di Gennaro Biondi - 18 Febbraio 2009

La continuità territoriale dei 16 comuni di riferimento della Tess-Costa del Vesuvio fa dell’area una  “città” che con in suoi 520.000 abitanti si colloca al VII posto nella graduatoria nazionale subito dopo Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova e davanti a Bologna, Firenze e Bari. Questo dato contribuisce in maniera oggettiva non solo a definire il peso demografico dell’area, ma anche la sua complessità caratterizzata nell’ultimo decennio da una tendenziale redistribuzione della popolazione al suo interno e da una irreversibile riconversione del sistema economico e produttivo. Fin quando l’area appariva come la semplice prosecuzione ad est di Napoli si è potuto osservare un progressivo adeguamento della crescita a quella del capoluogo provinciale. Ma da quando la spinta edilizia ed un generale ripensamento dell’organizzazione economica si sono manifestati in maniera visibile, al tradizionale pendolarismo verso Napoli si è aggiunto un nuovo livello di mobilità interna tra i comuni a fronte mare e quelli della fascia interna. Ormai spinte centrifughe e centripete si scontrano e si confondono determinando in tutto il territorio Tess un disordine spesso anche difficile da decodificare nelle sue cause e nelle sue conseguenze. Sta di fatto che la modernizzazione in atto, espressa da un caotico spontaneismo al quale fa riscontro una progettualità debole, passa attraverso relazioni sempre più intense tra processi demografici, economici e sociali. E’ questa la nuova sfida della complessità che considera il territorio non come un semplice contenitore, quanto piuttosto esso stesso come un “produttore di valori” ovvero come un accumulatore di risorse materiali ed immateriali. Ora, se si considera che l’innovazione tecnologica e la globalizzazione hanno spostato la concorrenza dalle singole aziende ai territori nella loro complessità, appare evidente che i livelli di programmazione dello sviluppo locale, così come le politiche infrastrutturali non possono essere affidate esclusivamente alle singole comunità locali, soprattutto in quelle aree come la nostra che hanno bisogno di un disegno progettuale di ampio respiro all’interno del quale è possibile anche individuare le forme di integrazione funzionale e di complementarietà nella promozione delle attività economiche e di fornitura dei servizi alle persone ed alle aziende. Questo passaggio di scala nel livello programmatorio appare oggi addirittura urgente, sia per l’affievolirsi delle risorse disponibili, sia per le grandi economie di scala che offrono altri “sistemi locali”, distribuiti non solo nel nostro Paese ma più in generale nei mercati globali della produzione e del lavoro.  Il problema fondamentale che si pone è, dunque, quello di individuare il soggetto al quale demandare il delicato ruolo della programmazione economico e territoriale pur in un quadro istituzionale ancora espressione di un passato nel quale aveva una sua logica teorica ed applicativa. Regione, provincia e comuni restano gli attori formali per la definizione delle politiche di sviluppo locale, ma pur con questi vincoli è possibile “andare oltre” individuando – come si è spesso cercato di fare nel Mezzogiorno – soggetti di programmazione a scala sovracomunale seppur inseriti in un generale quadro di programmazione regionale. Non è questa la sede per approfondire i risultati dei diversi strumenti della programmazione negoziata, ma con riferimento al ruolo ed alle potenzialità della Tess- Costa del Vesuvio, ci è sembrato interessante riflettere sull’organizzazione delle Agenzie di Sviluppo che operano in Europa. Di esse abbiamo dato ragione dalle pagine di questo giornale nei mesi scorsi. Ma quale di quelle esperienze sembra maggiormente adattabile agli obiettivi della Tess-Costa del Vesuvio ed alle problematiche che essa deve affrontare nell’ottica dello sviluppo locale? E’ più utile il modello francese, ancora  fortemente condizionato dal tradizionale centralismo amministrativo, oppure quello anglosassone, caratterizzato da un deciso decentramento, o ancora di quello svedese che si muove in uno spazio di autonomia, pur sempre inserita in un quadro di programmazione regionale? E’ evidente che nessun modello è esportabile nell’area orientale di Napoli in maniera acritica ma tutta una serie di elementi relativi alla definizione della missione, dell’organizzazione e degli strumenti utilizzati offrono materiali per costruire quel soggetto unico in grado di offrire una risposta alle esigenze locali. Innanzitutto la snellezza dell’organizzazione (non più di alcune decine di addetti) e l’alta professionalità sembrano garantire un processo decisionale adatto alla dinamicità dei processi economici. E’ anche molto interessante lo strumento del tutoraggio, ovvero di tutta una serie di politiche di accompagnamento dei nuovi investitori dal momento del primo interesse fino alla messa in marcia della nuova iniziativa. Infine la capacità di fare marketing territoriale in maniera innovativa, che pur con una serie di variabili specifiche, si concretizza nella individuazione di “cacciatori di opportunità” che si muovono a scala globale per intercettare i potenziali investitori offrendo loro un percorso burocratico-amministrativo chiaro e semplificato. I risultati conseguiti nell’ultimo periodo dalla  Tess-Costa del Vesuvio lasciano al momento ben sperare in direzione della valorizzazione delle risorse locali in un quadro di forte ammodernamento del sistema economico-produttivo. Ma forse il salto di qualità definitivo sarà possibile solo quando la programmazione per singole iniziative potrà essere sviluppata in un quadro generale che guardi alle specificità locali in una prospettiva di policentrismo funzionale, ovvero in un quadro di integrazione funzionale dei singoli territori comunali, sia con riferimento allo sviluppo economico, che alla infrastrutturazione materiale ed immateriale sia alla inclusione sociale. Tutto ciò chiama a precise responsabilità innanzitutto le amministrazioni comunali presso le quali prevalgono ancora troppo spesso spinte campanilistiche tendenti alla del consenso elettorale. Invece, come dimostrano le tante esperienze straniere, la costruzione di una coscienza collettiva e sovracomunale dello sviluppo locale  appare l’unica via per garantire competitività al sistema territoriale locale, con grandi ricadute sullo sviluppo economico e sociale anche delle singole comunità locali. E’ questa la sfida del prossimo futuro.

*Docente di geografia economica

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