di Felicia Liguori - 17 Febbraio 2009

La densità urbanistica e demografica delle città vesuviane, le loro forti identità e tradizioni storiche e culturali garantiscono al territorio una gran quantità di eventi e manifestazioni di diverso genere e impatto.
Un quadro pressoché completo degli eventi è possibile da ottenersi soltanto incrociando diverse fonti, dal piano regionale dei festival fino ai bollettini diocesani, parrocchiali o di quartiere, passando per i programmi delle amministrazioni comunali e della Provincia di Napoli. E’ un arcipelago complesso e variegato, appunto, che richiede attenzione e cura nell’individuazione di particolari chiavi di lettura e di selezione: i più famosi, i più interessanti, i più sentiti, i più seguiti e così via. Lungi dal voler sentenziare ciò che merita maggiore attenzione e valutazione, di seguito individuiamo i principali filoni di produzione e fruizione del cosiddetto “effimero” sul territorio vesuviano costiero. Innanzitutto vi sono gli eventi della tradizione popolare, che sono le forme più antiche e radicate di partecipazione collettiva in cui gli elementi sacri e il profani, religiosi e civili si fondono e si confondono nei secoli e nelle generazioni. Tutti i centri della costa del Vesuvio legano fortemente la propria identità collettiva al santo patrono a cui, in genere, sono dedicati due eventi: uno più strettamente religioso, nel giorno dedicato al Santo, l’altro, più festoso, generalmente nella stagione tra maggio e settembre, con le solenni processioni cittadine che raccolgono folle immense intorno a carri adornati, sfilate di confraternite, bande musicali e momenti simbolici a testimoniare il legame tra la città e l’Intercessore divino: San Ciro a Portici, San Catello a Castellammare di Stabia, San Gennaro a Trecase, San Michele a Pimonte, Sant’Antonio a Casola di Napoli, Sant’Anna a Boscortrecase e Lettere, i Santi che danno i nomi alle città: San Giorgio, Sant’Antonio Abate e Santa Maria e le Madonne del Rosario, della Neve, di Pugliano, dell’Immacolata, del Carmine, rispettivamente a Pompei, Torre Annunziata, Ercolano, Torre del Greco, Gragnano e Boscoreale. Ma forse la sintesi più alta delle feste tradizionali è quella dei Quattro Altari a Torre del Greco, nata nel XVI secolo come festa religiosa legata al Mistero dell’Eucaristia e che, dopo il riscatto della città dal dominio baronale del 1699, ha acquisito anche valenza di festa di identità civica. Altra “fetta” degli eventi locali è costituita dalle manifestazioni culturali, che a vario titolo e con alterne vicende, rappresentano un’offerta diversificata che spazia dalla musica classica e leggera al teatro, al cinema, alle arti pittoriche, plastiche e visive e all’artigianato locale. Tra gli eventi più noti si segnalano il Festival delle Ville Vesuviane, il Premio Massimo Troisi, gli spettacoli serali negli Scavi di Pompei, la rassegna di musica classica Mozart Box, ed etnica, Ethnos,  le mostre del corallo a Torre del Greco, insieme ad altri eventi in via di consolidamento e affermazione tra cui la Lirica nelle Ville Vesuviane e il Quisisana Festival. Per quanto riguarda gli appuntamenti fieristici, alla rassegna florovivaistica Flora di Ercolano, tra le più importanti del settore in Europa, si affiancano le più recenti Ercolano Antiquaria e la Borsa del Charter e del Turismo Nautico presso il porto turistico di Marina di Stabia a Castellammare. Il vasto patrimonio enogastronomico del territorio è celebrato attraverso una abbondante offerta di sagre e manifestazioni, tra cui si segnala la Festa della pasta a Gragnano. La stupefacente quantità e varietà di manifestazioni, qui solo accennate, rappresenta un aspetto importante della ricchezza immateriale del territorio quale elemento di differenziazione e di vantaggio competitivo tra territori in un’ottica di marketing territoriale. Da solo, però, non basta a qualificare l’offerta, in quanto tale ricchezza è frutto soprattutto della sommatoria quasi casuale di singoli eventi senza alcuna pianificazione strategica complessiva. Infatti, al di là delle feste patronali, gran parte degli eventi nascono meramente dalla buona volontà o l’intuito delle diverse amministrazioni comunali, enti e associazioni cittadine per garantire una adeguata offerta culturale e di intrattenimento alle rispettive comunità di riferimento senza alcuna necessità di armonizzare la propria programmazione con quella delle città vicine con una frequente duplicazione di eventi senza che alcuno di essi assurga a una dignità e notorietà extra territoriale. Ancora, a dispetto di un clima mite per buona parte dell’anno, gli eventi sono concentrati prevalentemente nel quadrimestre giugno-settembre e nelle festività natalizie. Inoltre, sebbene l’area sia interessata da flussi turistici considerevoli, pochi eventi sono fruibili da un pubblico non italiano, se non addirittura non campano, riducendo, così, la possibilità di consolidare presenze turistiche stanziali nell’area. Infine, lentezze burocratiche, instabilità politiche e assottigliamento dei capitoli di spesa nei bilanci comunali, provinciali e regionali, condannano la gran parte degli eventi a galleggiare per gran parte dell’anno tra programmi degli organizzatori, intoppi, tagli e tardive approvazioni di bilancio che impediscono qualsiasi forma di programmazione e calendarizzazione sistematica, giungendo ai più importanti eventi fieristici di settore in ordine sparso e con una inconsistente offerta culturale. Tale deficit è aggravato, bisogna dire, dalla quasi totale assenza di investimenti da parte del settore privato e di fondazioni o enti ad hoc che possano compensare le lungaggini e le incertezze della programmazione pubblica.
Alla luce di quanto abbiamo appena affermato, in questo inserto accogliamo il contributo dei professori Alessandro Leon e Luigi Cantone per analizzare le possibilità di creare un sistema integrato e sostenibile di eventi e le possibili ricadute economiche e produttive di una vera e propria filiera degli eventi sul territorio vesuviano costiero; infine, Pietro Gargano traccerà a grandi linee i significati e le caratteristiche della forte tradizione popolare presente nell’area.

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