di Felicia Liguori - 18 Marzo 2009

Un padre senza un figlio, una giustizia difettosa, la camorra che invade le strade di Napoli. E’ Giuseppe Taglialatela a raccontare la sua drammatica storia durante il Forum tenutosi il 27 febbraio, al Museo di Pietrarsa, sullo sviluppo e la legalità. Parla dinanzi ad un pubblico attonito e in rispettoso silenzio. 8 dicembre 2003. Da quel giorno la vita è completamente cambiata per i genitori di Claudio, 22 anni appena, ucciso senza un perché, forse per un cellulare: tanto vale una vita? L’assassino, giovane anche lui, 27 anni, con alle spalle tre rapine e due tentati omicidi. E’ stato in carcere solo sei mesi. A questo punto viene da chiedersi: “La certezza della pena è solo un’illusione? Perché chi è recidivo continua a stare a piede libero?” Sono queste le domande che continua a porsi anche il papà di Claudio, che non riesce più a trovare pace, a vivere senza pensare a quella maledetta notte. Dopo circa un mese dall’accaduto, durante la messa del trigesimo, arriva la notizia dell’arresto dell’assassino che, dopo pochi giorni, viene trovato impiccato nella sua cella. Giuseppe oggi non vuole vendetta, la giustizia deve seguire il suo corso e al complice deve essere comminata la giusta pena. Soprattutto che fatti come quello accaduto al suo ragazzo non si ripetano più. Chiede una maggiore presenza dello Stato, sicurezza per le strade. Un padre coraggio che cerca ogni giorno la forza per andare avanti, per affrontare il futuro. Come tante vittime della criminalità, Giuseppe e la moglie fanno parte dell’associazione “Libera”, a cui tante famiglie si appoggiano per trovare la forza di risorgere dal loro dramma.

 

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