di Domenico Maria - 18 Marzo 2009

In centocinquantamila hanno sfidato il vento che ha sferzato Napoli nella XIV giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie al grido “Non abbiamo paura”. L’onda umana della legalità si è alzata dal lungomare riversandosi in piazza del Plebiscito tra i colori delle bandiere con i simboli dalla pace, dei gonfaloni delle istituzioni locali, di cartelli e striscioni. C’era anche Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, che vive nascosto e blindato per sfuggire alla condanna emessa dai tribunali della morte della camorra, la cui presenza ha sottolineato ancora di più la forza e il coraggio di quanti non si piegano alla tracotanza delle mafie chiedendo “più legalità, diritti, pace verità e giustizia nel nostro Paese” come ha gridato dal palco Don Ciotti, presidente nazionale di Libera. Secondo il suo responsabile regionale, don Tonino Palmese, “(La manifestazione di oggi ndr)… è una grande risposta perché la memoria sta diventando coscienza ma anche metodo di rivolta e di impegno concreto. I ragazzi, attraverso il confronto con molti familiari delle vittime, hanno scoperto il valore della normalità e quanto le mafie distruggono la normalità”. La giornata napoletana rappresenta il momento di raccordo e di sintesi tra tutte le parti e per tutte le azioni che, in Italia come nel mondo, collocano la legalità e la giustizia al centro del vivere civile contro la cultura della illegalità e della sopraffazione.
“Dietro questa massiccia presenza – afferma Giancarlo Caselli – c’è un lungo lavoro di preparazione, confronto e avvicinamento alla legalità come valore non soltanto formale e di contrasto al crimine, ma come precondizione indispensabile e concreta per vivere meglio”.  In uno dei momenti più delicati per la città di Napoli, la manifestazione di sabato ha la portata di una sferzata di orgoglio, forza e partecipazione collettiva nel rafforzare un quadro di regole di civiltà e di condivisione dei principi di libertà, pace e giustizia per cui tanti innocenti hanno sacrificato la propria vita.

 

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