di Novella Maiello - 17 Febbraio 2009

Arrivato dalla lontana America il pomodoro da subito è stato apprezzato in Italia, trovando nell’area vesuviana costiera  il suo habitat ideale.  Nel tempo esso si è evoluto verso “specie” domestiche sempre più pregiate, tra queste: i Pomodorini del Vesuvio ed il Pomodoro San Marzano. Anche il suo nome si è evoluto; da “pomo d’oro” a pomodoro al nostrano pummaro campano. E’ proprio in Campania che la pummarola è entrata a far parte della tradizione culinaria con un ruolo da protagonista! Usato in numerosissime ricette: in insalata, sulla pizza, sulla pasta, sulle bruschette, con il pesce, etc, esso garantisce un gusto ed un profumo inconfondibile alle pietanze e ne assicura un ottimo apporto nutritivo ed un grande valore agronomico.  Lungo le pendici che salgono al vulcano Vesuvio, tra i frutteti e gli orti di pianura, si offrono alla vista le colture dei pomodori. Ed eccoli, i famosi pomodorini del Vesuvio la cui coltivazione è divenuta una vera e propria arte, documentata sin dal XVIII secolo da fonti bibliografiche e dall’usanza di riprodurli nel presepe. Ad oggi la peculiarità della specie vesuviana è quella di non essere mai stata ibridata e di esser rimasta allo stato spontaneo fin da quando è arrivata da oltreoceano. I pomodorini crescono sui terreni più impervi delle pendici vesuviane, dove le colate laviche stratificate nei secoli si sono trasformate in terreni scuri, sabbiosi e fertili, ricchi di potassio, zolfo, fosforo e calcio, elementi minerali essenziali ed ideali per questa coltura. Infatti nell’immaginario locale il colore “ardente” delle “bacche rosse” è un regalo del sole e del Vesuvio poiché le radici attingono nutrimento dalla stessa lava del vulcano.  I pomodorini vesuviani sono detti comunemente piennoli, oppure spongilli, per la tradizionale tecnica di raccoglierli in grappoli legati con lo spago di canapa (che ha la funzione di assorbire l’umidità all’interno) all’inizio dell’estate e conservarli appesi alle pareti o alle soffitte, in locali asciutti e ventilati, fino all’inverno.  La particolare tecnica di raccolta in grappoli, belli e decorativi a vedersi, garantisce una lunga conservazione ed offre la possibilità di attingere dal tipico piennolo singoli pomodorini in modo veloce ed agevole; ciò, nel corso dei secoli, ne ha favorito un utilizzo veloce e continuo nella cucina locale rendendolo un ingrediente essenziale di tanti piatti tipici napoletani e vesuviani. Accanto ai pomodorini l’area vanta la coltivazione anche del Pomodoro San Marzano.  Noto in tutto il mondo, imitato con scarsi risultati, è considerato il “pomodoro per eccellenza”ed è riconosciuto come uno dei massimi artefici del successo della dieta mediterranea. Si narra che il primo seme di San Marzano sia giunto in Italia verso il 1770, come dono del regno di Perù al Regno di Napoli e che sarebbe stato piantato nella zona corrispondente al Comune di San Marzano. Inizialmente considerato pianta medicinale, entrò nelle cucine partenopee solo verso la fine del ‘800, quando sorsero le prime industrie di conservazione del “pelato” da salsa. Le coltivazioni di San Marzano sono realizzate sui terreni vesuviani pianeggianti, irrigui, tendenzialmente uniformi e naturalmente fertili proprio per le caratteristiche fisicho-chimiche dei materiali vulcanici. Da più di due secoli è il simbolo della cucina partenopea; ingrediente base dei piatti più tipici. Il sugo ottenuto con il San Marzano resta letteralmente “avvinghiato” alla pasta e non trasmette acidità al cibo. Le vere pizze doc per eccellenza, la margherita e la marinara, nulla sarebbero senza la sua polpa. Il pomodoro ha un azione rinfrescante, dissetante, diuretica e rigenera i tessuti. Insomma che siano tondi o allungati, che si chiamino del piennolo o San Marzano, i pomodori prodotti nella Costa del Vesuvio sono saporiti e nutrienti ed in termini di immagine rispondono appieno all’idea di qualità e genuinità del made in Italy.

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