di Felicia Liguori - 18 Febbraio 2009

Intervista ad Isaia Sales, dirigente nazionale dei DS, scrittore, ex-consulente economico del Presidente della Regione Campania

Dalle recenti ricerche sullo stato di salute dell’economia e della società italiana emerge che il Sud è sempre più dietro rispetto al resto del Paese. In particolare l’ultimo rapporto Svimez per il 2007 segnalava una forte emigrazione di giovani altamente scolarizzati. E’il fallimento di anni di politiche per il Mezzogiorno e di inefficiente uso di risorse come sostiene Nicola Rossi?
Rifiuto l’idea che siamo dinanzi a un fallimento. Anzi, per parlare serenamente dello sviluppo del Sud del Paese bisogna partire innanzitutto dallo smentire seccamente i paradigmi della attuale contestazione al sistema del Mezzogiorno e cioè che: vi è stata una enormità di risorse destinate al Sud; tutte le risorse sono state sprecate; tutti gli interventi sono finiti nelle mani della criminalità. C’è un bel libro di Gianfranco Viesti, “Mezzogiorno a Tradimento”, in cui l’autore articola il suo ragionamento proprio per smentire con dati e fatti tale impianto. Sostanzialmente concordo con Viesti: quando nel 1998, a quindici anni di distanza dalla fine dell’intervento straordinario, con Ciampi e Fabrizio Barca sono state riavviate le politiche di intervento per il Sud, si era stabilito di aggiungere una cifra di spesa pubblica in conto capitale pari al 45% del totale (poi ridimensionata al 41%) per permettere al Mezzogiorno d’Italia di recuperare il gap con il resto del Paese. Questo margine non è stato mai raggiunto ed oggi è attestato al 35-36%; il differenziale negativo con la quota stabilita è stato colmato con l’utilizzo delle risorse straordinarie: al Sud, quindi, le risorse straordinarie sono state destinate ad interventi di natura ordinaria (manutenzioni, ammodernamenti) che in altre parti del Paese si realizzano con risorse ordinarie. L’altra grande bugia è che tutto ciò che è stato fatto al Sud con denaro pubblico è stato un fallimento: è vero che tante cose non sono state fatte, ma è altrettanto vero che tante altre cose sono state fatte bene. Ad esempio, in Campania, Gli interventi nel campo dei beni culturali, della infrastrutturazione ferroviaria, della ricerca scientifica sono stati eccellenti così come tanti altri in regione e nel resto del Mezzogiorno. Infine, l’idea che sia finito tutto nelle mani della camorra è altrettanto falsa e fuorviante, perché sebbene siano emersi casi specifici nelle inchieste giudiziarie, questi non sono significativi. Se non ci convinciamo tutti che queste tre affermazioni sono infondate non potremo mai ripartire con una nuova  fase di azioni per il Sud.
Ipotizziamo che tutti, come lei, concordino che le tre affermazioni siano errate. Che tipo di politiche si devono mettere in campo per lo sviluppo del Mezzogiorno?


Per me non esistono politiche specifiche per il Sud e separate dal resto delle politiche nazionali. Gli interventi per il Mezzogiorno devono avvenire nello stesso contesto delle politiche di spesa pubblica nazionale. L’Italia oggi è un paese in crisi economica e in declino. In queste condizioni è troppo facile attribuire al Sud gran parte dei ritardi dell’intero sistema nazionale ed è proprio questo che deve essere ribaltato: si deve partire dal Mezzogiorno per rilanciare l’Italia. E’stato detto più volte, ma nella situazione attuale è più che mai indispensabile investire al Sud nella parte del Paese dove c’è il più alto deficit di infrastrutture e mercato. Lo hanno da tempo capito gli altri paesi europei che hanno costruito il loro sviluppo proprio partendo dalle aree più deboli: l’Andalusia in Spagna o la Sassonia in Germania. Solo affrontando la crisi partendo dal Sud l’intero Paese ne uscirà e anche il Nord, con meccanismi solidi di mercato che reggono il sistema economico locale, trarrà i suoi benefici.
Sembra abbastanza diffusa l’opinione che le politiche locali fondate sugli strumenti di programmazione negoziata siano al tramonto. Qual è la sua opinione a tal proposito?


Una delle cose più incredibili è la contestazione dell’importanza delle politiche locali; non è assolutamente vero che le politiche locali siano in contraddizione con quelle nazionali. Una efficiente azione di coordinamento tra la concertazione locale e la programmazione nazionale consiste nella individuazione degli interventi che meglio possano incidere sullo sviluppo locale, ma poi sarà il governo centrale a dover avviare i grandi interventi infrastrutturali, mentre il governo locale deve attivare politiche di contesto, ossia operare per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo e rendere il territorio e la comunità pronta ad accogliere gli interventi nazionali. Poi, tra le diverse esperienze, si possono distinguere singolarmente ciò che ha funzionato meglio o peggio ma non si può generalizzare in senso negativo.
Come arrestare la tendenza della nuova emigrazione giovanile?


Se non si avverano le condizioni di cui dicevo prima, ossia dare centralità al Mezzogiorno per la ripresa dell’Italia non penso che nel breve termine  questa tendenza possa invertirsi.

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