare di Stabia,  Torre del Greco, Torre Annunziata e del Granatello di Portici, inoltre vi sono impianti di maricoltura, produzione controllata di organismi acquatici.
In prevalenza si pratica piccola pesca esercitata in maggioranza da vecchi pescatori riuniti in cooperative che gestiscono da armatore le proprie imbarcazioni, gozzi da 8 fino a 10 mt; una pesca ecosostenibile effettuata con reti di posta o fisse, trappole o nasse palangari.  Altra rappresentanza esercita la pesca a strascico e circuizione con imbarcazioni superiori ai 10 mt; questa è la pesca delle Flotte del Tonno Rosso.
Nei 4 porti avviene il travaso del pescato da una barca ai mezzi autorizzati alla distribuzione e alla vendita al dettaglio nei mercati e nei porti e all’ingrosso verso i mercati ittici di Napoli e Pozzuoli.
La commercializzazione dei prodotti avviene nei porti, nei mercati locali e nei mercati ittici di Torre Annunziata e Torre del Greco che vanta un nuovo Mercato del Pescato operante in Via del Porto, un’area riservata alla vendita in un contesto di assoluta igiene e controllo sanitario.
Il pesce viene venduto al consumatore dal pescatore stesso o presso punti vendita afferenti alle cooperative, associazioni, consorzi di commercializzazione: UNCI Pesca Campania, Federpesca, Federcopesca, Agrital AGCI Pesca, Legapesca.
Gennaro Scognamiglio Responsabile UNCI Pesca Campania afferma che il supporto della Regione Campania è fondamentale per rendere fluido l’accesso ai fondi delle misure FEP e per organizzare giornate di formazione e informazione sulle nuove opportunità di sviluppo turistico.
Il pescaturismo infatti è volano di diversificazione delle attività di catture e di attrazione delle nuove generazioni al settore. “La presenza di pescatori” continua Scognamiglio “è prioritaria per la microeconomia locale; ogni giorno con mille difficoltà tanti piccoli pescatori danno ai consumatori un prodotto di eccellenza.  Il pesce pescato entro le tre miglia sano salubre e buono e sicuramente superiore al PANGASIO importato surgelato dai mercati asiatici”. Il consumo del pesce azzurro va incentivato. Se in oriente allevano il pangasio nelle acque del Mekong, uno dei fiumi più inquinati al mondo, noi abbiamo la fortuna di poter consumare e commercializzare del buon e sano pesce di mare.  La maestria degli operatori, la qualità del prodotto, la professionalità delle Capitanerie di Porto rendono il nostro settore ittico un’eccellenza territoriale, una risorsa primaria per l’economia che va sostenuta, come sta accadendo, sia a livello nazionale che regionale.

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