|
||||||||||
La coltivazione della pianta del pomodoro già diffusa in epoca precolombiana in Messico e Perù, viene introdotta in Europa dagli Spagnoli nel ‘500 non come ortaggio commestibile ma come pianta ornamentale, in quanto ritenuta velenosa per il suo alto contenuto di solanina, sostanza considerata a quell’epoca dannosa per l’uomo. E’ nel ‘600 che il pomodoro iniziò ad essere apprezzato come alimento e quando il progresso tecnologico lo permise, si iniziò la sua trasformazione e conservazione su scala industriale. Nell’area napoletana compaiono le prime ricette italiane a base di pomodoro. Nel corso del ‘700 l’utilizzo del pomodoro si afferma in Italia. Inizialmente coltivato solo nelle regioni europee più temperate (Italia Meridionale, Francia Meridionale e Spagna), il pomodoro inizia ad essere esportato anche al Nord. E’ proprio nell’‘800 che grazie alla sua maggiore diffusione, esso cessa di essere costosissimo per diventare un prodotto di uso comune. Si afferma e diffonde la conservazione del pomodoro in 3 fasi: la cottura, la filtrazione e la riduzione del succo di pomodoro. Tutto ciò trasformerà la cucina di molti paesi europei. Da questo momento in poi verranno sperimentate varie tecniche di preparazione della conserva. Nel corso del ‘900 vengono aperte numerose “fabbriche di conserva”. Grandi novità tecnologiche si registrano nella produzione del concentrato di pomodoro: dall’essiccazione al sole e dalla cottura del succo di pomodoro in boccette di vetro, si passa alle concentrazione a bassa pressione che consente all’acqua in eccesso di evaporare dal succo. Se al Nord fioriscono le industrie dedite alla produzione di concentrato nell’agro nocerino-sarnese si sviluppa la produzione di pomodori pelati, favorita dalla coltivazione del pomodoro lungo e liscio, tipica di quelle aree.






