di Luigi Cantone - 15 Febbraio 2009

Nella logica delle strategie di marketing territoriale gli eventi hanno costituito un elemento del più ampio sistema di offerta del territorio e, contestualmente, uno strumento di comunicazione dell’identità e del posizionamento competitivo del luogo verso i clienti in target, sia interni sia esterni, e verso i territori concorrenti. Sotto il primo aspetto gli eventi che si svolgono nel territorio sono la proposizione di una o più caratteristiche del territorio che possono essere oggetto di interesse da parte dei clienti in target: si pensi ad un evento fieristico, ad un evento culturale, ad un evento religioso, e così via. Sotto il secondo aspetto gli eventi intervengono nella determinazione dell’ immagine.
Questa doppia valenza rende sempre più la gestione degli eventi – anche in considerazione della proliferazione micronizzata degli stessi negli ultimi anni – come un aspetto della gestione strategica dei territori di particolare rilevanza. In termini più generali, gli eventi sono classificabili in base a più dimensioni rilevanti:  la rilevanza dimensionale (grandi vs piccoli eventi); la ripetitività (periodici vs una tantum); il contenuto (culturali vs ricreativi; consumer vs business); collocazione temporale (concentrati in un dato periodo: estate, inverno, primavera, autunno; diffusi temporalmente).
È utile per le argomentazioni di seguito svolte considerare due ulteriori variabili di classificazione degli eventi: il grado di radicamento nel sistema socio-economico (embeddedness effect) e il grado di networking o relazionalità con eventi di riferimento, interni  (bonding effect) o esterni (bridging effect) all’area, simili o complementari. La prima dimensione mette in evidenza la capacità dell’evento di avere effetti diffusivi sul contesto economico-produttivo creando un impatto socio-economico che va al di là dell’evento in se. A giudizio di chi scrive questo è un aspetto che attribuisce agli eventi un ruolo strategico nello sviluppo socio-economico dei territorio. Essi, per quanto possibile, devo essere integrati o integrarsi nella filiera più ampia delle attività economiche che hanno luogo o che potrebbero svolgersi  nell’area. In termini più specifici, gli eventi devono essere in grado di integrarsi con le attività economiche esistenti o nuove. In tal modo gli eventi potrebbero valore contestualizzato con impatto socio-economico. Pensare agli eventi non come nodi esperienziali isolati dal contesto delle attività economiche e sociali che si svolgono in un luogo può essere di aiuto per contribuire a dispiegare le forze dello sviluppo dei luoghi.
La seconda dimensione – grado di networking o relazionalità – guarda, invece, al concetto di evento-rete che si innesta in un più ampio sistema di iniziative simili e/o complementari che aumentano la forza, la capacità attrattiva e l’impatto socio-economico dell’evento stesso. In altri termini l’evento verrebbe a beneficiare di economie di rete o di varietà costituendo parte di un sistema di eventi più ampio e in grado di soddisfare una più ampia quota di bisogni dei clienti in target che il prodotto “eventi” è in grado di soddisfare. Lo sviluppo di queste ultime logiche richiede, tuttavia, che la gestione degli eventi sia inserita nel più ampio processo di gestione strategica e di marketing del territorio e volta a valorizzare tutte le opportunità che possono generarsi nella rete del valore degli stessi eventi.  In altri termini gli eventi devono essere gestiti in una prospettiva tesa ad attivare flussi turistici e, conseguentemente, attività tourist driven, la filiera  dei prodotti-servizi event driven, la filiera delle infrastrutture (economiche e sociali), la filiera delle competenze e delle conoscenze.

*Università degli Studi di Napoli

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