di Domenico Maria - 17 Aprile 2009

 

L’Assessorato all’Università e alla Ricerca della Regione Campania ha pubblicato (B.U.R.C. n.23 del 14/04/09; sito www.regione.campania.it) un bando aperto a università e centri di ricerca pubblici e privati regionali per un ammontare complessivo di 2 milioni di euro.
Le risorse sono destinate a: progetti presentati da centri i cui ricercatori abbiano meno di 45 anni, progetti di centri di ricerca campani impegnati in rapporti di cooperazione internazionale e progetti di cooperazione locale per la cui realizzazione sia prevista la partecipazione di almeno il 60% di ricercatori di età inferiore ai 45 anni. Il bando, con scadenza a giugno, è stato salutato da gran parte della stampa come misura finalizzata ad arginare la cosiddetta fuga di cervelli campani. Pur condividendo tale emergenza, essendocene occupati ampiamente negli scorsi numeri, riteniamo troppo riduttiva una interpretazione che si limiti alla visione di misura tampone contro la fuga di saperi campani senza inquadrarla nell’ottica di una azione più generale di realizzazione di una piattaforma competitiva della ricerca campana. A tal proposito, vanno sottolineati due punti. Più che la fuga, a preoccupare è il deficit di cervelli in regione e la sfida principale è cosa fare non tanto per trattenere i cervelli locali quanto per creare un sistema competitivo con altre aree del Paese e dell’Europa nell’attrarre una quantità di professionalità, locali e non, superiore a quella in uscita. Infatti, la Campania e il Mezzogiorno hanno urgente bisogno che nelle proprie amministrazioni, imprese e centri decisionali vengano utilizzati, e al meglio, i migliori saperi indipendentemente dalla provenienza: come dimostrano i modelli territoriali di successo, la qualità delle azioni di governo, investimento e produzione trae beneficio proprio dall’incontro tra professionalità con esperienze e provenienze diversificate. L’altro punto, in ogni caso strettamente connesso al primo, è che i giovani cervelli – ma ci piace parlare più in generale di talenti – hanno il diritto di scegliere in piena libertà come e dove realizzare il proprio progetto di vita e le proprie aspirazioni professionali: che giovani professionisti o ricercatori campani decidano di andare a lavorare a Milano o a Londra – per un astrofisico o un esperto in relazioni diplomatiche sarebbe alquanto difficile lavorare a Napoli – non è scandaloso, ma lo è il fatto che si sia costretti a farlo per qualunque professionalità e specializzazione. Alla Regione, quindi, va tutto il nostro plauso per gli investimenti in R&S  che la collocano tra i primi posti in Italia, ma anche l’invito a continuare a operare a tutto campo per creare condizioni generali di maggiore vivibilità e opportunità, presupposti indispensabili affinché le imprese possano investire con certezze e sicurezza, i migliori talenti locali abbiano la libertà e non più la necessità di andar via e che si raggiunga progressivamente un saldo attivo tra chi resta o viene a operare nella nostra regione rispetto a chi sceglie di emigrare.

 

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